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	<title>Cose da Maschi &#187; filosofia</title>
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	<description>idee per costruire l’uomo di domani sulle rovine di quello moderno</description>
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		<title>I Problemi dell&#8217;andare a Convivere insieme</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 20:39:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[Andare a vivere insieme è una scelta che viene spesso abbracciata con gioia ed entusiasmo (almeno da una delle due parti), ci si lancia nella convivenza con tutte le proprie energie e con la testa piena di sogni, i problemi però sono dietro l&#8217;angolo e si nascondono nell&#8217;ombra del non dialogare, e nello slancio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Andare a vivere insieme è una scelta che viene spesso abbracciata con gioia ed entusiasmo (almeno da una delle due parti), ci si lancia nella convivenza con tutte le proprie energie e con la testa piena di sogni, i problemi però sono dietro l&#8217;angolo e si nascondono nell&#8217;ombra del non dialogare, e nello slancio di un amore appassionato non ci si ferma a slegare i piccoli nodi che inevitabilmente si formano, e si finisce per schiantarsi contro la muraglia dell&#8217;intolleranza e incomunicabilità. I vari punti legati ai problemi della convivenza e dell&#8217;andare a convivere tra partner, sono stati analizzati uno alla volta, qui ne viene fatta una breve sintesi e si può approfondire singolarmente ognuno dei casi cliccando sul titolo. Trattare tutto in una sola pagina sarebbe stato poco pratico, quindi per chi vuole avere una panoramica basterà la lettura di quanto segue, per gli è invece possibile trovare un preciso approfondimento di ogni caso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="il problema dei parenti" href="http://www.cosedamaschi.com/problema-dei-parenti/" target="_blank"><strong>Il problema dei parenti (qui la versione estesa di questo punto)</strong></a></p>
<p>Il problema dei parenti è legato alle preesistenti situazioni relazionali, nello specifico ci possono essere problemi legati a questioni di: problemi di controllo, influenze di giudizi e invasione della privacy, prestiti di soldi o cose, invasione dell&#8217;intimità della coppia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="il problema dei soldi" href="http://www.cosedamaschi.com/il-problema-dei-soldi/" target="_blank"><strong>Il problema dei soldi (qui la versione estesa di questo punto)</strong></a></p>
<p>Quando si va a convivere, e spesso anche quando si decide si sposarsi, non si affronta con abbastanza serietà il problema del denaro. Bisogna rispondere alla domanda:” conto separato o conto unico?”. Le implicazioni sono varie: il versamento degli stipendi, spese per la casa, affitto e ristruttazioni varie, eventuali contratti assicurativi, l&#8217;intestazione delle assicurazioni, bolli, contratti telefonici, luce e gas, la suddivisione delle spese, la proprietà e la spesa di casa e auto, la decisione legata ad acquisti evitabili e per finire alcuni ragionamenti su eventuali spese mediche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="il problema del dominio" href="http://www.cosedamaschi.com/il-problema-del-dominio/" target="_blank"><strong>Il problema del dominio (qui la versione estesa di questo punto)</strong></a></p>
<p>La casa, e la stessa relazione sono un insieme, in cui i due partner sono inseriti. Questo insieme è il territorio in cui entrano in gioco forze primordiali, e in cui si scatena, sempre, una lotta per il territorio. Analizziamo tutti i vari casi in cui possiamo ravvisare una lotta per il dominio contro il partner o contro estranei. Ci sono casi di acquisizione di potere legato al ricoprire delle mansioni specifiche, reazioni contro gli estranei alla coppia (tra cui amici e partenti), gestione dell&#8217;immagine della coppia e modifica dell&#8217;habitat,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="il problema del sonno" href="http://www.cosedamaschi.com/il-problema-del-sonno/" target="_blank"><strong>Il problema del sonno (qui la versione estesa di questo punto)</strong></a></p>
<p>Il sonno presenta una grandissima rosa di problemi, spesso veramente poco risolvibili. Inolre, quando si pensa (prima di convivere) ad andare a letto insieme, lui lo immagina come fosse un infinito film porno, in cui si riposa mezzora a notte, lei come al principe di Inghilterra che soggiace in pigiama di seta accanto alla sua principessa in camicia di notte di pizzo. I problemi che si aprono su questo punto di vista sono svariati: si parte dalle cose che possono disturbare il partner mentre dorme, ai vari rituali e abitudini personali con le difficoltà di integrazione, si arriva ai problemi legati alla ipotetica disponibilità 24h su 24h del sesso e a come un cattivo uso dell&#8217;intimità possa distruggere la vita di coppia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="il problema del farsi problemi" href="http://www.cosedamaschi.com/problema-del-farsi-problemi/" target="_blank"><strong>Il problema del farsi problemi (qui la versione estesa di questo punto)</strong></a></p>
<p>Ci sono due problemi che bisogna analizzare attentamente, il problema dell’ipotesi dei problemi e della conseguente auto soluzione e il problema dello sminuire dei problemi con il conseguente accantonamento. Con questo si intende i casi in cui una delle due parti ipotizza dei problemi in base alla parte di dati che conosce dell&#8217;altro e attiva dei comportamenti preventivi, e all&#8217;altro caso in cui si pensa di mettere da parte inezie e piccolezze, che invece si accumulano e diventano inaffrontabili. Si analizzerà quindi il problema della gestione del dialogo in molti aspetti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="il problema del bagno" href="http://www.cosedamaschi.com/problema-del-bagno/" target="_blank"><strong>Il problema del bagno (qui la versione estesa di questo punto)</strong></a></p>
<p>Il bagno, il suo utilizzo, e l’igiene in se stessa, creano una concatenazione di problemi che non è mai presa in analisi, si tende a ignorare quello che è comodo, la pigrizia infatti è uno dei motori più potenti dell’universo. La carrellata di punti è molto vasta, dalle cose che possono dare fastidio a lei, a quelle che possono dare fastidio a lui, alle questioni di gestione dell&#8217;intimità e della confidenza e cosa comporta. Nell&#8217;approfondimento potrete anche trovare la soluzione dell&#8217;antichissimo <a title="ilp problema della tavoletta del water" href="http://www.cosedamaschi.com/problema-della-tavoletta-del-water/" target="_blank">problema della tavoletta del water</a>, alzata o abbassata? Tutto risolto finalmente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="il problema della solitudine" href="http://www.cosedamaschi.com/il-problema-della-solitudine/" target="_blank"><strong>Il problema della solitudine (qui la versione estesa di questo punto)</strong></a></p>
<p>Lo stato di solitudine è naturale e, che sia in piccole dosi, o in grandi dosi, è necessario restare con noi stessi. Per alcuni basta occuparsi di qualcosa e identifica il bisogno di quell’attività con il bisogno relativo alla solitudine. Ma cosa succede nella convivenza a questo spazio personale? Segue un&#8217;analisi di vari modi per integrare il proprio spazio nella coppia o nella famiglia con alcune soluzioni per chi non riesce a ricavarsi un momento personale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="il problema della retromarcia" href="http://www.cosedamaschi.com/il-problema-della-retromarcia/" target="_blank"><strong>Il problema della retromarcia (qui la versione estesa di questo punto)</strong></a></p>
<p>Questo è il problema più grande. Una volta che una coppia procede nel suo percorso e va a convivere, non può tornare indietro. La coppia può andare ancora avanti e sposarsi oppure continuare a convivere oppure le due persone si possono dividere e lasciarsi. Non succede mai che due persone che convivono, tornino a vivere ognuno per conto proprio, rimanendo fidanzati. Segue un analisi del problema nei suoi vari punti con le proposte, consigli e soluzioni per le giovane coppie che stanno preparandosi alla convivenza o per chi ha già intrapreso la strada di andare a vivere insieme e sta incontrando i primi ostacoli.</p>
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		<title>Comprendere l&#8217;Autostima</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 20:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[Come si quantifica il valore di un uomo? Nello specifico, come un uomo quantifica il valore di un altro uomo? Non voglio lasciarmi trasportare da teorie vaghe, su questo punto voglio proprio mettere in campo i numeri, voglio dare un voto all&#8217;uomo. E&#8217; così importante riuscire a tirare fuori questa radice dalla terra, che ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come si quantifica il valore di un uomo? Nello specifico, come un uomo quantifica il valore di un altro uomo? Non voglio lasciarmi trasportare da teorie vaghe, su questo punto voglio proprio mettere in campo i numeri, voglio dare un voto all&#8217;uomo. E&#8217; così importante riuscire a tirare fuori questa radice dalla terra, che ci azzarderemo a una teoria che risolva il problema in modo generale. Diamo una formula che ognuno possa usare, che ogni maschio di questo pianeta possa utilizzare per quantificare il valore di ogni uomo, e il valore di se stesso. E&#8217; stata una bella sfida, ma più avanti sarà svelata l&#8217;importanza vera di comprendere perfettamente come un uomo valuta un uomo e come un uomo valuta una donna. Capita di sentirsi inferiori a qualche uomo, come mai? Capita di vedere una donna e valutarla inarrivabile. “No, lei è fuori dalla mia portata”. Come mai? Capita di sentirsi non adeguati, come se fossimo inferiori “in generale”. Come mai?. Con alcune donne si riesce a parlare, con altre ci si blocca e si suda freddo, ci si sente insicuri. La risposta te la dovrai guadagnare, perché comprendere non dipende solo da me, ma dovrai collaborare in questo percorso, che non sarà facile e non sarà breve, il premio è però molto importante, il premio è migliorare ogni relazione con tutti gli esseri umani.</p>
<p>Inizio col dire che tu hai un modo di valutare gli uomini diverso dal mio, diverso dal tuo vicino di casa, diverso da quello che potrebbe avere un ragazzo belga o da uno svedese. Il principio però è lo stesso, ed è molto semplice. Perché non è chiaro? Perché ci vergogniamo ad ammetterlo e quindi evitiamo di pensarci. Chiariamo quindi subito questo punto: per ottenere la vera risposta dovrai mettere da parte la vergogna, almeno tra te e te. Ci sono tante fette di prosciutto da levare.</p>
<p>Partiamo dal pratico. Tu valuti tutti gli uomini. Tutti quanti gli uomini con i quali hai la minima interazione passano attraverso una valutazione. E&#8217; una valutazione automatica, che emette un risultato immediato, anche se il calcolo è molto complesso. La necessità che ha ogni uomo di valutare il prossimo è istintiva, è necessario rendersi conto del valore del prossimo e se abbiamo davanti una minaccia o meno. Ovviamente non viene quantificato in un numero preciso, anche se la valutazione è molto più precisa di quello che si possa immaginare.</p>
<p>Ma siamo tutti veramente diversi. Si ed è per questo che da persona a persona ci saranno diverse proporzioni. Ovvero i vari settori o aree di interesse, avranno più o meno rilievo. Vediamo subito qualche esempio. Ne ipotizzo uno personale (non vero ma plausibile):</p>
<p>Collego ogni settore ad una variabile da 0 a 100, ogni area quindi potrà avere un numero variabile da un minimo di 0 a un massimo di 100. Per ogni settore dovrò anche ipotizzare cosa è per me il minimo e il massimo. Dimostrerò con il primo esempio il motivo di questa necessità.</p>
<p>facciamo quindi tutti gli esempi che possiamo fare, cosa può essere rilevante nel settore fisico, della bellezza, economico, del carattere, ogni cosa che possiamo rilevare e catalogare&#8230; questo link porta all’approfondimento sui settori, la prima parte, la seconda parte la vedremo più avanti col discorso. <a title="settori parte 1" href="http://www.cosedamaschi.com/settori-parte-uno/" target="_blank">CLICCA QUI Per l&#8217;approfondimento sui <strong>settori &#8211; parte 1</strong></a></p>
<p>Dopo aver letto,anche senza troppa cura, i primi 15 settori, sarà già ovvio, e illuminato bene nella mente, un concetto che adesso tiriamo fuori in modo chiaro. Non tutti i settori hanno lo stesso valore. Ognuno di noi ha almeno 3 gruppi di settori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gruppo 1, i fondamentali (le caratteristiche che non possono mancare, quelle sacre e irrinunciabili) . Gruppo 2, i rilevanti (quello che è importante, che ha il suo peso e che fa la differenza, ma che se dovesse mancare non farebbe crollare il mondo).</p>
<p>Gruppo 3, gli altri (tutto quello che si nota, e riusciamo a rilevare in un qualsiasi modo).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Possiamo quindi fare una piccola approssimazione statistica, e dire che, in linea di massima il valore del gruppo uno ha un moltiplicatore x5, gruppo 2 un x2, e gruppo 3 x1.</p>
<p>Questo vuole dire che se la persona che sto valutando ha un fisico che valuto 50, e il fisico è una caratteristica nel mio gruppo 1, allora il 50 sarà moltiplicato per 5, dando un 250.</p>
<p>Facciamo un esempio quindi pratico, (lo faccio a caso, giusto per capirsi meglio):</p>
<p>divido i vari settori, e metto ogni variabile nel suo gruppo</p>
<p>G1[(a,d,g,l,o)*5] + G2 [(b,e,h,m,p)*2] + G3 [(c,f,i,n,q)*1] = V</p>
<p>dove G1 è il gruppo uno, e al suo interno le variabili sono moltiplicate per 5, G2 il gruppo due, e le variabili al suo interno moltiplicate per 2, e G3 il gruppo 3, e al suo interno le variabili sono moltiplicate per 1, quindi invariate. V è il valore che risulta dal nostro calcolo.</p>
<p>Se assegnate ad ogni variabile un valore, avrete il risultato numerico finale.</p>
<p>Ti avevo promesso una cosa all&#8217;inizio, ovvero che c&#8217;era anche altro in ballo. E iniziamo quindi a dare fuoco alle polveri a a scoprire l&#8217;importanza di tutta questa carne sul fuoco.</p>
<p>Ti vorrei dire, prova. Davvero vorrei dirti di prendere un pezzo di carta, dividere i settori in 3 gruppi, e prova a fare un semplice esercizio, dai un valore a te stesso.</p>
<p>Non te lo dico però, perché conosco abbastanza la gente per sapere che sei troppo pigro per farlo, e che è già un miracolo se sei arrivato a leggere fino a qua. Se tu lo facessi però potrebbe cambiare la tua vita, per sempre. Ma forse ci tornerai su dopo, anche solo per un attimo, anche solo per un calcolo a mente, grossomodo, in realtà anche quello basterebbe. Anzi guarda, lascia stare, rimanda alla fine, che tanto le carte in tavola cambieranno completamente.</p>
<p>Visto che non lo farai, facciamo una piccola approssimazione. Facciamo finta che tu l&#8217;abbia fatto e che dei 15 settori, tu abbia 5 settori nel gruppo 1, 5 nel due e 5 nel tre.</p>
<p>Facciamo che tu ti sia dato un 30 in ogni settore. È molto poco, ma facciamo finta che tu sia una mezza calzetta che ha solo 30 in ogni settore. Il calcolo da quindi g1 (150*5) + g2 (150*2) + g3 (150) = 750 + 300 + 150 = 1200</p>
<p>Facciamo quindi finta, che, il tuo valore di mezza calzetta, sia 1200.</p>
<p>Preparati perché ti devo rivelare due cose fondamentali.</p>
<p>Primo risultato pratico. Quando vedi un altro uomo, non hai modo di rilevare subito le informazioni per quantificare tutti i settori, solitamente hai solo una valutazione su quello che vedi, fisico, bellezza, stile, equilibrio e sicurezza e qualche volta comportamento e possedimenti. L&#8217;errore inconsapevole che facciamo è quello di attribuire ai settori di cui non abbiamo informazioni, un valore di “media”. Facciamo quindi il caso che abbiamo 5 settori che possiamo valutare, in questi gli diamo 50, 70, 50, 80, 50. (la somma / i campi da la media, in questo caso 300/5 = 60). Riempiremo quindi con questo 60 i valori che non conosciamo. E quanto poco conosciamo del prossimo pensando che sulla maggior parte dei dati noi prendiamo per “buona” la sua parola e quanto manifesta e non sappiamo invece il dato reale.</p>
<p>Con un uomo che reputiamo di valore superiore a noi il nostro atteggiamento cambierà, come? Ognuno reagisce in modo diverso, chi cerca approvazione, chi cerca di compiacere, chi sfida, chi entra in competizione. Ognuno qui si guardi nelle sue mutande e faccia i conti.</p>
<p>Secondo risultato pratico. E qui casca l&#8217;azimuth. L&#8217;uomo valuta la donna con una differente scala di valori. Richiede alla donna cose differenti e quindi il sistema di valutazione è differente, ma il procedimento e l&#8217;unità di misura è la stessa. Facciamo un freno a mano però, perché non posso rischiare che questo concetto non si capisca. Comprenderlo cambierà completamente l&#8217;ottica delle cose.</p>
<p>Ipotizziamo una scala di valutazione uomo verso donna.</p>
<p>Gruppo 1 (valori fondamentali)x5 + Gruppo 2 (valori rilevanti) x 2 + Gruppo 3 (valori rilevabili).</p>
<p>Esempio abbastanza valido per quasi tutti i maschi</p>
<p>Gruppo 1 (fisico, bellezza,sicurezza)</p>
<p>Gruppo 2 (stile + pulizia+denaro necessario per “mantenerla”)</p>
<p>Gruppo 3 (tutto il resto)</p>
<p>Ovviamente i parametri cambiano, in pulizia ci sono i profumi e i trucchi, in sicurezza c&#8217;è il fattore di dimostrazione di disponibilità o quanto se la tira, il denaro per “mantenerla” è inteso quanto noi pensiamo sia necessario spendere per conquistarla o stare con lei, nello stile se è vestita con accessori vistosi o di classe o con cose da poco, poi ovviamente in tutti questi settori vale lo stesso discorso di prima, ognuno deve definire quello che ritiene lo zero e il cento per se stesso.</p>
<p>La sconvolgente notizia è che anche per la donna, l&#8217;equazione da un numero. E anche in questo caso ci basiamo su pochissimi dati, tutti superficiali o dedotti, e che applichiamo la media sugli altri.</p>
<p>Vogliamo fare un esempio pratico?</p>
<p>Una ragazza bellissima, da 85, con un fisico da 85, una di quelle che ti guardano dall&#8217;alto in basso, sicura di se, che non mostra alcuna emozione, 85. Curata e molto ben truccata, 85 e 85, e che pensiamo dovremo spendere un sacco per conquistare, il classico pensiero che con “lei” si dovrà andare a mangiare fuori spesso, regali costosi. Soliti pensieri che tutti abbiamo fatto. Il resto delle caratteristiche non le possiamo sapere, ma come per gli uomini applicheremo la media di 85.</p>
<p><a name="DDE_LINK"></a>Allora avremo g1(85+85+85*5=1275) + g2 (85+85+85*2=510) + g3 (valore medio 85 applicato a 9 categorie restanti ignote = 765). = 2550</p>
<p>Primo assioma assurdo: La componente estetica è la metà del voto globale.</p>
<p>Secondo assioma dell&#8217;assurdo. Circa un terzo del valore è dedotto senza alcun dato.</p>
<p>Terzo assioma dell&#8217;assurdo. Il nostro amico mezza calzetta da 1200 si sente inferiore a lei già solo per l&#8217;estetica. Basta quella a schiacciarlo, il resto lo sotterra. Il totale è più del doppio.</p>
<p>Un totale del doppio basato su questioni tutte quante superficiali eccetto l&#8217;equilibrio e la sicurezza, che sono variabili di proiezione, che deduciamo dal linguaggio del corpo e dai modi di fare ma sulle quali non abbiamo alcuna vera sicurezza di contenuto.</p>
<p>Cosa è davvero l&#8217;autostima? Te l&#8217;ho appena spiegato, come forse nessuno ha mai fatto fino ad ora, con i numeri. L&#8217;autostima è quanto tu valuti te stesso. Che numero dai a te. E quello è un numero vero, che si basa sui dati. Sul quale puoi interagire, migliorando te stesso. Non sei schiavo di questo numero, ma puoi ottenere molti progressi, sapendo per esempio, su quale gruppo agire.</p>
<p>Il valore che dai agli altri, se impari a darlo solo per i dati verificati, si abbassa in un modo che non puoi comprendere adesso. Prima devi metabolizzare la questione e mettere in pratica. Quando la valutazione non è più inconscia, e finalmente la metti in luce e la scopri dal velo del mistero, tutti i punti di quelli intorno a te, iniziano ad abbassarsi.</p>
<p>Valutando bene potrai anche cambiare la tua idea sull&#8217;importanza di qualcosa, e un fattore che fino a ieri era nel gruppo 1 potrebbe passare al gruppo 2, o 3. Questo cambierà il modo in cui tu valuti tutti, te compreso.</p>
<p>Le donne? Fino a che l&#8217;equazione è inconscia sei fottuto. A meno di non avere una super autostima di te stesso. Oppure puoi cercare di dire a te stesso “non voglio valutare una donna superiore a me per questioni estetiche e superficiali”. Se riesci a fare questo puoi avvicinare le donne più belle del mondo e parlare tranquillamente. La bellezza sarà solo un dato come gli altri e non più un datox5.</p>
<p>Se smetti di ipotizzare che sia intelligente e sensibile e pura e magica tanto quanto è bella, e aspetti a conoscerla, prima di valutarla con una media, allora lei non potrà superarti in valore, almeno non prima di averla conosciuta bene.</p>
<p>Come può tutto il tuo valore essere inferiore alla sola sua appariscenza? Non può, non deve.</p>
<p>C&#8217;è un punto fondamentale, ed è che ci comportiamo in un certo modo con chi reputiamo di valore superiore, e in un modo completamente diverso con chi reputiamo inferiore. In altro ancora con i “Pari”. Che non si dica “no, non è vero”, se non si è in grado di comportarsi in modo naturale con le donne più belle. Se lo stato delle cose non ti piace cerca di migliorarle non di non vederle.</p>
<p>Come migliorarle?</p>
<p>Migliorando il proprio voto , con un lavoro sulle caratteristiche che lo determinano</p>
<p>Migliorando l&#8217;equazione valutativa uomo verso uomo che determina il proprio voto</p>
<p>Migliorando l&#8217;equazione valutativa uomo verso donna che determina il tuo voto su di lei</p>
<p>(le ultime due cose si possono fare solo con molto ragionamento e lavoro interiore, e per quel tipo di cose, ognuno ha la sua strada e non posso dare una mano).</p>
<p>Con queste informazioni avete in mano lo strumento per cambiare la vostra vita e la relazione con tutti gli esseri umani, compresa la relazione con voi stessi, perché&#8230; ultima info. Ognuno di noi è convinto di dover avere come minimo un certo voto, e se il voto è inferiore.. beh, niente di buono in quel caso ci sentiamo inadeguati e frustrati. Detto questo, detto tutto, diamoci dentro per migliorare tutto il migliorabile, equazioni prima di tutto!.</p>
<p>Arrivati a questo punto sembra tutto risolto. Invece manca ancora un fattore importantissimo. Bisogna infatti complicare un po&#8217; le cose per poter comprendere davvero a fondo. Dobbiamo quindi capire con che metro di valutazione le donne misurano gli uomini. Perché, per riuscire ad attrarre una donna, è fondamentale che lei valuti l&#8217;uomo con un punteggio superiore a quello che lei da a se stessa. Fortuna vuole che lei non misura se stessa con il metro che l&#8217;uomo usa per le donne.</p>
<p>Per approfondire veramente dobbiamo quindi complicare un po&#8217; le cose e raggiungere la vera equazione. Infatti per poter spiegare il concetto ho semplificato le cose, ma adesso che molto è stato svelato, possiamo aggiungere altra carne sul fuoco.</p>
<p>I valori infatti non vanno da zero a cento. Vanno da -100 a 100. E questa è una complicazione stupenda, che poi vedremo come ci tornerà utile e fondamentale.</p>
<p>Vediamo ora delle nuove sezioni, analizzando il metro che la donna usa per l&#8217;uomo, queste sezioni ovviamente sono valide anche per il metro dell&#8217;uomo verso l&#8217;uomo, basta ricordarsi che vanno contestualizzate per ogni individuo. E quindi bisognerà definire ogni volta il -100 lo zero e il 100.</p>
<p>Ma iniziamo subito a vedere le sezioni che ogni donna inserisce nella sua equazione. <a title="settori , parte 2" href="http://www.cosedamaschi.com/settori-parte-due/" target="_blank">Questo è il link che porta all’approfondimento sui<strong> Settori, la seconda parte</strong>.</a></p>
<p>Anche in questo caso, le sezioni possono essere infinite, ogni persona ha le sue colonne portanti e le cose a cui presta più attenzione. Ma queste nuove informazioni portano alla vera soluzione su come poter risolvere la problematica.</p>
<p>Basta infatti pensare a quali caratteristiche siano importanti, capire cosa è importante che lei abbia, qualcosa che non sia estetico, qualcosa di fondamentale che però non sia visibile subito.</p>
<p>Per esempio, per qualcuno potrebbe essere importante che lei sia simpatica, o intelligente, o dolce, o passionale, o femminile, elegante, che sappia dialogare, etc etc. L&#8217;elenco potrebbe essere infinito ma la cosa importante è che sia qualcosa di fondamentale. Una volta fatto questo passo, bisogna consapevolmente smettere di regalare voti in base alla media.</p>
<p>Il processo di auto attribuzione di voto medio è naturale, è automatico, se ti dico che in un sacco di sono 100 palline, e ne tiri fuori 99 che sono bianche sarai portato a dire che anche la centesima è bianca, ma questo non è affatto detto. Se da una porta devono uscire 100 persone e ne escono 99 vestite di verde, sarai propenso a dire che anche l&#8217;ultima sarà vestita di verde. Ci sono alcune eccezioni sul discorso della media e si basano sulle serie di ripetizioni, ma non è una differenza tanto importante da contare qualcosa. L&#8217;importante è prepararsi e agire in modo consapevole, in questo modo non si attiva il processo automatico. Come farlo? Attivando un processo automatico contrario. Per esempio: Per me è importante che una donna sia intelligente, è una cosa fondamentale. Dirò a me stesso che una donna più è bella e meno è intelligente e questo fino a prova contraria. In questo modo attribuisco un valore negativo in automatico, proporzionale al valore positivo, e questo permetterà di avere, nel dubbio, un punteggio più favorevole.</p>
<p>Attribuire un valore negativo medio è però quasi impossibile, quello che succede è che il voto non viene applicato, si crea un cortocircuito che permette di inibire l&#8217;autovotazione positiva.</p>
<p>Più sono le componenti fondamentali che riescono a passare nella prima categoria meglio è. L&#8217;importante è che sia vero, non si può barare con i calcoli, si possono solo rendere più accurati rendendoli consapevoli, e sempre rendendoli consapevoli si può interagire con loro.</p>
<p>L&#8217;altro lato importante è che partendo con una valutazione media negativa, quindi nel dubbio togliendo punti, si potrà avere un approccio molto più naturale e che farà capire a lei che sei interessato a lei come persona, e che non andrà bene in ogni caso. Succedono tante cose meravigliose a non dare per scontato il valore positivo.</p>
<p>Anche perché devi ricordare che, il fatto che al gruppo 1, corrisponda un moltiplicatore x5 è solo una approssimazione statistica, per lei al gruppo 1 potrebbe corrispondere un moltiplicatore x100, e potrebbe quindi rifiutarti direttamente su due piedi anche solo perché percepisce che tu pensi che il suo punteggio sia superiore al tuo. -100 x 100 = -10.000 game over.</p>
<p>Il tutto si risolve quindi lavorando su tutti i versanti. Perché non si può prendere in giro se stessi e il valore che verrà fuori non è quello che vorremmo ma quello che davvero pensiamo. Bisogna quindi cambiare il modo di pensare, e c&#8217;è un solo modo per farlo, Migliorando il modo di pensare. Se tu pensi che lei sia bellissima, non potrai cambiare idea. Quello è un valore che lei ha e non glielo puoi levare. Però puoi e devi smettere di pensare che visto che è bella sarà anche intelligente e dolce e passionale, e tutte le altre belle cose che proietti su di lei. Quelli sono pensieri automatici che si basano sul niente, sono voti che non ha senso dare e smettere di regalare punti è un primo passo. Il secondo è capire cosa è fondamentale, smettere di pensare solo al suo culo e mettere in campo anche le altre esigenze. Non è vero che non ce ne sono. Facendo un lavoro di catalogazione e di selezione si può capire, in modo consapevole, tutte le cose che sono veramente importanti e sulle quali si può essere categorici, super esigenti. Facciamo un esempio, è importante capire fino in fondo.</p>
<p>Poniamo che per me sia fondamentale che lei sia intelligente. Esempio: Vedo una bellissima ragazza che sta scrivendo qualcosa, seduta su una panchina del parco. Alza gli occhi, ci guardiamo, vado da lei e iniziamo a parlare, dopo due minuti mi rendo conto che è cretina come un comodino. Senza fretta chiudo il discorso, mi alzo e me ne vado. Perché a quel punto ha perso così tanti punti che il suo valore è troppo basso e perdo ogni interesse.</p>
<p>Una componente è da gruppo uno quando influisce veramente, non quando “ma si va bene uguale”.</p>
<p>Fatevi aiutare dalle storie passate, mettete in rassegna tutte quelle cose che vi fanno scadere una ragazza, tutte quelle cose che distruggono l&#8217;attrazione e lo stare bene e tutte quelle cose che invece sono fondamentali per stare bene e per essere felici. Fate una bella lista di variabili e poi, quando conoscete una ragazza, ipotizzate il peggio e andate a verificare. Vi aiuterà a ristabilire un equilibrio iniziale.</p>
<p>Ricorda infine, che lei baserà la sua valutazione su quello che vedrà. Ma come abbiamo visto, non tutto è estetica, le variabili che abbiamo elencato in tutto sono 21, ovviamente ce ne possono essere centinaia. Ma l&#8217;attrazione è questione di poco, non c&#8217;è il tempo per mettere in campo tutto quanto.</p>
<p>La valutazione su se stessi è poi fondamentale per vivere bene, è quella che tutti continuano a chiamare autostima, che è niente di meno che la stima di se. Ora che sei arrivato alla fine di questo testo potrai capire quanto è fondamentale che tu renda cosciente la stima di te stesso, quel valore è il perno della valutazione tra te e ogni essere umano. Puoi avere un controllo su quel valore solo se capisci su quale equazione si basa e poi lavori per migliorare l&#8217;equazione e migliorare il valore delle variabili. Ora Spero tornerai indietro e prenderai un foglio di carta, scrivendo almeno le tue variabili fondamentali, cerca di capire chi stimi e perché lo stimi, cosa ti colpisce nell&#8217;altro, stimi gli altri uomini con lo stesso metro con cui stimi te stesso, se invidi qualcuno perché lo invidi? Quale variabile entra in gioco in quel caso? Rispetti qualcuno? Per quale motivo lo rispetti. Detesti qualcuno, per quale motivo? Trova le scale e per ogni scala le variabili di -100, 0 e 100 e datti dei punteggi. Hai dei punteggi negativi? Mettiti al lavoro subito per risolverli. Se riesci ad essere onesto con te stesso, potrai finalmente fare completa chiarezza e risolvere la situazione. Dai un punteggio a te stesso e poi cerca di capire che equazione metti in campo per valutare la donna. Quando sarai davanti a una creatura meravigliosa il tuo punteggio ti verrà in aiuto, e se non le regalerai nessun punto e avrai in mente chiaramente quello che vuoi, avrai una grande marcia in più, e una sicurezza che solo la consapevolezza e la responsabilità di essere quello che sei, ti può dare.</p>
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		<title>Superare la timidezza</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 09:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi soffre di timidezza non lo dirà, se lo dicesse sarebbe già un gesto di apertura e un segno di risoluzione verso il mondo esterno. Per questo forse non ci si rende conto di quanta gente soffre di timidezza. Semplicemente non lo dicono. Non agitano bandiere, non indossano magliette o cappellini con scritte: “baciami, perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi soffre di timidezza non lo dirà, se lo dicesse sarebbe già un gesto di apertura e un segno di risoluzione verso il mondo esterno. Per questo forse non ci si rende conto di quanta gente soffre di timidezza. Semplicemente non lo dicono. Non agitano bandiere, non indossano magliette o cappellini con scritte: “baciami, perché io sono troppo timido per farlo”. Oppure “Non giudicarmi per quello che mostro, sono semplicemente timido”.</p>
<p>Si legge spesso in giro su come superare la timidezza, e anche in questa sede si vuole provare lo stesso tentativo ma da un lato differente. Quello che si trova in giro è una cura del sintomo. Come a dire “hai il raffreddore? Prendi questa pastiglia”. Se però la timidezza non è stata ancora debellata è forse perché la questione è un po’ meno semplice di quanto vogliono fare credere.</p>
<p>Io ero timido, quindi conosco il problema in prima persona e sono anche consapevole della soluzione. Ma la mia soluzione non è applicabile con tutti quanti, ed è questo forse che differenzia di più il seguito, la voglia di accettare la questione in linea generale, senza per forza connotarla in modo personale, come spesso si fa. Dicendo soltanto come ho risolto IO aiuterei solo chi è molto simile a me, gli altri non potrebbero farsene niente, anzi, fallendo, si sentirebbero ancora più piccoli.<br />
Me la prenderò con molta, con questo tema, sapendo che le persone timide hanno una grande pazienza e una grande perseveranza. D’altronde non avrebbe alcun senso che questo testo lo leggesse qualcun altro. Sistemiamoci comodi e procediamo nel viaggio.</p>
<p>La parte più semplice e lunga è definire la timidezza. Ma è anche la parte più importante, perché solo comprendendo la vera natura della timidezza si potrà procedere con un po’ di sicurezza, e addentrarci sempre più profondamente nella comprensione della situazione.</p>
<p>Non ho detto addentrarci nel problema, perché in effetti la timidezza non è un vero problema. La timidezza ha degli effetti spiacevoli, delle conseguenze che si preferirebbero evitare, ma non iniziamo a trattarla come un problema, teniamo ancora la mente aperta e analizziamo la questione senza giudizi affrettati.</p>
<p>Concediamoci quindi il lusso di guardare alla situazione senza giudicare, teniamo le dita al loro posto, senza che puntino qualcuno o qualcosa, senza accusare o voler mettere qualcuno o qualcosa sulla forca. Semplicemente guardando, cosa possiamo dire della timidezza?. Nulla.</p>
<p>La persona timida sembra non reagire al mondo esterno, ci sono quando va bene dei segnali del linguaggio del corpo che “parlano”. Arrossamento delle gote, pugni che si stringono, labbra serrate, labbra arrossate, spalle ricurve, testa bassa, i casi sono tantissimi e non c’è un solo segnale che si possa individuare, anche perché non c’è un solo messaggio che in questo segnale trovi raffigurazione.</p>
<p>Quello che possiamo però dire è che il mondo interagisce con il timido ma il timido non interagisce con il mondo.</p>
<p>La definizione che troviamo sui vari dizionari di timidezza è “carattere di chi è timido”. Ok, vediamo quindi cosa dicono per definire chi è timido.</p>
<ul>
<li>Che è incline a intimorirsi, a spaventarsi</li>
<li>Di chi è privo di audacia, di disinvoltura, di scioltezza</li>
<li>Che ha timore; che è poco coraggioso; che è impacciato, poco disinvolto</li>
<li>Che prova soggezione di fronte agli altri; che si mostra impacciato, insicuro o troppo riservato</li>
</ul>
<p>L’etimologia della parola “timido”, deriva dalla parola latina “timidus” da “timere” temere, aver paura. Ma è questa la vera natura della timidezza. Si può esaurire tutto qui?.</p>
<p>Ritorniamo per un attimo all’osservazione. Questa ci garantisce, con piccoli ma significativi dati, che il timido prova emozioni, il mondo ha interagito con lui e lui è stato colpito. La sua reazione si può intravedere nel linguaggio del corpo. Una frase o un complimento detto e le gote si arrossano per l’emozione, ma non escono frasi di alcun genere. Una frase o un gesto colpiscono e le labbra si serrano dalla rabbia, i pugni si stringono, gli occhi per un attimo si sgranano, ma niente azioni, niente frasi. Questo quando va bene. Quando le frasi che seguono non sono vuote, sterili, quando recitano meravigliosamente la parte dell’uomo comune.</p>
<p>I casi sono tantissimi. Limitiamoci a osservare per adesso che il mondo ha interagito con il timido e il timido ha sviluppato una reazione che non si manifesta verbalmente o con le azioni.</p>
<p>Questo vuole dire che questa reazione non ci sia? Assolutamente no.</p>
<p>Il mondo ha interagito con il timido e lui ha reagito, la sua reazione invece di essere rivolta all’esterno è rivolta all’interno di se stesso.</p>
<p>Il timido ha fortissime emozioni, milioni di pensieri, ha spesso un dialogo costante con se stesso e questo proprio perché è in se stesso che vengono riversate tutte le reazioni.</p>
<p>Possiamo quindi dire che il timido è sempre un introverso.</p>
<p>Quello che viene emesso all’esterno è sempre sottoposto ad un filtro. Pertanto non ci lasciamo ingannare da personalità che sembrano socievoli, o che sembrano gentili e semplicemente tranquille. La timidezza è qualcosa di non sempre visibile, è uno stato interiore molto specifico, che può essere completamente camuffato.</p>
<p>Procediamo.</p>
<p>Il mondo interagisce con il timido, il timido reagisce internamente ed elabora una reazione esterna. Questa reazione può essere il restare immobile, senza esprimere niente o l’espressione di qualcosa. Questo qualcosa è spesso una “reazione calcolata”. Ovvero l’elaborazione della reazione più consona in un determinato contesto.</p>
<p>Lasciamo però per un attimo stare l’analisi della reazione. Ci basta sapere che questa è una elaborazione ed è conseguente alla reazione sviluppata all’interno. A questo punto dobbiamo farci la grande domanda. Perché?</p>
<p>Perché quando il mondo stimola il timido, il timido non reagisce?</p>
<p>La risposta ce la da l’etimologia: non reagisce per paura.</p>
<p>La risposta però non è abbastanza grassa. Non si capisce bene. Paura di cosa?</p>
<p>Non si può avere paura senza che questa sia indirizzata a qualcosa, a meno che non sia un senso di angoscia. Troviamo forse questo senso di angoscia, perennemente attivo nel timido, No.</p>
<p>La paura è in questo caso una paura specifica. E’ paura delle conseguenze.</p>
<p>Il mondo stimola il timido, e il timido reagisce all’interno di se, perché ha paura delle conseguenze che accadrebbero se lui reagisse contro il mondo.</p>
<p>Quali sono queste conseguenze? Qui casca l’asino.</p>
<p>Potrei dire quali sono state per me le conseguenze, potrei dire quali sono per alcune persone timide che ho conosciuto, ma non si può dire, a mio avviso, in modo generale quali siano queste. Si può però dire che cosa riguardino. Riguardano il ripresentarsi di una emozione negativa che è stata collegata a quella conseguenza iniziale che ha creato l&#8217;associazione.</p>
<p>Questo significa che nel passato del timido c&#8217;è stata una azione, alla quale è conseguita una reazione. Questa reazione ha provocato una emozione negativa. Non sono quindi le conseguenze dei fenomeni che avvengono a creare il blocco, ma è la paura di provare nuovamente quella sensazione.</p>
<p>Questo avviene quando la sensazione è stata molto forte. Questo genere di sensazioni così forti sono sempre legate ad una ferita interiore, tanto grande che resta aperta per molto tempo. Si crea quindi un sistema atto a proteggere quell&#8217;area danneggiata e ogni situazione simile, che quindi potrebbe andare a toccare quella zona, sarà trattata come fosse della stessa natura del trauma originario.</p>
<p>Come se io mi fossi rotto una gamba saltando giù da un elicottero, e la gamba non fosse guarita velocemente, avrò timore di farmi male con qualsiasi cosa mi faccia utilizzare quella gamba. Non solo nei piccoli o grandi salti. Se mi fossi rotto un mignolo, potrò scrivere al computer utilizzando le altre dita senza paura di farmi male ma non potrò certo battere il pugno sul tavolo.</p>
<p>Più tempo passa prima della guarigione del trauma, più si stratificheranno le difese. Più ampia sarà la zona del trauma e più spesso si attiveranno le difese.</p>
<p>Se infatti facciamo un parallelismo con il corpo umano, se la mia ferita è localizzata in un piccolo punto, come fosse un neo. Attiverò le difese solo quando ci sono dei pericoli nelle sue vicinanze, ma essendo un punto piccolo è meno probabile che venga preso in causa quanto una zona più estesa, come magari un braccio o una gamba. Dall&#8217;altro lato se passa molto tempo prima che guarisca, io avrò utilizzato le difese per così tanto tempo che diventeranno automatismi che ci metteranno molto tempo per essere dimenticati.</p>
<p>Il concetto generale è quindi che, il mondo interagisce con il timido, il timido ha paura che la sua reazione potrebbe innescare delle conseguenze negative. Controlla quindi bene come reagire, per evitare che queste conseguenze si verifichino. Queste conseguenze che teme sono determinate emozioni negative, che richiamano una grande emozione negativa passata.</p>
<p>Io posso avere paura di scottarmi, ma avrò terrore di scottarmi solo se una volta mi sono scottato. Quindi c&#8217;è un primo abbinamento stimolo-reazione a cui si rimanda. Il timido dice (inconsciamente) “non voglio più subire quella conseguenza, devo evitarla e visto che non posso controllare la fonte farò in modo di controllare i dati che immetto nel mondo”.</p>
<p>Procediamo adesso con lo spiegare la paura delle conseguenze.</p>
<p>Il mondo stimola il timido nei panni di una persona,o più persone. Queste persone non sono incluse nella “lista amici” del timido, con questi amici non ha quindi paura delle conseguenze. Cosa si intende con “lista amici”?</p>
<p>Nessun timido è tale con tutti quanti, ci sono delle persone che lui reputa innocue con le quali lui riporta all’esterno la sua reazione interna e con le quali lui è tranquillo. Quelle persone non sono reputate capaci di provocare lo stato emotivo doloroso.</p>
<p>Con gli altri invece, quelli che potrebbero innescare lo stato negativo, ci si trattiene per cercare di evitare l&#8217;emozione negativa, la conseguenza delle proprie azioni.</p>
<p>Queste conseguenze possono presentarsi sotto diverse forme, non li vogliamo includere tutti ma cerchiamo di riportare delle frasi che possono trovarsi nella mente del timido:</p>
<p>cosa penserebbero di me?</p>
<p>cosa direbbero di me?</p>
<p>mi prenderebbero in giro</p>
<p>sarei bollato a vita</p>
<p><a name="aswift_1_anchor"></a>mi picchierebbero</p>
<p>mi escluderebbero</p>
<p>sarei considerato uno scemo</p>
<p>sarei considerata una zoccola</p>
<p><a name="aswift_2_anchor"></a>sarei considerato uno sfigato</p>
<p>sarei considerato “ x “</p>
<p>non sarei più considerato intelligente</p>
<p>non sarei più considerato bravo a fare questo</p>
<p>non sarei più considerato “ x “</p>
<p>non mi farebbero più la corte</p>
<p>non mi guarderebbero più in quel modo</p>
<p>non mi aiuterebbero più a fare i compiti</p>
<p>non mi aiuterebbero p con i miei problemi</p>
<p>non mi darebbero più “x “</p>
<p>Potrei andare avanti per chilometri e ancora tutti i casi non verrebbero mai esauriti. Si vede però già qualcosa, una linea generale che è il rapporto con gli altri. Gli altri visti come entità, come ammasso di gente, che si conoscano poco o molto non importa, l’atteggiamento di paura delle conseguenze è lo stesso. Il timido conosce troppo poco l’altro, troppo poco per poter calcolare le conseguenze, e di queste conseguenze ha un terrore paralizzante. Gli altri però fanno parte del mondo, questo mondo al quale il timido non partecipa. E di questo mondo vorrebbe molto fare parte.</p>
<p>Molti non lo dicono, anzi, è più facile che non lo dicano nemmeno a se stessi, che inizino ad odiare questo mondo al quale non riescono ad accedere, che la paura inizi a espandersi e abbracciare tutto. Ma facciamo un passo indietro. Cerchiamo trovare un filo per muoverci.</p>
<p>Il mondo stimola il timido, il timido reagisce all’interno di se per paura delle conseguenze e quindi riversa dentro di se la reazione, e produce un elaborato da offrire all’esterno. Questo elaborato sarà la diretta conseguenza della sua paura.</p>
<p>Se il timido avrà paura di essere preso in giro dirà qualcosa che in quella situazione lui pensa adeguata e non passibile di ilarità generale. Se avrà paura di essere picchiato, quindi di una reazione violenta dell’altro, dirà qualcosa che pacificherà gli animi. Se ancora avrà paura di essere considerato un omosessuale, dirà qualcosa di forte o volgare. La sua vera reazione però è immediata ed è stata completamente interiorizzata.</p>
<p>Come possiamo comprendere meglio la paura delle conseguenze? Abbiamo detto che si teme il ripresentarsi di un&#8217;emozione che è stata legata ad un trauma, questo trauma però varia da persona a persona. Possiamo certo cercare di generalizzare qualche insieme standard, il trauma potrebbe essere legato all&#8217;accettazione, quindi all&#8217;essere parte di un&#8217;insieme, quindi parte di un gruppo, parte di una relazione. Essere quindi incluso, non essere solo. Il trauma ancora potrebbe essere legato ad un giudizio, essere quindi bollato in questo o in quell&#8217;altro modo, giudicato in modo negativo, sminuito. Ancora il trauma potrebbe essere quello di essere umiliati e sentirsi falliti e inutili, inadeguati e inferiori agli altri, di sentirsi impotenti e non compresi, alieni ai gruppi di persone, e ai singoli che si conoscono.</p>
<p>Non si può cercare un singolo motivo, ognuno avrà avuto la sua botta, la chiave di volta per poter divincolarsi da questo circolo è però una, uguale in tutti i casi.</p>
<p>Quello che accomuna tutti i casi è infatti l&#8217;essere stati feriti da un elemento a cui si attribuiva valore. Nello specifico, a cui si attribuiva un valore superiore a quello che era stato attribuito a se stessi. Quindi una persona o gruppo, a cui si attribuiva un valore superiore, ha compiuto un evento (azione o parola o gesto) che ha ferito l&#8217;animo del timido, questa ferita ha creato un&#8217;emozione negativa.</p>
<p>Risulta chiaro subito un concetto: “ se non si fosse tenuto in così grande conto quella persona o gruppo non ci sarebbe stato il trauma”. Nello specifico.</p>
<p>L&#8217;evento doloroso è direttamente proporzionale alla differenza di valore tra il gruppo e se. Ne consegue che il trauma stesso è il risultato di questi rapporti.</p>
<p>Il primo punto su cui intervenire è quindi comprendere l&#8217;equazione su cui si basa l&#8217;autostima. Considerando che noi stimiamo i nostri simili con le stesse regole con cui stimiamo noi stessi. Utilizziamo invece regole diverse per l&#8217;altro sesso.</p>
<p>Ho dedicato uno speciale articolo alla trattazione sistematica di questo argomento e rimando quindi la lettura per la comprensione approfondita di quel tema (<a title="autostima" href="http://www.cosedamaschi.com/comprendere-autostima/" target="_blank"><strong>approfondimento qui &#8211; comprendere l&#8217;autostima -</strong></a> )</p>
<p>Sinteticamente diciamo che ci sono delle variabili più importanti e delle variabili meno importanti. Per esempio io posso valutare come variabili fondamentali in un uomo la sua intelligenza, la sua morale, l&#8217;impatto che le sue azioni hanno sugli altri, la sua forma fisica e il suo posto di lavoro. Se queste sono le mie variabili principali, io giudicherò me stesso e gli altri uomini in base al voto dato su queste. La somma di queste variabili avrà un moltiplicatore relativo al loro grado di importanza.</p>
<p>Facciamo quindi un ipotesi, io incontro Fabrizio, lo valuto (da -100 a +100) come segue: intelligenza 60, morale 40, impatto -10, fisico 60, lavoro 20, moltiplicatore di categorie x5. Abbiamo 300+200-50+300+100 = 850.</p>
<p>Quanto valuto per le stesse categorie me stesso? Facciamo lo stesso discorso e procedo quindi a dare un voto a me stesso sulle stesse categorie che per me sono fondamentali negli uomini. valuto (da -100 a +100) come segue: intelligenza 80, morale 80, impatto 40, fisico 60, lavoro 40, moltiplicatore di categorie x5. Abbiamo 400+400+200+300+200 = 1500.</p>
<p>Il voto che ho dato a me stesso è 1500, il voto che ho dato a lui è 850. Se questa persona dovesse dirmi che sono un fallito, che sono una persona schifosa, che sono brutto, che sono un miserabile. Se dovesse dirmi che non vorrà essere mio amico, che non merito di vivere, che dovrei essere sterilizzato per non sporcare il mondo con la mia progenie&#8230; etc etc. Io ne soffrirei forse? Certo che no. Mi infastidirebbe, mi potrebbe fare arrabbiare magari, ma da una persona che per me vale molto poco io certo non mi lascio imbambolare. Nessuno lo fa.</p>
<p>Ma se i voti fossero differenti? Se Fabrizio valesse per me 2000 ed io valessi 20? Allora lui per me avrebbe (per i miei valori) un valore altissimo, ed io (per gli stessi valori) sarei una nullità. La differenza tra me e lui sarebbe enorme e lui avrebbe tutta la mia ammirazione. Un giudizio negativo come quelli sopra mi farebbero soffrire, perché lui sarebbe “qualificato” ai miei stessi occhi. Se non lo fosse non avrebbe quel punteggio, visto che io stesso ho creato quell&#8217;equazione.</p>
<p>Non andiamo oltre su questa strada, perché le cose si complicherebbero troppo, chi vuole si potrà andare a leggere tutto il trattato sull&#8217;equazione personale.(<strong><a title="autostima" href="http://www.cosedamaschi.com/comprendere-autostima/" target="_blank">comprendere l&#8217;autostima</a></strong>)</p>
<p>In questa sede diamo soltanto la soluzione base fondamentale, che è la seguente. E&#8217; necessario rendere consapevole la distribuzione delle variabili nelle diverse categorie ed accettare la realtà dell&#8217;equazione personale. Bisogna quindi guardarsi dentro e intorno. Capire quali sono i motivi per cui invidiamo il prossimo, cosa vorremmo per noi delle varie persone che ci circondano e definire questa equazione. Impariamo quindi bene a valutare noi stessi, e impariamo quali sono i campi che più sono importanti.</p>
<p>Da questo punto ci sono molti passi in avanti che possiamo fare. Si può infatti aumentare il proprio punteggio lavorando per migliorare quelle che sono le categorie fondamentali. Senza giudicare sbagliato o giusto, solo aumentando dove per noi è importante. Il fisico è una questione rilevante. Ok, si va a migliorarlo. Il posto di lavoro è importante, si troverà di meglio o si faranno corsi per poter accedere a lavori migliori.</p>
<p>Mentre si lavora su queste cose si può cercare di ragionare se è veramente giusto che quelle cose siano così importanti. Questo però è parte del cammino di evoluzione di ciascuno. Non basta semplicemente dire “questa variabile voglio che sia poco importante”. Se per te avere una bella macchina potente è una cosa importante, non basterà dire “non voglio che sia importante”. Puoi dirlo ma continuerai comunque a sospirare ad ogni ferrari che passa di fianco, e continuerai a guardare in modo diverso un uomo che scende da una porsche da un uomo che scende da una panda.</p>
<p>Comprendere il proprio valore e lavorare per aumentarlo servirà anche con le donne. Infatti (e anche questo è spiegato passo passo nel comprendere l&#8217;autostima). Si valuta una donna con un&#8217;equazione in cui la bellezza estetica relativa è un valore preponderante. Quella singola variabile (e poco altro), produce un punteggio verso il quale si prova un senso di inferiorità. Comprendere bene quell&#8217;equazione porta a cambiare i punteggi in tavola e a permettere un rapporto più alla pari.</p>
<p>Dopo aver compreso l&#8217;equazione dell&#8217;autostima si avrà una diminuzione della resistenza ad agire. Ma anche se il trauma originario fosse guarito ci sarebbe sempre l&#8217;abitudine alla difesa che entra in gioco in modo automatico.</p>
<p>Avevamo infatti già detto che il tempo di guarigione porta ad un aumento del tempo di difesa. Si crea però spesso un cortocircuito particolare, ovvero la zona del trauma viene difesa tanto bene che non viene più toccata. Quindi non c&#8217;è più modo di verificare se sia guarita o meno e la reazione diviene quindi fissa.</p>
<p>Questo succede per vari motivi e in vari modi, ma la genesi di questo fenomeno non aiuta in alcun modo a prevenirlo o a risolverlo, è infatti un meccanismo inconscio e automatico che non si risolve in nessun modo automatico.</p>
<p>Come si risolve? Si risolve con un salto più corto della gamba.</p>
<p>Una volta tanto facciamo prima la spiegazione con un esempio e dopo passiamo alla teoria. Ipotizziamo che io voglia provare a parlare con una ragazza bellissima che vedo ogni giorno sulla metropolitana. Lei è la classica tipa “mifacciounpaccodicazzimiei” con stereo nelle orecchie e libro in mano, che non guarda nessuno e non da alcun appiglio per poterci provare. Una fortezza inespugnabile. Io penso ai vari modi, ma nella mente mi vengono in mente solo possibili figure di merda, mi viene in mente come mi sentirò ad essere rifiutato per l&#8217;ennesima volta. Mi vedo davanti i suoi occhi che mi guardano con disgusto e la bocca arricciata dal fastidio che le sto creando. Mi blocco e non agisco.</p>
<p>Come potrò mai io superare questo blocco? Iniziamo a dare un numero a questo blocco, diciamo quanto vale questa resistenza da 0 a 1000, vale 800. Diciamo ora cosa potrebbe essere 1000. 1000 potrebbe essere fare una dichiarazione d&#8217;amore alla donna che più amo e che penso sia più fantastica, una dichiarazione fatta in mondovisione mentre sono ricoperto di pece e piume, e il suo rifiuto mi farebbe diventare lo zimbello di tutto il pianeta per tutti i tempi, con un due di picche tatuato sulla fronte per punizione. Ora vediamo cosa sarebbe lo 0, magari lo zero potrebbe essere chiedere a mio fratello “come stai?”. Come posso fare a superare una resistenza 800? Facendo allenamento. Allora vado magari in centro e vedo una ragazza carina che parla con una sua amica, e sto quasi per dire qualcosa ma poi mi tornano i soliti pensieri e mi blocco. Resistenza 600, ed è ancora troppo. Scendo ancora, Vado in un parco e vedo un vecchietto che da da mangiare agli uccellini e gli chiedo “scusi, sa che ore sono?” lui mi dice “le 12.20”. Ok ora so che una resistenza 50 la riesco a gestire. Cercherò quindi di trovare delle cose che siano più di 50 e meno di 600, per trovare finalmente il mio livello attuale. Ipotizziamo che sia 150.</p>
<p>Praticherò quindi con sistematicità quel 150, e cercherò delle piccole variazioni che leggermente ne aumentino il valore. Pratica costante e con piccole variazioni porta a ripristinare la capacità di relazionarsi. Basta ricordare questi piccoli accorgimenti.</p>
<ol>
<li>Cercare di individuare il limite di resistenza. Si ha resistenza quando si è a disagio, non solo quando l&#8217;azione è bloccata. Sotto il punto di resistenza si è a proprio agio e l&#8217;emozione che creava il blocco scorre come normale energia.</li>
<li>Praticare con costanza, si tratta di una sorta di fisioterapia del comportamento, e la costanza è di cruciale importanza per riprendere l&#8217;adattabilità al rapporto.</li>
<li>Aumentare il livello di resistenza ogni volta che ci si trova in completo agio con una nuova resistenza, aumentare in modo graduale e senza fare salti da gigante, più sono piccoli i passi e prima si arriverà alla meta.</li>
<li>Tenete sempre in considerazione (consapevole) il valore di stima della persona o gruppo con la quale state interagendo e ovviamente anche il vostro valore, analizzate di volta in volta su cosa questo si basa e da dove trae la sua forza.</li>
</ol>
<p>Da un punto di vista teorico possiamo dire che la distanza tra la resistenza e la forza è risolta con la suddivisione della stessa in un numero di parti che è inversamente proporzionale. Di modo che maggiore sarà la differenza tra la propria forza e la resistenza che vorremmo superare e maggiori saranno i segmenti in cui dovremo dividere questa distanza.</p>
<p>L&#8217;unica difficoltà è avere un po&#8217; di fantasia e riuscire a trovare quelle piccole differenze che permettono di aumentare in modo molto graduale. Trovate quelle, il lavoro sarà semplice e divertente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quindi, cerchiamo di fare un punto conclusivo della situazione. C&#8217;è stato un primo trauma, che ha generato una paura del verificarsi di una determinata emozione T. Questa emozione è la conseguenza di un dato esterno, proveniente da una fonte che noi abbiamo convalidato e che reputiamo di valore superiore al nostro. Non possiamo controllare la fonte, quindi controlleremo la parte di dati che noi immettiamo nel mondo. In modo che il mondo stimola il timido, il timido controlla la reazione che viene svolta internamente e poi riporta all&#8217;esterno una reazione calcolata. In questo modo controllando la sua reazione cerca di evitare che la fonte esterna possa causare nuovamente una emozione T. Maggiore sarà la distanza di valore tra la fonte e la persona, maggiore sarà la paura di essere feriti e quindi maggiore il controllo della reazione. La soluzione proposta è una serie di operazioni, che vanno ad agire sui vari punti del meccanismo per limitarli e permettere uno stato risolutivo ideale.</p>
<p>Lo stato risolutivo ideale è il mondo che stimola il timido, il timido interiorizza la reazione e poi la riporta all&#8217;esterno in modo autentico. La reazione di introversione è raramente risolvibile essendo immediata, ma si può recuperare l&#8217;autenticità con una azione volontaria di ricostruzione veritiera all&#8217;esterno.</p>
<p>Questo risultato si ottiene con la consapevolezza del sistema che si utilizza per valutare se stessi e gli altri, questo permetterà di poter migliorare l&#8217;equazione personale, e di poter aumentare in modo efficace i valori più importanti. A questo viene affiancato un lavoro di allenamento graduale di quelle zone che sono state protette da tutto e quindi oramai atrofizzate. Con una super gradazione della scala, e quindi una suddivisione in infiniti intervalli, si può trovare per ogni essere umano un punto di inizio sereno e un modo di procedere gestibile.</p>
<p>Ultimo avvertimento. State alla larga dalla ricerca di approvazione nel prossimo, dal voler impressionare, dal cercare pacche sulla spalla e complimenti. Quando avete quel tipo di atteggiamento vi state automaticamente ponendo in inferiorità, state dando al prossimo la possibilità di dirvi “bravo o cattivo”. Non siete delle miss che sculettano su una passerella davanti ai giudici, in attesa che alzino al paletta con il numero 10. Il lato positivo è che basta evitare di sculettare su quella passerella per risolvere il problema. Se infatti uno arrivasse da me e mi sventolasse la paletta con il numero 10 o con il numero 1 la mia reazione sarebbe la stessa. Penserei “ma chi ti ha chiesto niente!?” e poi direi:”ma chi ti ha chiesto niente!?”.</p>
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		<title>L&#8217;uovo e la gallina</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 01:54:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ho deciso di condividere con il mondo una grande scoperta. Quante volte ho visto sventolare la bandiera del problema insolubile de “l&#8217;uovo o la gallina”. Troppe. Per chi avesse vissuto in una grotta fino a ieri, posso dire che è ormai la storiella che si usa per definire lo stesso concetto di “problema senza soluzione”. La domanda in questione è “è nato prima l&#8217;uovo, o la gallina?”. Chi dice “l&#8217;uovo”. Si sente rispondere che è la gallina ad aver fatto l&#8217;uovo, e che quindi deve essere per forza nata prima la gallina. Al che segue che la gallina è nata da un uovo, e che quindi da un lato dovrebbe essere nato prima l&#8217;uovo, ma avendo già detto che questo non è possibile si crea quello che in logica è chiamato un paradosso.</p>
<p>Signori e signori, senza cilindro, senza velina vestita supersexy, senza mascara da mago di lasvegas,  il mistero è finalmente risolto. In verità l&#8217;ho risolto 10 anni fa , me ho sempre pensato di tenerlo per me. Oggi invece metterò a parte tutti quanti i lettori di cosedamaschi. E per un motivo specifico.</p>
<p>Il motivo è che tutti danno per scontato che il problema non abbia soluzione, quindi nessuno ci prova. Si accetta il concetto di impossibile. Come quando si vede una ragazza da farti perdere due o tre colpi al cuore e paralizzarti il flusso sanguigno, e nessuno (pur volendolo) ci prova. Come quando c&#8217;è qualche verità, come “sei brutto”, o “sei stupido” o “lui è meglio di te”, o qualsiasi altra cosa comunemente conosciuta a cui tutti danno retta. E gli altri dietro come pecore.</p>
<p>Vi dono la mia magia per questo motivo, usatela per togliervi dagli occhi tutte le verità in cui credono altri, che vi ritrovate solo perché “tutti pensano così”. In conclusione vi dirò anche un proverbio molto volgare che mi ha sempre accompagnato nella ricerca della verità. Ma ora&#8230; fuoco alle polveri e diamo una delle varie dimostrazioni del quesito: “ è nato prima l&#8217;uovo o la gallina ? “.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La risposta è in realtà molto semplice, è nato prima l&#8217;uovo. Si può facilmente dimostrare con alcuni presupposti logici. La gallina è frutto, come tutte le specie viventi, dell&#8217;evoluzione. Come l&#8217;uomo prima era una scimmia, anche la gallina prima era un animale primitivo, che si è evoluto con il tempo e che ad un certo punto della sua evoluzione ha raggiunto una forma simile a quella che conosciamo adesso, alla quale è stato dato il nome di gallina. E&#8217; ovviamente impossibile dare la data del momento in cui quella bestia, che prima aveva un nome diverso o nessun nome, è stata chiamata gallina. Sappiamo di sicuro che è stata chiamata gallina dall&#8217;uomo. Un uomo ha deciso questo nome e lo ha fatto basandosi su un preciso animale, quindi su un preciso punto dell&#8217;evoluzione della specie. Quel nome è stato dato all&#8217;animale, non all&#8217;uovo, in quanto come uovo non sarebbe stato riconoscibile, ma possiamo dire che l&#8217;uovo ha il codice genetico, in quel preciso punto dell&#8217;evoluzione, che è stato etichettato come gallina. Pertanto è nato prima l&#8217;uovo, della gallina, poiché quella è la prima “gallina” per quella che noi conosciamo come gallina. Se infatti noi prendessimo il dato opposto, dicendo che la madre di quell&#8217;uovo, è nata prima, non potremmo affermare con sicurezza che fosse una gallina. E&#8217; nata prima, ma prima che nascesse quell&#8217;uovo non era una “gallina”. Il nome “gallina” è italiano, ma possiamo fare lo stesso ragionamento con qualsiasi altro nome dato in precedenza, di cui gallina è una traduzione o adattamento. Questo perché in qualsiasi lingua, in qualsiasi tempo, un uomo specifico ha dato il nome gallina a una gallina specifica. Anche se si fosse deciso di chiamare gallina, la gallina, dopo averne viste 100, ci sarà una prima gallina che egli ha visto, quella che nella sua mente gli ha creato l&#8217;immagine della gallina, sulla quale lui si è basato per definire la “gallina”. Quella immagine è il punto della catena evolutiva che è stato etichettato con “gallina” o una sua traduzione. La madre di quella gallina era un punto anteriore, differente. Di quanto differente? Di poco, pochissimo forse, ma anche due paesini piccoli, seppur vicini, hanno un limite di confine. Un passo a destra sei in un paese, un passo a sinistra sei nell&#8217;altro paese. La linea di confine tra una bestia senza nome, o con un altro nome, e quella che conosciamo come gallina è un uovo, che sviluppatosi ha creato la gallina per come la conosciamo oggi.</p>
<p>Ora se vogliamo dare una spiegazione super sintetica del tutto, possiamo dire che l&#8217;uomo ha chiamato “gallina” un animale che, ad un certo punto della sua evoluzione ha generato un uovo dal quale è nata la gallina per come la conosciamo. Da quell&#8217;uovo è nato un animale che l&#8217;uomo ha chiamato “gallina”.</p>
<p>Se vogliamo fare i burloni, possiamo dire anche un altra cosa. Questa è una seconda dimostrazione che però è solo dialettica, quasi solo dialettica eristica. Diciamo quindi, ma per ridere tra noi, che vogliamo chiederci di nuovo se è nato prima l&#8217;uovo o la gallina. Potrei rispondere che è nato prima l&#8217;uovo, in quanto nessuno ha specificato “l&#8217;uovo di gallina”. Pertanto essendoci uova fin dalla più remota preistoria, sicuramente fin da quando esistono rettili. Decisamente è nato prima il primo uovo della prima gallina, che sicuramente è animale non antico come i dinosauri.</p>
<p>Come vedete almeno due dimostrazioni, per un problema che è dato per scontato essere insolvibile.</p>
<p>Dubitate sempre e pensate ogni cosa con la vostra testa, sempre!</p>
<p>Uno più uno fa due? Se uniamo un uomo e una donna, uno più uno fa due, tre, quattro, cinque, sette. Dipende da quanti pargoletti ne vengono fuori. Se uniamo lei come cibo per lui fa uno. Se vediamo l&#8217;atto di riprodursi come una moltiplicazione il discorso è analogo.</p>
<p>E infine come avevo promesso una cosa molto volgare. Il mio detto preferito: “ milioni di mosche mangiano merda, non possono mica sbagliarsi tutte quante!”.</p>
<p>Spero di avervi dato abbastanza spunti per darvi un punto di domanda perenne da mettere dietro ad ogni affermazione che vi verrà proposta. Un punto di domanda da usare per fare leva su ogni verità già pensata e confezionata, pronta da mangiare come fosse un panino di “M”, si esatto, quelli delle mosche. Il bello delle verità, è che se le pensate di nuovo con la vostra testa e le comprendete e approvate con la vostra testa, vi forniscono materiale di crescita preziosissimo. Le stesse, se solo accettate e non elaborate, non digerite, sono solo un adesivo attaccato alla fronte, e non portano a vere azioni congruenti e a veri miglioramenti e risultati. Pensate sempre, pensate a tutto.</p>
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		<title>La forza di Fare</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 08:56:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella vita succede spesso di trovarsi senza forze, più specificatamente, senza la voglia di fare. C’è un piano, un progetto, un dovere o anche un volere spesso, che non si riesce nemmeno ad iniziare. Ci si trascina quindi in ore di nulla totale, ci si stravacca sul divano a guardare la televisione, ma nenache quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella vita succede spesso di trovarsi senza forze, più specificatamente, senza la voglia di fare. C’è un piano, un progetto, un dovere o anche un volere spesso, che non si riesce nemmeno ad iniziare. Ci si trascina quindi in ore di nulla totale, ci si stravacca sul divano a guardare la televisione, ma nenache quello aiuta, anzi! La noia ci assale e non si riesce più a muoversi. Ci sono giorni così, immobili. Ci sono settimane così, anche mesi. Più si scende e meno si riesce a muoversi, meno si fa peggio è. Ho fatto delle scoperte a proposito, e ho trovato l’antidoto a questa situazione, l’elisir della voglia di fare. Come tutte le pozioni miracolose dovrei andare in giro con un baracchino, un piccolo palco ambulante e iniziare con “Signori e Signore, ecco per voi, a un prezzo imbattibile, l’elisir della voglia di fare, venite avanti, non temete”. E potrei provarlo su qualcuno del pubblico, che ovviamente non conosco e mai ho visto prima, e lui da manifesto della noia, inizierebbe dopo aver bevuto l’elisir, a saltare a fare flessioni, con un sorrisone da stregatto.</p>
<p>Non ho però con me i miei baffi a manubrio e la finta tuba, dovrete quindi accontentarvi di una contorta spiegazione. Io cercherò di renderla meno contorta possibile, dall’altra parte spero voi cerchiate di tenere il passo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Iniziamo quindi col dire che ogni azione, ogni pensiero, ogni immagine che create nella vostra testa, ogni parola che dite, che vi viene detta, tutto quanto è movimento del corpo o della psiche, tutto. crea o un aumento di tensione o uno scarico di tensione.</p>
<p>Se una persona ci attacca verbalmente si crea quindi un aumento di tensione, se rispondiamo pan per focaccia, si crea uno scarico di tensione, se vediamo una bella donna che istiga i nostri sensi si crea un aumento di tensione, se nuotiamo per 15 minuti si crea un rilascio di tensione. Gli esempi sono miliardi, spero che questi siano sufficienti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ogni cosa quindi modifica lo stato di tensione psichica.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho scoperto un meccanismo di difesa che, ad un dato valore di tensione, provoca un rilascio automatico nel sistema. Questo dato valore, varia da persona a persona. E’ come se fosse una valvola, che rilascia automaticamente la pressione quando questa raggiunge un limite di sicurezza.</p>
<p>Facciamo quindi subito un esempio con dei numeri a caso. Diciamo che Massimo ha una valvola di sicurezza impostata ad un valore di trigger di 80% (chiamiamo trigger la percentuale alla quale scatta l’interruttore di rilascio). Quando la tensione, nel sistema di Massimo, raggiungerà l’80%, verrà automaticamente effettuato un rilascio di tensione. Vedremo in seguito come viene effettuato questo rilascio. Per adesso teniamo bene a mente che il valore del trigger varia da persna a persona e che quando viene raggiunto scatta un meccanismo di scarico automatico. Se vogliamo fare un esempio, possiamo vedere la pentola a pressione, con il cappuccio che, quando la pressione raggiunge un livello preimpostato dal fabbricante della pentola, aziona un meccanismo automatico di scarico dell’aria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Riepilogando, ogni cosa modifica lo stato di tensione, che raggiunto un certo livello, viene automaticamente scaricata.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il problema qui si infittisce un attimo, perchè viene subito da pensare che ci sono tensioni buone o tensioni cattive. Se io sono super emozionato o fremo di anticipazione questa sarà tensione buona. Se sono carico prima di un bell’allenamento è sempre tensione buona, come posso dire lo sia quella sessuale. Se ho angoscia, se ho paura, se ho una tristezza infinita e mi sento solo come un puntino nell’universo questa sarà certo tensione negativa. La soluzine è che il nostro inconscio non distingue affatto tra l’una e l’altra. La differenza è solo che spesso la tensione buona, chiamiamola “positiva”, si lega a delle pulsioni costruttive, ma questo solo in modo statistico. Infatti uno potrebbe sentirsi allegro e passare tutto il giorno a cazzeggiare o andarsi a ubriacare tutte le sere in modo però allegro, sarebbe sempre una tensione positiva ma utilizzata senza alcun profitto.</p>
<p>Possiamo quindi dire che per il nostro inconscio la tensione positiva o negativa hanno lo stesso valore, quindi la percentuale di trigger ignora completamente il tipo di tensione. Non è quindi discrezionale sulla qualità ma è solo quantitativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Quindi. Tutto modifica lo stato di tensione interna. raggiunto un limite stabilito, la tensione viene scaricata. Non c’è nessuna differenza tra accumulo di tensione positiva o negativa.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come viene scaricata questa tensione? Viene utilizzato il metodo, o uno dei metodi più utilizzati dalla persona stessa. La strada che è stata più battuta, verrà messa in primo piano e solo se questa è poco praticabile verrano scelte altre modalità. Tra i vari modi più utilizzati ci sono i vizi, alcol, sigarette, droghe varie, cibo, sesso (da soli o con qualcun’altro), varie azioni nervose o tic, e quant’altro possa servire allo scopo. Nel momento in cui si arriva al limite, verrà quindi “spontaneo” dedicarsi in modo misteriosamente automatico all’azione in questione, che darà un istantaneo sollievo. Oltre al sollievo sarà immediatamente percepito uno stato di relax, e distensione. La pressione avrà finalmente fatto il suo decorso e siamo nuovamente entro i limiti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Di nuovo, Tutto modifica lo stato di tensione interna, non c’è differenza tra le varie tensioni, una volta che la tensione raggiunge una soglia limite viene innescata un’azione automatica che scarica e riporta il valore tensionale del sistema psichico ad un livello normale.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come si può usare tutto questo? In cosa è utile? Come usare questi concetti per l’agire, per il fare.</p>
<p>In due modi fondamentali. Il primo punto è: Ognuno deve imparare a capire quando sta per scattare il sistema di scarico automatico. Ci sono dei segnali, ognuno mano mano che il livello di tensione aumenta ha molti segnali personali, imparateli e imparate a capire quando sta per arrivare il punto di scarico. Prima che si arrivi a quel punto si può intervenire per usare a vostro vantaggio quella tensione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come si può usare quella tensione a proprio vantaggio? E’ necessario avere degli obbiettivi, delle azioni che riteniamo “costruttive”, su cui indirizzare quell’energia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con un pò di esperienza si può trasformare tutta la tensione, da qualsiasi parte provenga, per combustibile utile a qualsiasi scopo, per iniziare però facciamo le cose più semplici possibili, procedendo a ritroso, dall’obbiettivo alla pulsione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una volta deciso l’obbiettivo bisogna chiedersi: “ qual’è lo stato d’animo in cui mi viene spontaneo mettere in atto questo comportamento o azione?” C’è sempre uno stato d’animo perfetto, un’emozione che si lega in modo forte e impellente all’attività. Facciamo qualche esempio.</p>
<p>Per esempio io quando mi lascio andare all’ira, quando sono furioso, mi alleno. Allora corro, o faccio pesi, o tutte e due le cose. E fino a che non ho sfogato completamente tutta la rabbia non mi fermo. Quindi, in questo caso, vorrei allenarmi e la mia emozione collegata e la rabbia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non resta quindi che polarizzare la tensione, che non ha ancora raggiunto il livello di guardia, in rabbia. Questo è facilissimo se la tensione non si è già “definita” in altre forme. Esempio, la tensione è diventata noia o frustrazine o angoscia. In questo caso, in modo progressivo, dovrò provocare l’emozione, con un conflitto. Nel caso della rabbia dovrò trovare ogni cosa che scateni tale emozione. Utilizzando delle frasi che mi sarò scritto preventivamente.</p>
<p>Infatti non potrei essere efficace nel provocarmi un’emozione se fossi in stato di bassa tensione o di noia o di angoscia o peggio. In quegli stati sono improduttivo e non capace di sollevarmi facilmente. Sapendo però prima i miei obbiettivi e sapendo quali emozioni portano a mettermi in quella direzione, posso prepararmi delle “istigazioni” ad hoc, per permettermi di sviluppare il conflitto necessario a generare l’emozione che mi serve.</p>
<p>Consiglio di creare dei mazzi di carte, basta dividere in parti uguali qualche foglio a4, e poi si scrive su queste carte le frasi necessarie alla tale emozione. Per diversi obbiettivi si useranno carte differenti. L’importante è che siano graduali e che tocchino prepotentemente i nervi giusti. E chi meglio di noi conosce le corde giuste per suonare le varie melodie!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quello che succederà è, quindi, che la tensione arriverà quasi al livello di soglia, ma invece che essere scaricata in azioni automatiche e improduttive, verrà utilizzata per polarizzarsi nell’emozione necessaria a perpetrare lo scopo voluto. Questo porterà ad una focalizzazione ottimale della propria energia, nella direzione delle personali necessità.</p>
<p>Lo stesso vale per i casi di poca tensione, basterà scatenare il conflitto per polarizzare e aumentare allo stesso tempo il valore tensionale, che verrà sfogato quando il valore sfocierà nella soglia dell’azione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Spero di essere riuscito a spiegare la faccenda in modo chiaro, è purtroppo una scoperta che ho fatto da poco e alcune cose sicuramente con il tempo verranno rifinite e si troveranno altri particolari che adesso in un campione base sfuggono. L’efficacia della tecnica è collaudata, ovviamente è necessario che una persona “voglia” sollevarsi e voglia rimettersi a fare, ad agire. Se sei mezzo schiantato sul divano, con i boxer di due giorni e una bottiglia di whysky in mano, senza la minima intenzione di alzare il culo da li, non serve neanche la gru per farti riprenderti. Se invece vorresti farlo ma non riesci, allora questo è il modo, e funziona.</p>
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		<title>Aggressività e legittima difesa morale</title>
		<link>http://www.cosedamaschi.com/aggressivita-e-legittima-difesa-morale/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 04:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[Non solo gli uomini hanno rapporti con l’aggressività. Ma qui si parla di maschi, lasciamo le questioni dell’altro emisfero a zone più rosee. Molti uomini, se non tutti prima o poi, devono fare i conti con l’aggressività. Quei momenti, rari o meno, in cui la rabbia esplode dentro, come un pallone dal fondo del mare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non solo gli uomini hanno rapporti con l’aggressività. Ma qui si parla di maschi, lasciamo le questioni dell’altro emisfero a zone più rosee. Molti uomini, se non tutti prima o poi, devono fare i conti con l’aggressività. Quei momenti, rari o meno, in cui la rabbia esplode dentro, come un pallone dal fondo del mare, portando in superficie l’onda di emozioni e aggressività che risiede nel profondo dell’animo. Un pugno, un calcio, un colpo di clava. Un’offesa, una cattiveria sottile, un grido potente. Questi i prodotti. Il responsabile è l’aggressività che è esplosa, in un modo o nell’altro, e si è manifestata. Sono nell’acqua a 150 metri dalla riva del mare, e tengo nelle mani vari oggetti trovati sul fondo. Un pezzo di legno, un dado da gioco, una palla da rugby. Le onde più grosse mi scuotono e mi sovrastano. Uno dopo l’altro mi sfuggono di mano questi oggetti che arrivano tutti quanti a riva, in tempi differenti. Chi li ha portati a riva è l’onda io mi sono solo lasciato travolgere e mi sono sfuggiti. Così l’uomo lascia che alcuni pezzi di se vengano trasportati dal momento di rabbia, e questa li porta all’esterno. L’onda che trasporta questi pezzi di noi però è un propulsore, l’oggetto che noi abbiamo lasciato cadere arriva sparato come un proiettile verso chi è di fronte a noi . Io posso regalare una pallina da golf a un mio amico e donarla in un pacchetto ben confezionato, la stessa pallina la posso consegnare sparata da un mini cannone puntato alla sua tempia. Il risultato sarà differente.</p>
<p>Queste le basi iniziali della questione aggressività. In primo luogo è sempre nostra responsabilità quando non siamo in grado di restare conformi alla nostra natura nel momento di rabbia. Nel caso in cui la nostra natura sia aggressiva è ancora peggio, in quanto non abbiamo fatto il necessario per raffinare il nostro essere rivolgendoci alla nostra parte migliore piuttosto che restare schiavi delle pulsioni animali. Come ogni vizio, come ogni cosa che vinca sulla volontà dell’uomo, anche l’aggressività va combattuta e trattata come ogni altra dipendenza. Per chi lavora su se stesso e impiega le sue energie mentali e spirituali nella lotta contro la rabbia non c’è il problema del senso di colpa. Il fare elimina ogni errore. L’uomo non scrive a matita la sua vita, ogni tratto resta li come storia e come insegnamento per le lezioni future. Facendo si sbaglia e fino a che un uomo si impegna a migliorare e non si adagia ai suoi successi non ha motivo di darsi colpe. Il senso di colpa è solo un modo per perdere tempo a crogiolarsi in qualcosa, un’ottima scusa per non fare, per non continuare a combattere ma sentirsi però di fare qualcosa. Se ti senti in colpa, fai, perché il fare cancella tutto. In caso contrario bisognerebbe giustamente sentirsi in colpa per il “sentirsi in colpa”. In quanto ogni pensiero, energia, istante, emozione persa nel sentirsi in colpa è benzina buttata.</p>
<p>L’aggressività quindi prende qualcosa di noi e la scaglia fuori, l’espressione esterna è irrilevante ai fini delle intenzioni. “Non potrei mai fare del male a lei o a loro”. Non è vero, semplicemente. Perché il dolore che si causa con una frase, o il trauma che si causa con un grido a pieni polmoni non lo possiamo quantificare. Possiamo però sapere che è un danno, che è partito da noi ed è arrivato al destinatario. Qualcuno si potrà, e molti a ragione, sentire sicuro che mai alzerebbe le mani su una certa persona. Ma si fanno danni, si procura dolore, si ferisce un essere umano anche in altri modi. Io posso dire “Non potrei mai lanciare una bomba atomica che distrugga l’intera razza umana” e forse nel dirlo potrei anche esserne sicuro. Questo non fa di me una persona stupenda, non giustifica tutti gli altri livelli di danni che sono in grado di fare e che compio ogni giorno. Chi farà di me una persona migliore se non io stesso? Il fisico non lo costruisce la palestra ma l’azione sulla palestra, gli sforzi, le intenzioni. Se io quindi so di fare dei danni al prossimo so di fare del male al prossimo e ho il dovere, verso me stesso, di lavorare per fare in modo che io possa essere fiero di me, che io possa fare di me una persona migliore. Perché credetemi, non lo farà nessun altro.</p>
<p>L’aggressività quando vince l’autocontrollo di noi stessi è nostra responsabilità, quello che accade è una manifestazione di un nostro momento di perdita di controllo. I danni sono al di la del nostro controllo, in quanto non possiamo mai quantificare il male e il danno che procuriamo al prossimo quando qualcos’altro prende il controllo di noi al nostro posto. Lavorare su questa cosa è l’unico modo per poter ristabilire il dominio su se stessi, il controllo delle proprie azioni e parole (azioni e parole di cui siamo responsabili), il senso di colpa su quanto fatto è inutile e solo una delle tante scuse per non continuare a lavorare, uno dei mille modi di autopunizione senza alcun frutto che rende ancora più stagnante il problema senza migliorarlo in alcun modo. Quando si fa qualcosa che era nelle nostre intenzioni e progetti e si lavora per ottenere uno scopo si può fallire, ma si è dato il meglio e nelle migliori intenzioni e nulla di meglio poteva essere fatto. Quando si fa qualcosa perché qualcosa “è stato più forte di te” in quel momento hai fatto la conoscenza con un tuo nemico, che a tuo dire è “più forte di te”. E’ giunto quindi il momento di allenarti per batterlo, per fare in modo che tu possa essere più forte di lui.</p>
<p>Ma quale scintilla scatena l’onda di aggressività? Verso chi si rivolge? L’aggressività è un impulso dovuto ad una ferita. Strano a dirsi guardando tutta quella rabbia travolgente e quella furia. Ma l’onda che arriva a riva è il frutto di acqua che prima è andata verso il largo. Siamo milioni di tipi diversi di individui, ognuno con i suoi tempi di reazione. Ci sono persone che tengono la ferita dentro si se per ore, giorni, mesi, anni. Per poi scaricarla a caso, o su qualcuno su cui possa vincere, o perdere. Ci sono persone che hanno ferite dall’infanzia e saltuariamente esplodono, catalizzate da eventi particolari anche privi di connessione razionale con il trauma. Altri appena ricevono la ferita immediatamente scattano, altri ancora non scattano all’esterno ma lasciano che l’eruzione di lava aggressiva imploda dentro, devastando ancora loro stessi più di quanto avrebbero fatto al prossimo. Sentono quindi verso quel prossimo del rancore, come se fosse stata colpa di chi l’ha ferito. Secondo il loro subconscio la frase di quella tale persona li ha feriti, quindi hanno provato rabbia, questa rabbia ha fatto immensi danni quindi è colpa della tale persona che li ha feriti se sono devastati interiormente, e da quel momento parte la rabbia di nuovo in sordina, moltiplicata per 100. L’aggressività ha varie forme: quella esplosiva, quella più lenta, quella addirittura corrosiva che può covare anni, germogliare all’interno come un universo di batteri che prendono vita propria in una forma alienante di odio. E molte ancora.</p>
<p>La ferita quindi provoca un dolore, questo dolore provoca una reazione che non controllata prende qualche cosa di noi che proietta all’esterno in una forma di cui non abbiamo controllo, provocando danni a chi ha causato la nostra ferita o a chi è presente al momento dell’esplosione o a chi è più adeguato, secondo il nostro subconscio, a riportare l’ordine interno e lenire la ferita. Portiamo ora il tutto su un piano più semplice. Perché le cose grandi vanno sempre analizzate prima nelle piccole parti e poi riassunte. Facciamo un esempio, io cammino per strada e incontro un mio caro amico, parliamo e ad un certo punto mi tira un pugno, riesce a colpirmi e mi spacca il naso. Quale reazione dovrei avere? Non risponderò adesso a questo quesito, ognuno provi a dare la sua risposta. Un altro esempio, torno a casa, voglio salutare mia moglie con un bacio e quando inizio a protendermi mi arriva un pugno sul naso, mi colpisce e mi rompe il naso. Come dovrei reagire in questo caso? Altro esempio, incontro un bambino per strada, un bambino piccolo, meno di 10 anni, mi incrocia e senza dire una parola salta su una panchina mentre guardo altrove, mi tira un pugno sul naso, mi colpisce e mi rompe il naso. Come dovrei reagire? Ultimo caso, sono a casa dei genitori della mia fidanzata e con lei siamo appartati in camera sua, siamo tutti e due minorenni, il padre irrompe all’improvviso, mi da un pugno sul naso, mi colpisce e me lo rompe. Qui come dovrei reagire? Ognuno dentro di se avrà la sua risposta, ma in tutti questi casi la risposta è una sola e deve essere la stessa se riproponessi tutti i casi con il lieto fine. Ovvero, il soggetto fa il gesto di colpirmi ed io schivo il pugno. Vuole tirarmi un pugno ma non ci riesce. Come potrei infatti basare la mia reazione sugli effetti? Essere uomini richiede un po’ di più di così. Se sono bravo a schivare ti perdono e se invece sono lento e mi colpisci ti restituisco il pugno? O Se sono veloce e paro il colpo si discute, anche per ore, se invece sono distratto e mi colpisci ti rendo 10 volte, 100 volte il danno subito? Se mi colpisci ma non mi fai niente ci rido sopra, se invece vado in terra e mi sporco il vestito faccio un bagno di sangue? Se ho ragione sei morto, se ho torto colpiscimi fino a che non ti stanchi? Quando si vive si raccolgono i frutti di quanto si è seminato pensando e lavorando su se stessi. Ma quando si lavora sulle idee e sui concetti bisogna essere onesti e giusti.</p>
<p>La legge dei rapporti umani ha una sua concezione morale di legittima difesa, se tu mi ferisci a parole io sono legittimato moralmente a renderti il torto. Anche se il tentativo di farlo vene messo in atto io sono legittimato a rendere pan per focaccia. Questo non vuole dire che sia elegante, giusto, morale, etico e soprattutto non vuole dire che sia la cosa migliore che possiamo fare. Prima di agire, soprattutto in preda alla rabbia (quindi senza poter essere padroni del danno che procureremo), bisogna capire. Se qualcuno prova a colpirmi, sia che riesca che non riesca io mi metto in guardia, questo per evitare il secondo o terzo colpo. Chi fa arti marziali sa che il vero maestro è in grado di immobilizzare un avversario e renderlo inoffensivo senza procuragli danno. Pratichiamo quindi le arti marziali dello spirito per far si che gli attacchi del prossimo siano per noi facili da parare e schivare, per poterci mettere in guardia e schivare i colpi successivi e darci così il tempo per capire. Chi voleva ferirci? Una persona a cui vogliamo molto bene o che amiamo ci può ferire molto profondamente, perché siamo naturalmente con la guardia abbassata. Ma più amiamo questa persona, più le vogliamo bene, più dobbiamo fermarci, guardia alta, respiro e tenere il controllo e pensare. Perché? Cosa è successo? Come mai mi ha attaccato. Soprattutto quando non se ne vede motivo, quando sembra un gesto folle e privo di raziocinio. Fermarsi, tenere il controllo di se stessi e cercare di capire. Una delle bestie più feroci che abbiamo in Italia è il cinghiale, ed è al suo massimo della pericolosità e ferocia quando è ferito. Quando sappiamo che l’aggressività è l’onda che trasporta quanto si è staccato involontariamente dall’altra parte, qualcosa che è dell’altra persona ma arriva distorto, gonfiato a volte tanto da essere tutt’altra cosa. Comprendendo quando ci troviamo dall’altra parte, travolti dalla rabbia altrui, chiediamoci cosa l’ha ferito, cosa ha fatto si che quella persona si comporti in quel modo aggressivo. Se mio figlio a 7 anni in preda a un momento di rabbia provasse a tirarmi un pugno forse io lo colpirei a sangue? Farei quello che va fatto, guardia alta, perché il naso è solo uno ed è sempre delicato, e poi cercherei di capire cosa lo ha ferito, e più la reazione è senza senso, più è folle e più tenete alla persona che vi sta attaccando più dovete pensare. “Cosa l’ha ferito?��. Se mio figlio, ferito dalla stessa cosa che lo ha portato a colpirmi avesse reagito in modo diverso? Mettiamo che io abbia due gemelli, per la stessa ferita uno prova a picchiarmi e l’altro viene ad abbracciarmi in lacrime, aprendosi e parlandone con me. Posso forse aiutare uno e punire l’altro? Io credo che dovremmo tutti quanti cercare di fare sempre la cosa più giusta. Ci si riesce sempre? No. Ma ci si deve ragionare, pensare, e lavorando con le idee e i pensieri fare esercizio, questa è l’arte marziale dello spirito. Chi si iscrive ad un corso di arti marziali, non può andare per strada dopo un mese e pretendere di vincere uno scontro contro una gang di periferia. Chi pratica da un mese l’arte dello spirito non può pensare di agire dopo un mese secondo quello che è giusto e meglio. Ma soprattutto, chi fa arti marziali non guarda solo gli altri che si esercitano, pratica in prima persona. Ci prova, si esercita e si corregge. La perfezione non è di questo mondo, quindi ogni azione è in qualche misura non perfetta quindi sbagliata rispetto alle possibilità assolute. Riconoscere gli errori e gli trasforma l’errore in un nuovo gradino della scala del miglioramento. Quel gradino resta li, bisogna metterci su il piede e fare la giusta fatica per superarlo, ma grazie agli errori si può salire e migliorare. Chi crede di sapere tutto e di fare tutto giusto non si muove di un passo, resterà nel suo brodo per sempre. Siamo umani, sbagliamo e quel che sappiamo è nulla in confronto ad ogni vero sapere. L’importante è pensare, fare, pensare, fare, controllare, fare meglio, fare sempre meglio, perché non essendo possibile la perfezione, il meglio, non sarà mai abbastanza, ma fino a che si prova non sarà mai troppo poco. Quando l’aggressività sta per prendere il sopravvento e state per ferire qualcuno, pensate che lo state facendo perché quella parte ferita di voi stessi è più forte di voi, mentre accade potete sempre vincere e lasciare che quella parte inizi a perdere, contro se stessi non potete permettervi di essere deboli, se non siete più forti di voi non potrete vincere la vostra battaglia. Quando qualcuno vi ferisce alzate la guardia, respirate e prendete il controllo su voi stessi, più siete in equilibrio con voi stessi, più facile sarà evitare di essere feriti, più la vostra volontà e forte più facile sarà tenere sotto controllo quelle ferite subite, grandi o lievi. Guardia alzata e cercate di capire cosa ha ferito l’altra persona, potrebbe essere qualsiasi cosa, quella persona potrebbe arrivare da voi in lacrime e parlarvi del problema che l’ha ferita invece sta reagendo in quel modo. Avete due gemelli, con due caratteri differenti, bisogna trattarli in modo differente ma raggiungere lo stesso risultato, o meglio “provarci”. Fino a che non smettete di provare non lasciate che un solo istante si riempia di sensi di colpa, usate quel momento per qualsiasi cosa, ma non buttatelo mai via. Il senso di colpa ferisce voi stessi, quelle ferite, fino a che non vincerete voi stessi, le dovrà pagare qualcuno. Siamo le case che noi stessi costruiamo, nessuno lo farà per noi, noi dovremo abitare noi stessi per tutta la vita, rendiamo il nostro cosmo uno spazio migliore, per noi stessi e per quelli che condividono la vita con noi. Se a gennaio una finestra della mia casa si rompe non perdo tempo a sentirmi in colpa se l’ho rotta io, non perdo tempo a dare la colpa a qualcun altro se è lui ad averla rotta, non incolpo il destino se si è rotta per un lampo. La cambio con una più robusta. Prima che i processi di colpa siano svolti mi prenderei una polmonite, una volta al caldo potrò ragionare con calma e comprendere come è successo e come fare perché accada di nuovo, di chiunque sia la colpa. Abitiamo noi stessi per tutta la vita, ogni mattina ognuno di noi si deve guadare nello specchio, cerchiamo di essere sempre fieri del nostro impegno a provare a migliorare e di non esserlo mai tanto da essere tentati di smettere di migliorarci.<span style="font-size: 12pt; font-family: "> </span></p>
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		<title>Il Primo approccio</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 04:11:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti uomini si cercano la tecnica di approccio migliore. Si creano delle statistiche mentali e dei &#8220;frasari&#8221;, come stessero giocando a scopa, in attesa di calare il settebello. Sperando che basti la carta giusta per vincere la mano. In questi casi,di solito è invece la donna che chiude col due di picche e tutti a casa. Io non credo nella frase perfetta, non credo nelle tecniche di abbordaggio. Voglio quindi porre in luce alcune dinamiche, non per insegnare qualcosa, ma per darvi degli spunti su cui riflettere. E&#8217; più importante cercare di comprendere cosa succede, nelle più comuni situazioni di approccio, piuttosto che cercare la formula magica che possa permettere il risultato. Verranno quindi analizzate e discusse le varie problematiche che stanno alla base dell&#8217;approccio, e sintetizzati gli errori più comuni.<br />
Nelle situazioni di approccio, l&#8217;uomo, in modi differenti, si trova nella situazione dello scacchista che, tenendo i pezzi bianchi, deve fare la prima mossa. Il problema principale è che, non conoscendo la persona in questione, ci si accinge a dire qualcosa che non è &#8220;adatto&#8221; a lei. Il problema lo può risolvere la fortuna, quando scegliendo una frase a caso, questa si rivela calzante, per la ragazza in questione, ma non è molto razionale affidarsi alla fortuna. E nemmeno molto interessante.<br />
Un altro lato del problema è che, nella maggior parte dei casi, non c&#8217;è un argomento vero. Se l&#8217;uomo in quel caso fosse sincero, e dicesse quello che pensa, sarebbe probabilmente preso per un cafone. Quindi l&#8217;argomento che conterrà la &#8220;frase&#8221; o azione d&#8217;approccio, non può esprimere in modo diretto, le formali intenzioni che sono alla base di quel momento.<br />
Inutile prendersi in giro: quando un uomo vede una donna in un locale (o altro posto dell&#8217;universo) e si avvicina per approcciare, non sta certo pensando a quanto lei possa essere simpatica o divertente. Molto semplicemente &#8220;qualcosa&#8221; (ed in questo ogni uomo ha il suo gusto) ha stimolato la sua immaginazione, scaturisce quindi attrazione, e pertanto il maschietto si lancia alla conquista.<br />
I problemi non sono certo finiti. La donna che viene &#8220;abbordata&#8221; (uso questa parola perchè la trovo molto trash e quindi calzante, per quei goffi tentativi a cui assisto ogni tanto), nel suo stato di &#8220;innocente&#8221; pulzella, ignara di tutto, parla con qualche amica o beve il suo cocktail ma nell&#8217;istante in cui voi arrivate, e state per emettere un qualsiasi suono, è già consapevole delle vostre intenzioni. Questo solo se è una donna di serie B. Se,invece, è una donna di serie A, prima ancora che voi capiate che state per alzarvi e andare a parlarle, lei già previene ogni cosa che farete. E&#8217; il loro lavoro di donne, comprendere, analizzare microdettagli, fare gesti vodoo, in cui la maggior parte dei maschi cadono come tonni. Loro lo sanno fare, noi no. Un gruppo di uomini che parla di una donna si fa scoprire in 10 secondi, da ogni donna nel locale, le donne che parlano di un uomo non si fanno scoprire mai, perchè in queste cose loro sono più avanti. Una donna che vuole farsi notare, ci riesce con un semplice gesto, senza che l&#8217;uomo capisca che quel gesto era intenzionale e rivolto a lui. Se un uomo provasse una cosa del genere o non funzionerebbe o sarebbe ridicolo.<br />
Cosa fare quindi se, nonostante tutti i problemi di &#8220;prima mossa&#8221;, loro già conoscono tutte le intenzioni? Una risposta logica sarebbe: &#8220;beh, se loro già sanno che stiamo andando li perchè loro ci interessano, tanto vale dirlo direttamente, ci si fa meno la figura dei totani&#8221;. Sapendo già che le cose non stanno in questi termini, e che un approccio diretto molto raramente funziona (e quando funziona si ha a che fare con una donna di un brutto ceppo), possiamo porci la seguente domanda. Come mai non funziona?<br />
Essere diretti non funziona per lo stesso motivo in cui esistono i preliminari. La psicologia femminile necessita di tensione per lavorare. La tensione bisogna crearla e questo si può fare sia a letto che a parole. Quindi il dialogo, soprattutto visto che tutti e due sono consapevoli della questione in atto, va giocato, tecnicamente, di modo che gli equilibri vengano ristabiliti.<br />
Arriviamo quindi all&#8217;altro problema della situazione. L&#8217;equilibrio. Andando a parlare con una donna la si rende consapevole di un semplice fatto: &#8220;le piacete&#8221;. Non possono sapere quanto, e non devono assolutamente scoprirlo. Perchè voi non sapete nulla di cosa pensano di voi, e la partita va riequilibrata. Nelle chiacchiere che intercorrono quindi, bisogna portare l&#8217;ago della bilancia in una posizione più vantaggiosa. Fare in modo che anche lei si possa porre delle domande, che anche lei abbia delle curiosità sul vostro conto, che si chieda quanto effettivamente siete attratti. Fare in modo di non essere chiaramente e facilmente inquadrabili. Consegnando le risposta su un piatto d&#8217;argento rendete impossibile ogni &#8220;tira e molla&#8221; ogni gioco, ogni intrigo, quello che date, ogni informazione completamente esaustiva, è qualcosa che loro non si potranno conquistare, non potranno &#8220;vincere&#8221; al gioco.<br />
Ricordate sempre questa grande posizione di vantaggio che ha la donna: lei non vi ha cercato, siete voi che avete cercato lei, è lei che può interrompere annoiata o scocciata la conversazione in qualsiasi momento. Questo vantaggio, anche se non si può esprimere in forma numerica, è necessario che venga ridotto il più possibile, anche se quasi mai è possibile ribaltarlo.<br />
La questione dell&#8217;approccio, sebbene vista in questa chiave, sembri molto complicata e intricata, è in realtà molto semplice. Proprio l&#8217;altro giorno, mentre discutevo con la mia donna  di tutt&#8217;altro, lei mi ha ricordato un particolare sui bambini in spiaggia, era parte di un suo scritto di qualche mese fa, e mi ha dato la giusta chiave per sviluppare l&#8217;anello mancante dell&#8217;analisi dell&#8217;approccio. I bambini piccoli, in spiaggia, si avvicinano l&#8217;un l&#8217;altro senza il bisogno di troppi convenevoli, si mettono a giocare insieme e passano il tempo. Uno si avvicina e chiede&#8221; cosa stai facendo?&#8221; e l&#8217;altro risponde &#8220;un castello di sabbia&#8221; e iniziano a giocare insieme. Spesso quando si vedono per la prima volta si scrutano un pochino, si guardano in modo a volte buffo e poi si salutano. &#8220;Ciao&#8221; . Non è poi così difficile, anche nella vita di tutti i giorni, non c&#8217;è niente di male ad avvicinarsi e dire &#8220;ciao , mi chiamo xyz&#8221; .<br />
Difficilmente si troverà una donna che costruisce castelli di sabbia, ma se sta facendo qualcosa perchè non offrirsi?. E qui arriviamo a un altro problema.<br />
In un pacco di biscotti il primo che mangi è quello che conta. O se preferite: &#8220;se avete un sacchetto con 10 biglie, e tirate fuori una biglia nera, quello diventa un sacchetto di biglie nere&#8221;. O ancora. Quando un uomo come approccio sceglie il &#8220;Prendere&#8221;, invece del &#8220;Dare&#8221;, sta dichiarando: &#8220;io sono uno che prende&#8221;, e non &#8220;io sono uno che dona&#8221;.<br />
Quante volte si vede il ragazzo che si avvicina alla ragazza e le chiede &#8220;hai una sigaretta?&#8221;, &#8220;hai da accendere?&#8221;, &#8220;posso assaggiare il tuo drink?&#8221;. Non esiste. Una donna come si deve, dovrebbe prendervi a calci in faccia ,con un approccio del genere. Si sceglie una scusa per prendere qualcosa, ed è filosoficamente un timbro che difficilmente vi scollerete. Quella donna potrebbe pensare:&#8221; ora prende una mia sigaretta, tra 10 minuti magari vuole bere il mio drink, poi magari mi chiede i soldi per pagare il parcheggio&#8221;. Un dono, di qualsiasi entità, è sempre meglio. Sempre meglio quindi avere un atteggiamento propositivo, carico. Dimostrare che state bene con voi stessi, che state in piedi da soli. Che non siete andati da lei perchè avevate bisogno di qualcosa, e poi già che c&#8217;eravate vi siete fermati a parlare. Ma una ragazza carina deve andare in giro con due stecche di sigarette alla sera per potersi fumare un paio di sigarette in pace? Cercate sempre di pensare (come spiegato in &#8211; <a href="http://www.cosedamaschi.com/non-essere-prevedibile/" target="_blank">non essere previdibile</a> &#8211; ) che prima di voi ci hanno provato in 5000. Voi siete l&#8217;ennesimo &#8220;scocciatore&#8221; che interrompe la sua serata. Se andate li a chiedere, non iniziate bene. Se andate li e invece create qualcosa di nuovo non siete &#8220;l&#8217;ennesimo chiodo nel fianco&#8221;, ma la svolta della serata. In linea di massima quindi ricordate che è sempre meglio attendere il momento giusto e accendere loro una sigaretta, piuttosto che chiedere loro se hanno da accendere, la prima azione/frase incide sulla vostra valutazione.<br />
Come spiegato anche in &#8211; <a href="http://www.cosedamaschi.com/fare-complimenti-alle-donne/" target="_blank">fare i complimenti alle donne</a> &#8211; bisogna analizzare i particolari e i dettagli e partire dal piccolo per arrivare al grande, mai andare dal generale fino allo specifico. Nell&#8217;approccio ci si trova in un gioco in cui le prime carte sono scoperte, dovete trovare il modo di aggiungere altre carte, per poter continuare la partita e poter riequilibrare la situazione. Come dicevo in &#8211; <a href="http://www.cosedamaschi.com/la-lingua-delle-donne/" target="_blank">la lingua delle donne</a> &#8211; bisogna cercare di riconoscere le frasi normali, da quelle frasi che intendono altro, trovare il modo di capire quali emozioni lei sta tentando di comunicare. Creare uno stato emozionale, trovare il modo di creare una stessa lunghezza d&#8217;onda.<br />
Se gli uomini fossero capaci e creativi nella fase di approccio non avremmo questa nuova genia di donne che si improvvisano latin lover e prendono l&#8217;iniziativa. Non è qualcosa che risiede nel normale codice genetico femminile, se la razza femminile si è degradata a tal punto è colpa di tutti quegli uomini imbecilli che non sanno fare altro che inventarsi una decina di frasi (secondo loro infallibili) e spararle a caso sulle povere donzelle, che si sono sentite dire le stesse cose milioni di volte. Cosa sta comunicando l&#8217;uomo in quel momento? Nella loro lingua sta dicendo &#8220;hey bella mia, sei una delle tante che mi vorrei portare a letto, non farmela troppo complicata, beviamoci una cosa e andiamo da me&#8221;. Ogni donna vuole sentirsi speciale, la prima frase che vi esce dalla bocca deve dare il sentore che siete andati da lei proprio perchè volevate lei, che siete interessati a lei come &#8220;intero&#8221; e non una parte per il tutto. E soprattutto che vale la pena parlare con lei e anche stare li a chiacchierare non fa poi così schifo.<br />
Non si può fare l&#8217;errore di considerare la donna, in fase di approccio, come una persona. Come se, anche se fosse maschio,sarebbe uguale perchè stiamo solo parlando. Se le interessate, lei per prima inizierà a desiderare il bacio. L&#8217;uomo pensa già al capitolo 10 del libro, la donna li pensa uno alla volta. Ricordate quindi che è una donna, ha una mente, uno spirito e tutto il resto, ma è una donna. Non potete quindi parlare di calcio o di automobili, ma cercare per prima cosa di comprendere gli argomenti di cui Lei vuole parlare, o gli argomenti che Lei ama ascoltare. Se non riuscite a stabilire una connessione emozionale non vi potete rendere conto di quando si sta annoiando. Magari siete il tipo bello e misterioso e vi ascoltano anche se parlate di robotica, ma anche in quel caso pensano &#8220;baciami scemo&#8221;. Come voi ascolterete con fare interessatissimo la bella ragazza dagli occhi luminosi, anche se parla di borsette di orecchie di elefante e nel frattempo portate avanti il nastro fino al punto dei fatti.<br />
Se cercate di aprire i vostri sensi, e iniziate ad ascoltare veramente non solo cosa dice, ma &#8220;come&#8221; lo dice, potrete capire, prima di essere pesanti, quando cambiare discorso, e soprattutto, quando smettere di parlare e passare a un pò di romantica azione.<br />
Come avevo accennato all&#8217;inizio, questo non vuole essere un manuale di approccio, o le dieci regole d&#8217;oro da seguire passo passo per conquistare tutte le donne del mondo. Che accidenti ve ne fate di tutte le donne del mondo? A ognuno di voi interesseranno quelle che in qualche modo vi colpiscono, se vi guardate intorno vedrete che non tutte le donne sono interessanti, non per tutte vale la pena. E quella importante, poi, è sempre e solo una. Quando sarà il momento di alzarvi e andare a parlare con la donna che ha catturato la vostra immaginazione, tutti i vostri pensieri, avuti pensando su questi spunti, vi torneranno molto utili. Perchè solo le vostre personali riflessioni possono fare la differenza, possono trasformare voi, in un &#8220;voi&#8221; migliore. Il resto vi porta solo ad imparare a non essere voi stessi in qualche modo alienante. Si può essere &#8220;non se stessi&#8221; in modo molto migliore, ovvero cercando di selezionare alcune parti di noi e concentrandosi su quelle, senza annullare le altre, solo rimandandole. Tanto nessuno può essere completamente se stesso in mezzora o meno. Non c&#8217;è proprio il tempo per potersi esprimere in così poco, tanto vale quindi non lasciare al caso la selezione delle parti di noi da mostrare, ma sceglierle seguendo un criterio.<br />
Il criterio non è &#8220;questa parte mi fa più figo&#8221; ma è un criterio emozionale. Nel parlare con la ragazza che avete prescelto, seguite la linea di connessione emozionale che si va delineando, trovando quelle parti che possono sintonizzarsi meglio con lei. Non sto dicendo di dare ragione come delle scimmie robot che dicono &#8220;anche io, anche io&#8221; facendosi venire il torcicollo a furia di annuire. Cercare di capire il filone di emozioni che comunica e quelle che desidera per poter da un lato ricevere le sue emozioni e dall&#8217;altro poter profondere quelle che desidera.<br />
Un ultimo consiglio, per chi è arrivato fino a qui, cercate di evitare, almeno all&#8217;inizio, il contatto fisico, questo permette due grandi vantaggi. Si eviterà in primis di fare sentire la donna &#8220;attaccata&#8221;, il tatto è un&#8217;invasione della sfera vitale e molte persone, anche uomini (per esempio me) non sopportano essere toccati dagli sconosciuti. In secondo luogo avrete un&#8217;arma importante, infatti &#8220;non toccando&#8221; potrete far loro desiderare un contatto, scegliere quindi il momento opportuno e rendere quel momento carico di tensione e molto gradito. Non abbiate fretta, perchè loro non ne hanno.<br />
Il punto generale è molto semplice: se andate da una donna, parlate con lei e lei sta bene, si sente bene, sta passando del tempo in modo speciale e &#8220;unico&#8221; allora vorrà continuare e approfondire la conoscenza. Se invece quella donna con voi si trova male, prova emozioni sgradevoli o ancora peggio, nessuna emozione, non ha alcun motivo per continuare a torturarsi nel protrarre la conversazione con voi.</p>
<p><a title="capire il linguaggio del corpo femminile" href="http://www.cosedamaschi.com/linguaggio-del-corpo/" target="_blank">per avere poi qualche informazione su come decodificare il suo <strong>linguaggio del corpo</strong> cliccate qui</a></p>
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<p>Il primo approccio perfetto si conclude con la proposta di rivedersi (che viene accettata). A seconda di come lo proponete e cosa proponete ci saranno le differenti evoluzioni di questa neonata relazione, per approfondire le <a title="il primo appuntamento" href="http://www.cosedamaschi.com/il-primo-appuntamento/" target="_blank">tematiche del <strong>primo appuntamento</strong> potete leggere questo articolo, cliccando qui.</a><br />
Spero che queste digressioni sull&#8217;approccio tra uomo e donna vi facciano pensare, e vi portino a personali risoluzioni e domande ulteriori. Spero che riusciate tutti quanti a migliorare la vostra comunicazione con l&#8217;altro sesso, proprio in quel momento in cui è più difficile dialogare con una donna. Confido in voi, con tutto il cuore, almeno le donne gradatamente la smetteranno di fare la prima mossa, e i miei figli un domani potranno vivere in un mondo in cui le donne (e gli uomini) sono riusciti a migliorarsi, facendo un passo avanti verso la loro realizzazione come individui, senza dover rinunciare alle gioie del proprio dna.</p>
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		<title>Altruismo cosciente</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 04:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sei una brava persona, però la gente non capisce, spesso gli altri non riconoscono la tua gentilezza, fai un sacco di cose per gli altri ma quando viene il tuo turno nessuno ricambia le tue attenzioni. I tuoi regali sono molto belli, mentre a te regalano solo schifezze. In sintesi il tuo altruismo, il tuo comportamento, attento e buono, ti provoca danni e ti rende triste.<br />
Questo è perchè i tuoi gesti non sono consapevoli e hanno bisogno di altro/altri, per essere resi perfetti e renderti felice. Scopriamo i motivi di questo.Se andiamo ad alzare il tappeto dell&#8217;altruismo, troviamo sempre sotto qualcosa. Non per questo è sbagliato, non per questo bisogna evitarlo. Solitamente i più bei gesti sono casuali, dettati da una giornata buona, fatti quasi sovrappensiero, buttati via come non fosse niente. Banalizzando per chiarezza: strada che si compie tutti i giorni e barbone che si vede tutti i giorni.oggi invece di tirare dritto, si lascia un euro e si continua a camminare, quasi come se non lo avessimo fatto davvero.<br />
Questa equazione di altruismo, sebbene semplificata, è molto più utile e sana dei comuni bei gesti che si possono vedere nel quotidiano.<br />
Può infatti capitare di nascondere sotto il tappeto di una buona azione, il desiderio di essere amati, di essere ringraziati, di avere attenzioni, il desiderio di stima, rispetto e così via. Questi desideri non sono certo sbagliati, il modo nel quale si perseguono però è stupido.</p>
<p>E&#8217; stupido perchè non funziona.</p>
<p>Queste equazioni sono utopiche, mancano di contatto con la realtà e non funzionano, ma più ci si pensa, più sembrano essere possibili. Come ripetendo un mantra, ci si ipnotizza da soli di concetti che sono errati.<br />
Il modo migliore quindi, per un qualsiasi bel gesto, che sia un regalo spontaneo, una buona azione, una cortesia, un favore (sia piccolo che grande), è quello di farlo in modo consapevole e sincero.</p>
<p>Per fare in modo che comportarti in modo positivo verso il prossimo ti possa dare beneficio e ti porti ad essere una persona migliore e felice tieni quindi sempre a mente i seguenti punti, e analizzati, guardati dentro per poter essere sicuro di osservarli:</p>
<p><em><strong>nessuno si accorgerà di quello che farai<br />
nessuno ti ringrazierà per le tue azioni<br />
nessuno si ricorderà dei tuoi gesti<br />
nessuno ricambierà il bene che darai</strong></em></p>
<p>Quando riesci a comportarti nello stesso modo di prima, tenendo in mente questi principi e mente, allora il tuo altruismo sarà libero. Non basta ripetersi le frasi un miliardo di volte, se nel profondo, quando si agisce, si spera sempre che accada il contrario. Quando si ha la consapevolezza che le cose andranno in quel modo e l&#8217;animo rimane sereno, quando accade precisamente così, e l&#8217;amimo non viene turbato, si può essere finalmente liberi.</p>
<p>Senza princìpi, senza analizzare le proprie azioni, si rischia di ricorrere nei tantissimi casi di frustrazione da compenso. La persona A fa una cortesia verso la persona B, la persona B non se ne accorge nemmeno, non ci bada, oppure se ne accorge e non ringrazia, o quando è il turno di B, di fare una cortesia, si dimentica la cortesia passata oppure se ne ricorda ma ugualmente non ricambia il favore.<br />
Questo rende A una persona triste, ci si sente poco apprezzati, sfruttati, sminuiti e tutta una valanga di altre cose inutilmente dannose.<br />
Una valanga di cose che ci danneggiano e che decidiamo noi, un danno che da soli arrechiamo a noi stessi.</p>
<p>Da questo il fatto che, se non si analizzano le dinamiche che intervengono nella vita quotidiana ci si ritrova a farsi del male da soli, convinti anche di agire in modo sano. Andando avanti qualcuno si trasforma in un martire, qualcuno in uno zerbino pronto al piede di chiunque. Il tutto, da soli.</p>
<p>Si potrebbe pensare che questa che sia brutto pensare in questo modo e che questa sia una filosofia pessimistica; è vero il contrario, per i seguenti motivi.</p>
<p>In primo luogo è necessario preparare il proprio animo al normale, e renderlo quieto e armonico, solo in questo modo non si diventa dipendenti dalle reazioni del prossimo. Mettere la propria felicità nelle mani degli altri è un grande errore. Se, inoltre, il mio animo è quieto anche senza contropartita, tutto quello che accadrà in più per me sarà una gioia. Se invece io necessito la contropartita, quando questa arriva per me sarà dovuta, e non potrò quindi gustarne la gioia.<br />
In secondo luogo, l&#8217;azione non sarà mai libera fino a che sarà in funzione di una reazione, sarà sempre un movimento interessato. Non è sbagliato agire in modo interessato, ma diventa un altra cosa. Quando si confonde il mezzo con il fine si creano sempre problemi. Il mezzo interessato segue ragionamenti completamente differenti dal fine della buona azione.<br />
Terzo e ultimo, questa è la visione ottimistica, quella realistica dovrebbe comprendere un&#8217;altro punto in elenco; sarebbe però difficile agire in modo spontaneo e libero, tenendolo a mente in modo costante, meglio quindi pensarci solo quando accade. Il quinto punto è: le tue cortesie diventeranno dovute e quando smetterai ti verrà rinfacciato.<br />
L&#8217;unica soluzione che ho, al momento, per chi, dopo un gesto spontaneo, pretende il suo ripetersi (in modo occasionale o continuativo) è un sorriso moderato, con il conseguente silenzioso congelarsi di ogni rapporto.</p>
<p>Queste analisi sono necessarie per poter vivere in modo sereno, senza rimanere legati alle reazioni che il prossimo ha verso di voi.</p>
<p>Il comico che dopo la battuta si mette in pausa, aspettando gli applausi, prima o poi si troverà solo e triste, immerso in un silenzio imbarazzante. Il comico che fa ridere se stesso, almeno ride da solo, e chi apprezza il suo senso dell&#8217;humor riderà con lui, altrimenti andrà ad altri spettacoli. Quel comico però riderà sempre, e alla fine, morirà felice. E se nessuno ridesse alle sue battute? a lui farebbero ridere lo stesso e lui sarebbe in ogni caso felice. Meglio così che finire come la rockstar che amava la musica classica, e solo per essere adorato e seguito, per tutta la carriera canta la musica rock che piace alla gente, violentando a ogni concerto le proprie orecchie e la propria arte, solo per poter piacere.<br />
Alla fine quella rockstar dovrà comprendere che non ha vissuto la sua vita, ma ha sacrificato i suoi giorni per compiacere il prossimo, e che non essendo se stesso nessuno ha apprezzato lui, ma tutti quanti hanno apprezzato la sua finzione. Quello che lui ha recitato, durante la sua vita.</p>
<p>Queste metafore racchiundono la sintesi dell&#8217;equazione più importante nel rapporto con gli altri. L&#8217;agire secondo autenticità, eseguire azioni per propria volontà è una di quelle cose che modifica in modo immediato i rapporti con tutti. Agire in questo senso distrugge le dipendenze che ognuno si crea verso il prossimo e permette ai veri rapporti di nascere.<br />
Un rapporto sano non è infatti basato sulla dipendenza o sul bisogno ma sulla volontà, sulla scelta. Francesco non sposa Loredana perchè lei è l&#8217;unica donna rimasta al mondo, o perchè è l&#8217;unica che gli ha detto di si, la sposa perchè lei è quella che vuole, potendo avere chiunque, lui ha scelto lei.</p>
<p>Tornando all&#8217;analisi dell&#8217;equazione, per meglio semplificiare, tutto si racchiude nella divisione attenta e sincera del fine dal mezzo.</p>
<p>Se infatti io voglio agire per interesse, se agisco per un tornaconto, per ottenere qualcosa in cambio, non dovrò più &#8220;travestire&#8221; la cosa da buona azione. Non dovrò fare i conti con la morale, con la coscienza, con la mia e la sua natura. In quel caso farò un semplice e rapido calcolo logico, e agirò nel modo più conveniente. In questo caso però, se non ottengo una contropartita ho sbagliato i miei calcoli e dovrò quindi modificare la mia tattica. Il tutto però non può ferirmi, non mi mette in discussione come persona, non era una cortesia, agivo per un preciso interesse e sono stato poco efficace.</p>
<p>Come il regalo di natale che uno può fare al capo della sua azienda. Non è mica un regalo sentito o con il cuore, è un regalo deciso con un preciso interesse e tornaconto, è un oggetto che sussurra &#8220;guarda che persona incredibile stai sprecando in un ruolo così piccolo! faresti il tuo interesse se mettessi questa persona in un ruolo dirigenziale, ti farebbe fare bella figura come capo azienda e guadagneresti dal suo lavoro molti più soldi&#8221;. Altra cosa è se invece con il regalo per il capo si comunica :&#8221; Grazie per avermi levato dalla strada, senza il tuo lavoro starei ancora a pulire vetri, dammi da fare qualsiasi cosa e io la farò, perchè ti devo eterna gratitudine&#8221;.</p>
<p>Ho voluto esagerare i concetti, questo per definire la linea tra l&#8217;utile, che deve essere efficace e in linea con il proprio scopo, e l&#8217;autentico, che deve essere in linea con il nostro modo di essere, senza voler compiacere nessuno, senza l&#8217;attimo di pausa per la risata del pubblico, senza applausi.<br />
La semplice consapevolezza di queste chimiche cambia tutto.<br />
Lo so che è più bello nascondersi dietro l&#8217;autobuonismo, pensare che ogni nostro gesto sia una goccia di stelle nascosta in una perla sommersa. Però le cose non stanno così, bisogna quindi dividerle in modo netto.<br />
Non è sbagliato agire nel proprio interesse, è sbagliato travestire l&#8217;interesse da altruismo. Diventando sinceri con se stessi e agendo in modo consapevole si può gestire il proprio interesse in modo più efficace e regalare se stessi in modo completamente disinteressato, con la gioia e la vera felicità di un gesto che non ha bisogno di nessuno per essere perfetto.</p>
<p>La verità di questa equazione è anche dimostrata dal suo funzionamento inverso. Tanto è vero che una buona azione deve essere fatta con l&#8217;animo sereno e disinteressato, sicuri che non ci saranno contropartite di nessun tipo e che verrà ignorata e dimenticata, così le azioni rischiose o vili vanno analizzate con la sicurezza del danno.</p>
<p>L&#8217;azione è rischiosa quando c&#8217;è la probabilità di un evento negativo. Esempio: Sono in ritardo e non ho il biglietto, sta per passare l&#8217;autobus ma se lo perdo farò tardi al lavoro, salendo senza biglietto potrei prendere la multa dal controllore, cosa faccio?<br />
La soluzione è ipotizzare la situazione in modo differente: Sono in ritardo e se perdo l&#8217;autobus arrivo in ritardo al lavoro, sull&#8217;autobus c&#8217;è sicuramente il controllore, cosa faccio?.<br />
Questa è una domanda molto più semplice, e a seconda del lavoro, del ritardo, del proprio dirigente, e dei ritardi precedenti si potrà prendere la decsione più adeguata. Se poi il controllore non ci fosse tanto meglio.<br />
Vivere in modo differente rende i cammini personali diretti dalla fortuna, e non dalla volontà e dalla ragione. Per chi non concordasse, un altro esempio.<br />
Bellissima ragazza conosciuta in discoteca, la situazione degenera in modo improvviso e ti ritrovi nei bagni, senza preservativo e quasi nel mezzo dell&#8217;azione. Cosa fai?<br />
La questione può essere più chiara se vista in altro modo. (scelgo la versione leggera).<br />
Bellissima ragazza conosciuta in discoteca, la situazione degenera in modo improvviso e ti ritrovi nei bagni, senza preservativo e quasi nel mezzo dell&#8217;azione. Prosegui, rendendola madre di tuo figlio?<br />
oppure<br />
Prosegui, sapendo che dovrai prendere pastiglie e spalmare ungunenti per mesi per mandare via i funghi / infezioni che ti stai per prendere?<br />
Non c&#8217;è una decisione giusta e una sbagliata, c&#8217;è solo un rischio che si può correre o non si può assolutamente correre.<br />
Non è sempre facile agire in modo consapevole, non lo è quando si ricerca il proprio interesse, nemmeno quando si agisce per il proprio bene, ignorando completamente quello degli altri, ma la cosa più difficile è agire in modo libero quando si fa del bene, quando si sceglie di donare senza un motivo, quel gesto che è giusto fare in quel modo, senza una ragione.<br />
Se volete mangiare melanzane, seminate melanzane, se volete mangiare zucchine, non seminate patate, soprattutto guardate quello che fate, e buon appetito.</p>
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		<title>Manifesto Maschilista</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 04:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cultura maschilismo]]></category>
		<category><![CDATA[maschilismo]]></category>
		<category><![CDATA[maschilismo moderno]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo è il manifesto del maschilismo, per come lo intendiamo da queste parti. Per come lo vediamo oggi, per come lo pensiamo e lo sogniamo. Quello che è il maschilismo, per come lo andremo a delineare, è l’ideale dell’uomo perfetto, un uomo moderno. Un uomo possibile anche se ovviamente con i suoi alti e bassi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è il manifesto del maschilismo, per come lo intendiamo da queste parti. Per come lo vediamo oggi, per come lo pensiamo e lo sogniamo. Quello che è il maschilismo, per come lo andremo a delineare, è l’ideale dell’uomo perfetto, un uomo moderno. Un uomo possibile anche se ovviamente con i suoi alti e bassi e le sue “variazioni sul tema”. I valori che costituiscono l’uomo e che caratterizzano l’essenza del maschilismo moderno, sono spesso delle mete a cui tendere, delle stelle polari alle quali indirizzarsi, perché anche solo “provare” a migliorarsi è un buon vento nelle vele.</p>
<p>Se volete per forza restare legati alla definizione del vecchio maschilismo, che vuole come perno la superiorità dell’uomo sulla donna, allora vi invito a considerare questo manifesto come un ritratto dedicato alla maschilosofia, in quanto le vecchie idee sono state superate, l&#8217;uomo può finalmente smettere di sminuire la donna per sentirsi più forte e iniziare a godersi la vita dall&#8217;alto della unicità della sua natura, con le infinite potenzialità che rendono l&#8217;uomo una creatura infinita.</p>
<p>Questi sono i 15 punti che verranno analizzati di seguito:</p>
<p><strong>1) L’uomo e la donna sono entità eterogenee e incommensurabili.</strong></p>
<p><strong>2) L’uomo deve curare il suo fisico, il suo cuore, il suo spirito, la sua mente.</strong></p>
<p><strong>3) La donna deve appartenere all’uomo come lui appartiene a lei.</strong></p>
<p><strong>4) L’uomo è cacciatore, ed è dell’uomo l’onere della conquista.</strong></p>
<p><strong>5) L’uomo deve lavorare. Il lavoro dell’uomo deve essere sufficiente alla sopravvivenza.</strong></p>
<p><strong>6) L&#8217;uomo deve implementare la coltivazione della parola d’onore.</strong></p>
<p><strong>7) L’uomo deve essere in grado di fermarsi.</strong></p>
<p><strong>8) L’uomo deve essere in grado si prendersi cura della donna.</strong></p>
<p><strong>9) Sazia il suo mostro.</strong></p>
<p><strong>10) L’uomo ha una forma.</strong></p>
<p><strong>11) L&#8217;uomo deve usare la forza fisica nel modo corretto.</strong></p>
<p><strong>12) L&#8217;uomo deve avere il coraggio di inseguire un fine.</strong></p>
<p><strong>13) L&#8217;uomo deve essere un buon padre.</strong></p>
<p><strong>14) L&#8217;uomo deve essere sessualmente autosufficiente.</strong></p>
<p><strong>15)L&#8217;uomo deve saper essere Cavaliere.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1) <strong>L’uomo e la donna sono entità eterogenee e incommensurabili</strong>, non possono essere misurate con lo stesso strumento e pertanto non possono essere messe a paragone. Gli elementi singoli che compongono l’uomo e la donna, possono essere messi a paragone solo caso per caso.</p>
<p>Il nuovo maschilismo (o maschilosofia) si basa sulla naturale sicurezza del maschio e quindi non indulge alla necessità di dover denigrare la donna o sottometterla per avere una sensazione di supremazia o superiorità. Noi maschi di oggi (per pochi rimasti che siamo) non abbiamo alcun bisogno di salire sul marciapiede, per sentirci più alti di chi sta sulla strada. Le donne sono donne, gli uomini sono uomini. Le due istanze sono così diverse che non ha senso metterle a paragone. Oltretutto, la costante voglia di voler entrare in competizione per forza, denota quasi sempre scarsa autostima, laddove servono continue riconferme per illudere se stessi di una qualche verità autoimposta.</p>
<p>L’unica deroga a questo principio sono le statistiche, spesso infatti capita che si possa discutere di particolari doti / abilità che “statisticamente” sono più favorevoli per gli uomini o per le donne. Se non si cade nell’assolutismo, è spesso fonte di discorsi divertenti. D’altronde si può per esempio dire che l’uomo (statisticamente) riesce a orinare a una distanza superiore a quella di una donna.</p>
<p>L’ultimo appunto è sul concetto di focus. L’uomo deve concentrarsi su se stesso, pensare a fare lui stesso le cose bene e non guardare nel piatto del vicino. L’uomo è in competizione con se stesso, per migliorarsi contro i suoi personali limiti. E’ come Tra interisti e milanisti. Ora, (e io non credo in nessuna squadra) che senso ha per un interista dire “milan merda” ? La partita dura 90 minuti. Il tempo che sprechi a dire “milan merda” lo rubi al tempo che potevi utilizzare per inneggiare alla tua squadra. Invece che dare supporto alla tua squadra hai perso tempo a buttare fango sull’altra. Iniziamo a fare gli uomini e a evitare di fare le suocere / zabette / portinaie / pettegole / barra barra barra.</p>
<p>2)<strong> L’uomo deve curare il suo fisico, il suo cuore, il suo spirito, la sua mente per quanto gli è possibile.</strong> Non è importante il risultato ma l’impegno di spendere quanto possibile al mantenimento e miglioramento. La forza fisica di un uomo deve necessariamente essere sufficiente a sollevare la sua donna, l’uomo oltre a sollevarla deve essere in grado di trasportarla per circa 5 minuti. Chi non si trovi in queste condizioni fisiche deve provvedere a migliorare se stesso o mettere a dieta la balenottera.</p>
<p>Questo punto ha due risvolti, il primo esprime la necessità di continuo miglioramento e scoperta dell’uomo, l&#8217;aumento dei frutti che lo sviluppo di ogni suo lato continua a dare.  Il secondo è invece in funzione della compagna. In caso di malore, o incidente o (e tastiamo pure tutto il gioiellame) o tutto quello che potrebbe succedere&#8230;. l’uomo deve essere in grado di caricarsi in spalla o per motivi più romantici, prendere in braccio, la propria femmina per un periodo di almeno 5 minuti. Questi 5 minuti consentono nel caso grave di portarla in salvo (anche se l&#8217;uomo stesso non è al 100%), nel caso romantico (che ne dura magari 1 o 2) di non sudare come un maiale e non ansimare come un maniaco.</p>
<p>3)<strong> La donna deve appartenere all’uomo come lui appartiene a lei.</strong> La responsabilità di chiarire e di delineare questa biunivocità è dell’uomo. E’ l’uomo che deve stabilire la precisa natura dell’accordo, che deve esprimere in modo chiaro e non equivocabile le proporzioni e le caratteristiche della relazione. E’ infatti l’uomo quello che ha la responsabilità della conquista, ed è suo onere proporre delle condizioni di rapporto, che poi dovrà mantenere.</p>
<p>L’uomo che propone un rapporto monogamo, consapevole che tradirà, si comporta da merda.</p>
<p>La donna che accetta un rapporto aperto ma dentro pensa “lo cambierò col tempo” è una cretina illusa.</p>
<p>Questi due punti chiariscono il 95% dei fraintendimenti del corrente secolo.</p>
<p>Appunto importantissimo è che l’appartenenza non è sinonimo di proprietà. La proprietà infatti si può affittare, trasferire, noleggiare, si può anche lasciare abbandonata per tutto il tempo che si vuole e si può concedere, diciamo, il passaggio&#8230;</p>
<p>L’appartenenza è una grande e incredibile tinta dell’amore, che non bisogna avere timore di manifestare e concedere al giusto partner. Questo non giustifica nessun tipo di abuso, se non quelli che ci vengono richiesti a gran voce ;-)</p>
<p>4) <strong>L’uomo è cacciatore, ed è dell’uomo l’onere della conquista</strong> (se entrambi sono single) ed è dell’uomo l’onere della continua, infinita riconquista, nel caso di coppia.</p>
<p>Alcuni uomini ora, immaginando le estenuanti fatiche di tutto questo penseranno “ma devo fare tutto io???” Si, devi fare tutto tu. Fin che si tratta di romanticismo, conquista, corteggiamento. Si, devi proprio fare tutto tu. Aspettati da lei le stesse risposte e commenti della tizia di “Figli di un dio minore”.</p>
<p>Se sei single, gli ormoni da psicopatico ti daranno una mano a non sentire fatica, se sei invece in una coppia, prova a pensare che la divisione della fatica sarà equa considerando che sarà lei quella che dovrà partorire. Se la cosa ancora non ti sembra equa allora cerca di fare in modo di farla partorire più volte, fino a che in qualche modo sarete pari&#8230;</p>
<p>5) <strong>L’uomo deve lavorare. Il lavoro dell’uomo deve essere sufficiente alla sopravvivenza</strong>. Tutto questo è in senso veramente strettissimo. Ci possono essere coppie in cui lei guadagna 100.000 euro al mese, lui 1.200. Quella coppia potrebbe sopravvivere con 1.200 euro? (magari con casa di proprietà e senza figli e stringendo la cinghia si, e allora è ok). L’uomo deve sapere di guadagnare quanto basta per fare sopravvivere la famiglia. Sopravvivere vuole dire che si può rinunciare a tutto e vivere del minimo minimo indispensabile, ma sufficiente a vivere.</p>
<p>Questo è un pensiero che l’uomo deve avere, è fondamentale. L’uomo che non si cura della sopravvivenza della propria famiglia non è sano. Non è normale.</p>
<p>Poi si lavora in due? nessun problema. L’uomo si dirà :” con il mio lavoro sopravviveremmo, aggiungendo anche il suo allora viviamo bene con tanti agi”.</p>
<p>Attenzione: Sopravvivenza = necessario per vivere in modo dignitoso – Agio = quello che è comodo e/o bello.</p>
<p>Quindi per l’uomo quello che sarà sufficiente è poter permettere la sopravvivenza della sua famiglia e una vita decente, anche se super povera, per il nucleo. Tutto questo, unendo i soldi che porta “lei”, si trasforma in una vita media, super, mega o milionaria.</p>
<p>6) <strong>L&#8217;uomo deve implementare la coltivazione della parola d’onore.</strong> Per l’uomo la propria parola è qualcosa di fondamentale importanza. E’ un bancomat morale, una fideiussione. Ma come posso sapere se tu farai quello che dici? Dipende da quanto vale la tua parola. Gli uomini di merda hanno una parola che non vale niente. I grandi uomini hanno una parola che vale tantissimo. E come si fa? Ci sono tre modi per farlo, e si usano sempre insieme. 1) dai la tua parola poco spesso, se puoi evitare evita. 2) dai la tua parola per garantire risultati che dipendono solo da te e non da cause esterne che non puoi controllare. 3) dai una parola legata al tuo impegno e non al risultato. (es: farò tutto quello che sarà in mio potere per xyz). Ogni volta che tu usi la tua parola o la migliori o la peggiori – Non resta MAI la stessa –</p>
<p>Fai bene attenzione, perché arriverà il giorno in cui non avrai niente altro oltre che la tua parola d’onore, e su quella potrai giocare il destino tuo o di qualche tuo caro. Una parola che si è fatta valere nel tempo ha più potere di una american express o di un assegno scoperto precompilato.</p>
<p>7) <strong>L’uomo deve essere in grado di fermarsi.</strong> Nel rapporto sessuale, o pre-sessuale, l’uomo deve sempre, sempre, sempre essere in grado di trovare la forza di fermarsi. Ci sono mille casi in cui si sente “oramai ci eravamo spinti oltre”. Non esiste. L’uomo deve sempre essere in grado di fermarsi. Con fatica? certo, immensa, ma bisogna riuscire a fermarsi. Diamo una dimostrazione pratica.</p>
<p>Lui e lei, serata in discoteca, alcolici e forse qualcos’altro inebriano l’aria. Lei conosce una sala in disuso della discoteca, ci sono dei lavori, si spostano in disparte e nessuno li vede. La situazione procede lentamente, il tanto da permettere quella rincorsa di ormoni che quasi da il malditesta. Lei accelera ogni fase, afferra la fibbia di lui e prima di abbassare il ponte levatoio gli sussurra, “sai, io in verità sono un uomo”.</p>
<p>Non importa quanto siano andati oltre i tuoi ormoni. Potrebbe anche starti per sanguinare il naso dal malditesta ma in questo caso tu devi tirare il freno a mano, fare tante belle piroette e anche schiantarti da qualche parte se vuoi, ma non si va oltre.</p>
<p>Oh, ovviamente, a meno che non si parli di una parrocchia ben differente, in quel caso nessun giudizio. Ma in questa situazione appena descritta è molto facile fermarsi, anche se non è da tutti.</p>
<p>Come si riesce in questo caso si deve fare nei casi in cui Lei cambi idea all’ultimo momento.</p>
<p>Lo so, è una rogna, tutto sembra perfetto e poi all’ultimo secondo “oh, non mi sento pronta”. Grrrr.</p>
<p>Lo capisco, è tremendo, ma non c’è una vera alternativa. Non se si vuole camminare a testa alta.</p>
<p>Se no tanto vale prendere a pugni le ragazze nei vicoli e violentarle con un coltello alla gola, voglio dire, non è che ci sia molta differenza. Se non sei capace di fermarti ci devi lavorare seriamente.</p>
<p>Ultima ipotesi, notte d’estate, fai un bagno nudo, i tuoi amici se ne vanno, si avvicina una ragazza stupenda, è la donna più bella che tu abbia mai visto, non serve una parola, iniziate a baciarvi mentre in cielo i fuochi d’artificio descrivono i battiti del tuo cuore. Il cavaliere è ormai in sella con petto in fuori, nell’attimo che precede il perdersi dentro il suo profumo lei sussurra, lieve, al tuo orecchio “chollaiddiesse”. Trattasi infatti di supergnocca livornese di facili costumi, che con moto di onestà, confessa la sua malattia. Cosa fai? non ti fermi? E forse lo buttavi da tergo all’uomo, ma ora mi sa che ti fermi eccome. E se ti fermi con uno che all’ultimo ti dice di essere un uomo o ti fermi con una che ti confessa tempeste virali, allora devi essere capace anche di fermarti semplicemente perché non è il momento giusto per lei. Magari tra 1 ora sarà il momento giusto o magari mai, ma ricorda che quando è contro la sua volontà è comunque stupro. (si lo è anche se sei tyson e lei è salita su fino in camera da letto con te, che lo sa bene che tipo sei e lo sanno tutti, e si è spogliata nuda e si è scritta “trombami” con la cioccolata sul corpo e poi, e poi ha detto “no dai, ho cambiato idea” che tu eri già a mezz&#8217;aria, in salto da felino con denudazione aerea. Anche in quel caso è stupro, la legge morale e anche quella normale, non ammette nessuna eccezione).</p>
<p>8) <strong>L’uomo deve essere in grado si prendersi cura della donna.</strong> Questo in tutti i frangenti. L’uomo ogni tanto deve essere capace di avere orecchio per i suoi racconti, per quelle slavine di parole tutte messe insieme che chissà cosa vorranno dire. Non importa, ogni tanto devi dedicare del tempo per fare in modo che lei travasi intere carriole di parole addosso a te. A volte saranno interessanti, a volte no, ma è necessità femminile quella di comunicare tutta una serie di cose alle quali sono collegate delle emozioni. L’atteggiamento migliore è quello empatico, infatti la donna non necessità di travasare concetti o fatti, ma emozioni, e più voi sarete “distaccati”, più parole serviranno perché lei pensi di avervi reso partecipi. 5000 anni di scuola di hokuto aiutano a rendere questo processo molto più lieve, ma purtroppo non posso aprire questo dojo, per la mia armonia di coppia devo lasciare qualche informazione segreta.</p>
<p>Essere in grado di prendersi cura di lei è fondamentale, è un concetto che prende in considerazione tutti i campi e ogni aspetto dell&#8217;essere umano, niente può essere lasciato fuori dalla conta.</p>
<p>Oltre all’ascoltare, per aiutarla a condividere, da un lato e a stemperare la pressione dall’altro, L’uomo deve anche saperla confortare. Il che non vuole dire dare una bella pacca sulla spalla, ma vuole dire, prima di ogni cosa, Non scomporsi. Il bambino piccolo quando si fa male guarda il volto della madre, se vede paura o spavento allora incomincia a disperarsi. L’uomo deve diventare, a tutti i costi, uno specchio di riflessione per la propria donna. Un punto fermo a cui riferirsi, una boa nel mare immenso a cui potersi aggrappare. TU, costi quel che costi, devi imparare a essere impassibile. Non si può diventare uomini senza imparare ad essere impassibili. Un giorno ti servirà dover gestire una sorpresa incredibile, come se fosse la cosa più normale del mondo, e quel giorno dovrai saperlo fare. Lei deve poter fare affidamento sul fatto che i tuoi nervi reggeranno, che tu sarai saldo, che nel più incredibile casino non sarai tu quello che si metterà a gridare in falsetto come una checca, sgambettando a destra e a sinistra. Prendersi cura di lei vuole dire saper riuscire a sintonizzarsi sui suoi bisogni e fare quello che è possibile per soddisfarli. Bisogna ascoltare e non è facile, perché si ascolta una radio straniera, che manda programmi in slang strettissimo. La buona notizia è che basta provarci e già si vince, basta provarci e continuare a provarci, non serve la perfezione.</p>
<p>Sapersi prendere cura di lei non vuole però dire FARLO. L&#8217;importante e fondamentale è solo l&#8217;essere in grado. Bisogna infatti sapere non fare niente. Le donne di questo pianeta sono fortunatamente tutte diverse tra loro, e non tutte quante vogliono essere aiutate. C&#8217;è un modo fantastico che ho scoperto per capire quando aiutare una donna. Attendere che lo chieda. Ho anche scoperto una cosa terribile, ovvero che fare qualcosa senza che venga chiesto, anche se è la cosa giusta, non solo porta a dissapori, ma annulla il desiderio. Se infatti tu prevedi il suo desiderio o bisogno e lo risolvi prima che questo si manifesti, le impedisci di desiderare, e se lei non desidera succedono tante cose molto brutte. Quindi si aspetta, lei desidera e decide come provvedere. Può provvedere da sola, per fattacci suoi o chiedere. Nel caso chieda allora potremo esaudire il desiderio e prenderci il nostro bel credito aladino. Lasciate che sfreghi tre volte e poi materializzate il vostro genio e poi esaudite il loro desiderio. (in effetti quella frase ha anche un doppio senso, potrebbe anche voler dire di farla un po&#8217; lottare per avere le cose e non fare troppo il burattino).</p>
<p>Essere in grado quindi non vuole dire fare l&#8217;ente di assistenza invalidi. Ma ogni donna ha determinati bisogni fondamentali, che variano da donna a donna, da momento a momento, ma quando veramente è necessario tu devi essere capace di dare quello che serve.</p>
<p>9) <strong>Sazia il suo mostro.</strong> Molti penserebbero che basta semplicemente darci dentro, trasformarsi in un compressore insaziabile per raggiungere lo scopo. Per saziare il mostro bisogna essere molto di più. Perché il mostro di una donna non ha una sola testa. Puoi metterti insieme ad una ragazza e trombarla nel migliore dei modi 5 volte al giorno per anni e lei potrebbe avere ancora pensieri per altri. Allora pensi, accidenti, dovevo massacrarla fino a farla zoppicare. Invece no, non sarebbe servito. Il mostro che vive dentro le donne ha più teste. L’unico modo è saziare ognuna di essere.</p>
<p>Una testa è quella del puro orgasmo, si tratta non di quello normalmente raggiungibile da loro stesse ma da uno stadio di completa destrutturazione di ogni istanza logica. Per capirci meglio, dopo un’esperienza totale sul quel fronte, non devono essere capaci neanche di parlare, nemmeno “tu tarzan,io jane”. L’altro mostro da combattere è l’adulazione preliminare, quell’abitudine a cibarsi dell’energia e delle attenzioni dell’uomo che stuzzica tanto “l’appetito”. Lei, unica stella, unico pensiero, unica in tutti il fantastilione di fantastilioni di femmine dell’universo. E da quello poi varie forme di gioco, tutte assolutamente non sessuali, anzi, anzi anzi.</p>
<p>Questa è la testa del desiderio e vive nel non avere, nel guardare, nel desiderare, nel fantasticare. E&#8217; la più difficile da saziare perché essa stessa si sazia soltanto con la fame, con la distanza, con la tensione, con il togliere e non con il dare.</p>
<p>L’ultima testa del drago è la capacità di comprendere davvero. Voglio dire, lei è donna , un pezzo di carne con due seni e un’alcova, tu sei uomo, un pezzo di carne con dell’eccedenza e spesso un pò di panza, ma poi? siamo solo carne tette culo e panza? Oltre questo e oltre al sesso siamo persone. Le donne brutte cercano di mostrarsi persone migliori, le donne belle purtroppo spesso nemmeno realizzano la necessità di esserlo, oppure al contrario ne sono schiave, ma alla fine siamo persone.</p>
<p>E allora tu oltre alle tette cosa pensi? e tu dietro quel serpente monocolare che cosa credi? Ma tu, se proprio dovessi portarti a 45°, cosa penseresti di questo fatto? e tu, se per un istante smettessi di trattare i codini come due redini, cosa credi che porterebbe il domani?</p>
<p>Potrei dire, sul filo di poco fa, che prendere una donna a 90° è cosa da poco, ma per stringerla a 360°, servono proprio braccia forti.</p>
<p>Un vecchio detto dice che la gallina che non becca, ha già beccato. Fate in modo che alle vostre donne non resti nemmeno lo spazio per una briciolina di pane&#8230; e se cammineranno come pistoleri del vecchio west, chissenefrega.</p>
<p>Ricordate che ogni testa deve essere saziata, se non lo farete voi, ci penserà qualcun&#8217;altro.</p>
<p>10) <strong>L’uomo ha una forma.</strong> La distinzione della fisiologia maschile e femminile è universale, le caratteristiche della forma maschile sono differenti dal quelle femminili. La donna cerca da sempre di evidenziare le caratteristiche femminili, per aumentare l’impatto sull’uomo.</p>
<p>La donna aumenta le sue caratteristiche estetiche di modo che l’uomo, predatore, scelga lei come preda. La donna è quindi una felice preda dell’uomo cacciatore.</p>
<p>Nello specifico, la donna colora le sue labbra e le sue gote per imitare lo stato dell’orgasmo. Questo richiamo sessuale porta un maggior numero di maschi a spingersi nel corteggiamento.</p>
<p>La donna inoltre aumenta il richiamo degli occhi, truccandoli e allungando le ciglia. Questo aumenta il suo più grande segnale che è proprio quello visivo.</p>
<p>La donna sfoltisce le sopracciglia per aumentare il controllo delle espressioni e per differenziarle sempre di più da quelle maschili che sono grandi e cespugliose.</p>
<p>L’uomo dal suo canto, tirerà la pancia dentro, allargherà le spalle, e cercherà un contatto visivo con la pulzella in questione.</p>
<p>L’uomo, come uomo, dovrebbe semplicemente evitare quelli che sono i comportamenti femminili. Ovvero la cura maniacale per l’aspetto fisico, la modifica dell’aspetto fisico, l’attesa di azioni dall’altra parte.</p>
<p>L’uomo ha da puzzà, (così dicono). Io nono concordo. L’uomo deve essere pulito, punto, niente cazzi strani e cremine e ciglia sottili e depilazioni. Doccia, due docce, tre docce. E vestiti puliti. Niente di strano, il resto lo fa il carattere, la forza d’animo, le palle.</p>
<p>Un uomo sogna di avere una ragazza bellissima, una donna non sogna di avere un uomo bellissimo.</p>
<p>E soprattutto, il “bellissimo” delle ragazze non è “un uomo che si mette più creme di loro, passa più ore dall&#8217;estetista/parrucchiere di loro”.</p>
<p>Perdere tempo a cercare la perfezione estetica ha senso se volete andare a cena con tiziano ferro, ma non se il vostro scopo e far tremare le mutande a una femmina di razza.</p>
<p>11) <strong>L&#8217;uomo deve usare la forza fisica nel modo corretto.</strong> Questo comporta essere responsabili della propria forza fisica ed utilizzarla in modo da trarne il giusto vantaggio. La forza fisica è un potere non indifferente, non bisogna ignorarlo. L&#8217;uomo per esempio potrebbe dire “tesoro, vai a prendermi il giornale che è in cucina oppure ti rompo un braccio”. Potrebbe non solo dirlo, potrebbe farlo. Potrebbe prendere una ragazza per strada e dire “ora facciamo sesso in quel vicolo oppure ti uccido a pugni in faccia”. E potrebbe benissimo farlo. Concordo, ci sono modi molto più veloci e meno faticosi di uccidere una donna, non è così immediato a pugni in faccia e ci va tempo e poi uno si fa anche male alle mani, però volendo è fattibile. Si può sempre dire, “ma poi vai in galera se lo fai”. Certo, ma è possibile farlo.</p>
<p>Il fatto che sia possibile non vuole certo dire che sia giusto farlo. La più grande differenza che esiste tra l&#8217;uomo e la donna è infatti proprio la forza fisica. Non per altro loro se ne vengono sempre fuori con il solito “calcio nelle palle”, che è forse il più noto punto debole del corpo maschile.</p>
<p>Ovviamente, si può usare la forza fisica anche per altri modi, oltre che per minacciare o massacrare di botte le donne. Ed è per questo che non bisogna vedere la forza come una cosa negativa. Si deve anzi sviluppare e riuscire ad addomesticare ai propri scopi.</p>
<p>La forza fisica serve per sollevare grandi pesi, per trarre lei o i figli o altri uomini in salvo da pericoli, serve per difendere se stessi o lei o altri da aggressioni. Infatti non tutti gli uomini sono dei pezzi di pane, amiconi, votati al bene del mondo. Ci sono tanti mascalzoni là fuori.</p>
<p>Nel momento in cui sarà necessario, se mai dovesse arrivare, devi essere in grado di diventare una bestia sanguinaria e secondo cosa e come, devi anche essere in grado di andare giù veramente duro.</p>
<p>Se gli aggressori dovessero essere più di uno non potrai permetterti il lusso di picchiare per fare male, dovrai andare sotto al massimo della forza e questo vuole dire mettere in conto l&#8217;ipotesi che il tuo colpo possa uccidere. Trattenersi in uno scontro impari apre la possibilità di essere sopraffatti, e ci sono dei casi in cui questo vuole dire morire o peggio. (e c&#8217;è di peggio).</p>
<p>Dubbi? Facciamo in modo di cancellarli con un solo esempio, ed è cosa successa e riferita spesso da telegiornali. Due o tre malviventi fermano la coppietta di turno, pestano lui e, legandolo da una parte, gli violentano davanti ai suoi occhi la ragazza. Lasciandoli poi andare a volte o uccidendo uno dei due altre, o come spesso accade, lasciando andare lei con lesioni tali che ci rimette la pelle e lui invece essendo più robusto riesce a sopravvivere.</p>
<p>Come vivi con una situazione del genere SE potevi evitarla? Come puoi convivere con un peso del genere? C&#8217;è un solo modo, ed è “avendo fatto davvero tutto quello che potevi fare”. Non risolvi nulla, ma almeno puoi sopravvivere moralmente se davvero hai fatto tutto quello che si poteva fare. Ma in un caso del genere, in inferiorità e magari con loro armati, l&#8217;unico modo è colpire con tutto quanto si ha a disposizione. Aprendosi alla possibilità che questo “tutto” possa anche uccidere.</p>
<p>Non la faccio semplice, togliere la vita ad un altro essere umano è qualcosa che credo si debba evitare in ogni modo, e credo che sia qualcosa di molto difficile da fare davvero. L&#8217;unico caso che ammetto per togliere la vita a qualcuno è per difendere la propria o quella di qualcun&#8217;altro. E lo ammetto proprio perché credo che la vita umana valga tantissimo e non potrei lasciare che la mia venisse presa, così, gratis.</p>
<p>12) <strong>L&#8217;uomo deve avere il coraggio di inseguire un fine. E inseguirlo con coraggio.</strong> Questo fine può cambiare, a seconda che si sia ottenuto quello precedente, a seconda che informazioni nuove o una maggiore maturazione, rendano il fine attuale obsoleto oppure non più congruo con i propri valori. Ma un fine ci deve sempre essere e deve essere chiaro. Questo fine va perseguito, con saggezza e coraggio, e va perseguito per se stessi. L&#8217;uomo è il capitano di una nave che è diretta verso un porto lontano, questa nave salpa anche da sola. Bisogna avere il coraggio di navigare come se si inseguisse la propria maledetta balena stregata e avere il cuore di accogliere nel proprio vascello chiunque serva allo scopo. In questo caso intendo chi sia interessato a raggiungere lo stesso nostro fine e sia anche utile al suo raggiungimento. Caricarsi di pesi morti è utile solo a chi necessita di idioti per sembrare più intelligente.</p>
<p>La tua donna sarà il tuo copilota, sarà un&#8217;alleata preziosa che vedrà cose che tu non vedresti mai, che ti racconterà quello che tu hai davanti agli occhi, in un modo talmente diverso che non potrai mai completamente comprenderlo del tutto, a volte dovrete chiudere gli occhi e fidarvi di lei. Ma non dovrete mai dimenticare che il volante è in mano vostra, e la responsabilità della guida è vostra. Il sogno che state inseguendo, dovrete certo inseguirlo come se foste da soli, ma dovete anche riuscire a condividerlo con lei e con chi vi seguirà. Il fatto che il coraggio per andare avanti sia dentro al vostro cuore è una necessità che vi farà superare le difficoltà senza dovervi appoggiare agli altri, e questo farà in modo che le persone che vi stanno intorno ripongano stima e fede nel vostro operato.</p>
<p>Senza una meta non c&#8217;è cammino, senza un sogno non c&#8217;è forza nel cammino. Senza una direzione si vaga. Non siete pecore e non dovete pascolare. La vita deve puntare da qualche parte e se siete dei grandi uomini, troverete il modo di rendere anche piacevole il tragitto, giorno per giorno.</p>
<p>13) <strong>L&#8217;uomo deve essere un buon padre.</strong> Si diventa padre quando nasce un figlio. Ma è necessario arrivare a quel momento preparati, e non basta leggere qualche libro, bisogna effettuare un lavoro interiore.</p>
<p>Iniziare a porsi delle domande, a fare delle ipotesi, a creare dei valori. Essere padre vuole dire non solo allevare un figlio, ma essere la sua guida. Aiutarlo a costruire se stesso ed essere l&#8217;acqua dei suoi “Perché”. Saranno tantissime, infinite, le cose che andranno improvvisate al momento, per questo motivo è importante fare un lavoro a priori. Un lavoro di chiarezza interiore, di definizione, di test di questa o quell&#8217;altra cosa.</p>
<p>Quali sono i valori che insegnerete a vostro figlio? Lavoro sodo, Amore, Costanza, Onore, Cavalleria, Bontà, Altruismo, Giustizia; Onestà, l&#8217;elenco è piuttosto lungo.. certo ma, in quale ordine li metterete questi valori. Siamo tutti d&#8217;accordo che si insegna sia l&#8217;onestà che l&#8217;amore, ma quale dei due viene prima? Tutti i valori devono essere in sequenza, è fondamentale.</p>
<p>E&#8217; fondamentale ed è difficile ed estenuante come lavoro.</p>
<p>Non si può essere davvero grandi uomini senza essere grandi padri. Questo non vuole dire per forza avere un figlio, non per forza metterlo in pratica e poterlo vivere, non a tutti è concesso questo dono e non tutti fanno questa scelta. Bisogna però esserlo dentro, essere preparati quanto possibile e coltivare quel lato, che da un giorno all&#8217;altro potrebbe essere messo in campo. Ci sono più modi di quello che sembra a prima vista.</p>
<p>14) <strong>L&#8217;uomo deve essere sessualmente autosufficiente.</strong> A dirla così si pensa subito male. Non intendo l&#8217;autosufficienza in senso, manuale. L&#8217;uomo deve essere responsabile della riuscita del rapporto sessuale, in modo completo. Deve dipendere solo da lui la riuscita dell&#8217;atto. Tutto quello che l&#8217;uomo lascia dipendere dalla donna può infatti venire a mancare. Se l&#8217;uomo si occupasse del 50% e la donna non fosse capace di fare il resto si avrebbe un rapporto sessuale soddisfacente a metà. Non esiste al mondo. L&#8217;uomo deve essere capace, con le sue risorse, di occuparsi del 100% e quindi essere in grado, con qualsiasi donna, anche con la donna che non fa “NIENTE”, di ottenere il massimo risultato. Questo vuole dire che deve fare sempre tutto lui? No. Questo vuole dire che deve essere in grado di farlo, quando serve farlo.</p>
<p>L&#8217;uomo procede a fare quello che deve fare e lascia fare alla donna quello che a)lei si sente di fare b)lui vuole lasciarle fare.</p>
<p>Essere sicuri e consapevoli di poter fare il proprio “dovere” sempre, senza avere la necessità di altro all&#8217;infuori di se stessi, è una forza necessaria e incredibile che trasforma l&#8217;uomo. Si entra in possesso di un potere e di una libertà che cambia per sempre la sfera sessuale.</p>
<p>Il vero uomo a letto deve portare i pantaloni. Magari nella vita li porta solo in quei momenti, ma in quei momenti li deve portare. Esistono anche uomini passivi che tra le lenzuola si adagiano e lasciano fare tutto alla donna leonessa, e probabilmente ci sono donne a cui questo va bene, ma non è di questo tipo di uomo che trattiamo qua. Ci limitiamo a trattare degli uomini quando ancora ce le hanno attaccate le palle, dopo il taglio sono uomini solo sulla carta.</p>
<p>15)<strong>L&#8217;uomo deve saper essere Cavaliere.</strong> Non confondiamo l&#8217;autenticità dell&#8217;essere a volte un po&#8217; bruti, o la sana grezzitudo che accompagna molti momenti della vita dell&#8217;uomo con l&#8217;essere delle bestie sempre. L&#8217;uomo deve sapere scegliere se essere cavaliere, e quindi avere certi modi nei confronti delle donne, o scegliere di trattarle come semplici esseri umani. La diversità tra uomo e donna porta a tante differenze. Non sono solo differenze fisiche, sono anche differenze di impostazione e non sono solo (e soprattutto) differenze generiche, ma capillari tra uomo x e donna y, tra Fabio e Lucrezia, tra Luigi e Roberta.</p>
<p>E&#8217; naturale ed è sano per l&#8217;uomo, a volte, essere cavaliere. Non credo siano evoluti abbastanza gli eccessi, di uomini troppo spesso cavalieri e con tutte le donne o uomini che non lo sono mai con nessuna. Troppo spesso è indice che il gesto non è sentito ed è oramai un&#8217;automazione o un dictat autoimposto, oppure se sentito è indice di un problema nel relazionarsi con le donne, a cui ci si affaccia con effettiva deferenza e sottomissione.</p>
<p>Per cavalleria intendo dei piccoli gesti, una certa eleganza, degli accorgimenti. Dall&#8217;aprire la porta dell&#8217;auto per farla salire, all&#8217;aprire la porta del locale ed entrare per primi, al versare da bere nel suo bicchiere, informarsi su cosa vuole ordinare e poi ordinare per lei al cameriere, mandare dei fiori durante il corteggiamento, fare un corteggiamento, fare qualche complimento come si deve, insomma tante piccole cose, che ogni tanto è bello fare, solo se fatto in modo sentito e senza esagerare e soprattutto fatto nel modo giusto, ovvero senza farlo da zerbino, ma con classe.</p>
<p>Questi i 15 punti della prima stesura del nuovo manifesto maschilista. La necessità di tutto questo nasce dal fatto che io sono maschilista, come molti uomini che conosco, e non ci ritroviamo affatto nella definizione che danno i dizionari, che si basano su qualcosa di vecchio e oramai desueto.</p>
<p>Essere maschilista, per come lo intendo io e i miei cavalieri, è una scelta di valori, è un grande impegno. Il vecchio maschilismo da “zitta troia sto guardando la partita” era una scappatoia, un modo per giustificare una non scelta di vita. Certo, vuoi avere le cose pulite, lavate, qualcuno che faccia la spesa, che allevi i tuoi figli, che se ne porti anche il peso, e che sistemi la casa, e che soddisfi i richiami degli ormoni. E come si fa? O ti innamori di quell’amore che dura e in cui ci si mette in gioco davvero, o paghi una (nell’ordine) lavandaia, governante, levatrice, assistente sociale / aio /psicologa, donna delle pulizie e puttana. Diciamocelo, per tutte queste donne bisogna guadagnare bei soldoni. E se non hai quei soldi e non sei innamorato allora fai in modo di trasformare un rapporto mediocre di qualcosa che sembri apposto. E magari pure lei si fa i suoi conti e da sola come una stronza non ci vuole stare tutta la vita. Peccato solo che tutti e due non abbiano creduto un pò di più che “quello giusto” c’era anche per loro. ma non importa.</p>
<p>Ma essere maschilista per come dico io non è facile come sposare una donna di un 1 metro e 20 con la testa piatta (sebbene la tradizione dica sia ottima come porta boccale di birra).</p>
<p>Il Maschilismo (o maschilosofia) che si professa qui è uno stile di vita, è una venerazione della donna, non certo un denigrare. Ma che senso avrebbe che io mi mettessi in movimento per la conquista di qualcosa di scadente?</p>
<p>La mia donna è la femmina più incredibile che questo mondo abbia mai visto, una miscela di dna che mi ha drogato al primo istante. Io l’ho cacciata con la furia di chi ha nelle vene il veleno più mortale e rincorre l’unica cura rimasta. Lei è per me l’astrazione di ogni ideale, lei è quel prisma attraverso il quale la mia luce diventa una tempesta di colori. Lei è l’unica infinita ispirazione.</p>
<p>Cosa diranno i vecchi maschilisti, di quella loro donna inferiore, che però si portano appresso&#8230; quanto sarà poi stato complicato convincerla? ben poco tanto era così cretina, e i loro figli, oh si , non voglio pensare al loro dolore nel dover mescolare il loro dna con quello scarto di donna inferiore&#8230; oh poveri loro che se la devono portare appresso tutta la vita.</p>
<p>Io non farei mai un figlio con una donna inferiore a me. Il mio dna sarebbe mescolato a uno inferiore, il mio codice genetico verrebbe danneggiato dal suo “stupido” dna. Verrebbe fuori magari un figlio simile a me ma che è, fondamentalmente, un cretino. Bella vita che hanno fatto i maschilisti dei tempi andati. Uh invidia, invidia.</p>
<p>Essere Maschilisti, per come si deve, è un lavoro incredibile. E davvero, viene da dire, “ma chi me lo fa fare?” &#8230; questa è la domanda che si pone chi non ha trovato la femmina giusta. Cerca meglio amico mio, quando avrai il giusto pianoforte sotto le mani, allora suonerai ogni musica.</p>
<p>La donna giusta ricambierà per quanto le compete. Quando si diventa un uomo incredibile non ci si accontenta certo di una donna qualunque. Tutto la fatica nel migliorarsi e nel rendere la tua e la sua vita, una grande avventura meravigliosa, ti tornerà indietro moltiplicata. Fare la cosa giusta perché va fatta e non per pensare al ritorno, sicuramente è la strada giusta. Questo non vuole dire che uno poi non valuti la questione, questo non vuole dire che ci si accontenti di qualcuno che non è alla nostra altezza. Difficilmente diventerete grandi uomini facendo “le cose che portano dietro in cambio altre cose”, difficilmente andrete avanti guardando nel piatto degli altri. Difficilmente diventerete persone gigantesche se contate il bene che ricevete e ne date di conseguenza in cambio. Ma è anche vero che ancora più difficilmente, quando diventerete super maschi da competizione, vi accontenterete di una insipida donnicciuola da quattro soldi che non vi merita. Accontentarsi mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>le fasi del rapporto affettivo</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 04:07:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Per mille altri utilizzi è bene dare una definizione delle fasi del rapporto, in modo da poter avere una, seppur super semplificata, visione della relazione affettiva. Non se ne abbiano a male quindi gli amanti del particolare e dell&#8217;eccezione se, in questa sede, si cercherà di dare una definizione più generale possibile, per permettere una visione d&#8217;insieme.</p>
<p>Con un quadro generale sarà molto più semplice comprendere come mai alcune donne che si lamentano di una vita di coppia infelice, tradiscano il partner e non intterompano la storia, avendo a disposizione un nuovo e appassionato amante che sarebbe ben felice di subentrare al posto del poco attento fidanzato ufficiale. Come mai queste donne, così infelici e così lamentuose, che sembrano anche delle amanti così appassionate, decidono di rimanere in una storia così infelice, visto che potrebbero iniziarne una nuova con il rampante amante che non chiede di meglio?</p>
<p>Per fare questo è necessario percorrere le fasi della fomazione della coppia, per comprendere i processi che vengono lentamente stabiliti tra i partner e comprendere in quali casi si arriva ad una coppia stabile e in quali non ci si arriva e sorpattutto, quali sono i motivi fondamentali che si nascondono dietro il tradimento, che in questo caso verrà chiamato tradimento di mantenimento. Ma procediamo per ordine, cercando di non lasciarci scappare nessun dettaglio&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel momento in cui un uomo ed una donna si guardano negli occhi può iniziare il percorso che porta due individui a formare una coppia.</p>
<p>La prima fase  è la proiezione affettiva. Con questo nome indichiamo quelle cose che vengono immaginate nel partner, queste vengono proiettate in modo non consapevole, potremmo dire immaginate precedentmente. Questa è infatti una procedura che  trae la sua forza da un lavoro antecedente il rapporto, che è la formazione di quello che comunemente viene definito come ideale, come &#8220;gusto&#8221; in fatto di donne, ma che a ben analizzare si estende molto oltre al senso comune e per la sua estensione abbiamo trattato l&#8217;argomento a parte.  <a title="la proeizione affettiva" href="http://www.cosedamaschi.com/proiezione-affettiva/" target="_blank"><strong>proiezione affettiva</strong> (clicca qui per approfondire)</a></p>
<p>Una volta che si è stabilita una proiezione efficace avviene il secondo passo che è l&#8217;investimento emozionale. La persona, (oramai possiamo lecitamente dire, il partner) viene investito dei sogni, delle aspettative, delle speranze, dei progetti riguardanti l&#8217;ideale di coppia, e viene trattato (fino all&#8217;esperimento della fase di proiezione) come simbolo femminile o maschile, la dinamica di coppia è infatti valida per tutti e due i sensi.</p>
<p>Dopo la fase di investimento avviene quella che ho avuto modo di definire la fase di cablaggio, o unione dei cavi. Nome che deriva dalla metafora del cablaggio che andiamo subito a vedere nel dettaglio.</p>
<p><a title="la metafora del cablaggio" href="http://www.cosedamaschi.com/metafora-cablaggio/" target="_blank"><strong>Metafora del cablaggio (clicca qui per approfondire)</strong></a></p>
<p>Secondo questa esemplificazione, vediamo che nella fase di cablaggio, le due persone tentano di connettere le varie esigenze, cercando di trovare quindi soddisfazione ai propri bisogni. Ammetto che il nome non è il più melodico possibile, ma l&#8217;alternativa, ovvero connessione, non rendeva al meglio l&#8217;immagine tentacolare delle energie che cercando la strada nel sistema altrui per innestarsi.</p>
<p>Un piccola digressione di  carattere olistico: Per i conoscitori del sistema energetico questi concetti saranno più semplici e si può pensare a questa fase di connessione come all&#8217;unione delle relative energie dei chakra, che infatti scorrono nell&#8217;uomo e nella donna in senso opposto, per rendere l&#8217;unione dei due corpi ancora più pratica dai molteplici livelli energetici. Nell&#8217;abbraccio dei due corpi, si ha quindi il combaciare di ogni chakra principale, lo scorrimento opposto in quel momento permette ai vari vortici di essere uno di fronte all&#8217;altro e procedere all&#8217;unisono.</p>
<p>Se la fase di cablaggio arriva ad un buon livello si passa alla fase di deoggettivazione del partner e quindi al completamento del cablaggio. In questa fase si rinuncia alla proiezione e si accetta il partner come essere umano, si slega quindi dalle fantasie e dagli ideali di base e si comprende e si accetta come individuo a se stante, in questo modo si può completare il cablaggio di ogni entrata e uscita, accettando tutte le differenze di voltaggio e di materiale che sempre avvengono tra uomo e donna.</p>
<p>Si immagini per avere un&#8217;idea più chiara, di dover iniziare un puzzle senza avere la figura di riferimento. Dai primi pezzi si indovinerà quale possa essere la figura, e si costruirà utilizzando i pezzi che si riconoscono collegati a questa idea indovinata (proiezione). Mano mano che si procede a unire dei pezzi, bisognerà accettare la vera natura della figura, rinunciando, pezzo dopo pezzo, all&#8217;idea fantasiosa iniziale, e sostituenda con la realtà. La deoggettivazione totale è il complmetamento del puzzle, ed è quindi una fase solo teorica, visto che non si può conoscere del tutto una persona.</p>
<p>La fase di cablaggio può non riuscire del tutto o successivamente ci può essere una fase di degradazione. Vedi i mille casi in cui prima c&#8217;era sintonia e poi questa manca, tutte quelle volte in cui si sente raccontare “era tanto carino, era tanto dolce, era etc etc etc, e ora non più”. La fase di cablaggio può anche non arrivare ad un livello soddisfacente, e a questo può seguire un tentativo di riparazione in cui ci si rende conto che il rapporto è manchevole ma si tenta di porre rimedio. Se non si passa alla deoggettivazione però non si può uscire dal circolo vizioso si procede per vicoli.</p>
<p style="text-align: left;">Quando infatti si creano questi problemi una delle due parti in causa prende una scelta. La scelta di disinvestire, quindi di fare rientrare dentro di se i sogni e le speranze e tutto il resto, preparando la strada per la rottura del rapporto, oppure si passa all&#8217;outsourcing. Con il termine outsourcing vogliamo identificare,in modo anche un po&#8217; ironico, la via di risoluzione che richiede un lavoro di agenti esterni.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Schematizzando: proiezione e  investimento, poi inizio cablaggio a cui segue la doggettivazione e fine del cablaggio ( <strong>→</strong> stabilità ) oppure il cablaggio parziale (→ outsourcing o rottura)</strong></p>
<p>Nel caso, quindi, in cui il rapporto non renda felice una delle due parti, se non avviene la rottura, avviene la sostituzione del bisogno relativo. Per rifarci nuovamente alla metafora del cablaggio, la persona che non è soddisfatta, andrà a cercare all&#8217;esterno quegli in e out delle risorse che mancano. L&#8217;atto è eseguito per mantenere il rapporto stesso, quindi nella soddisfazione stessa si riconferma e si riconsolida lo status quo della relazione.</p>
<p>Per aggiungere un po&#8217; di carne al fuoco propongo un&#8217;ulteriore metafora, che chiarirà a molti maschietti la realtà della questione.</p>
<p><a title="metafora alfa75 evoluzione" href="http://www.cosedamaschi.com/metafora-alfa75/" target="_blank"><strong>Metafora dell&#8217;Alfa 75 Evoluzione (clicca qui per approfondire)</strong></a></p>
<p>In moltissimi mi hanno scritto chiedendomi informazioni su questo punto, la situazione è sempre la stessa per tutti quanti, questi poveri ragazzi mi scrivono “lei è fidanzata, siamo stati insieme ma ora lei non molla il ragazzo, eppure mi dice che non è felice, ed io la rendo così felice”.</p>
<p>Si, si , tu mi piaci, come si direbbe in full metal jacket.</p>
<p>Il problema è che il tradimento che è stato fatto è proprio quello che consolida la relazione preesistente, quello è stato il gesto per non lasciarlo.</p>
<p>La verità in questi casi è brutta, triste e puzzolente. Sarebbe bello potersi prendere da soli un po&#8217; in giro, pensare che lei non ce la fa a lasciarlo, che davvero è legata a noi, che un giorno magari ce la farà, che è questione di tempo. La verità la conosce ogni uomo, perché tutti noi abbiamo preso una bella dose di due di picche, tanti da capire che quando una donna vuole mandarti ad ortiche, lo fa. Quando una donna vuole darti il benservito, lo fa. E lo fa con tante storie, con tante scuse, con tanta dolcezza magari, e magari con un viso così contrito che ti viene da pensare che sia lei quella che ci soffre mentre tu le lo stai prendendo in saccoccia. Ma lo fa.</p>
<p>Chi si vuole illudere che una qualsiasi donna su questo pianeta possa agire diversamente si illude. Ammettere qualcosa di diverso vuole dire ammettere il caso di una donna che vorrebbe darti il due di picche ma che, per pietà, non lo fa e te la molla. Folle. Chi pensa questo è da rinchiudere in una torre con solo l&#8217;introduzione del nome della rosa come unica lettura. Che si estingua in solitudine e non appesti questo mondo chi pensa che una qualche donna possa donarsi per pietà. Nemmeno le donne più orrende, nemmeno quelle grasse e con il naso da tucano mai si doneranno all&#8217;uomo più bello se è la pietà a muoverle.</p>
<p>Ci sono però delle motivazioni differenti che possono entrare in causa quando una ragazza, che ha tradito il suo ragazzo, non lo vuole lasciare. Sono delle eccezioni plausibili, anche se poco probabili da un punto di vista statistico. Basterà disinnescare il motivo base ed isolarlo per verificare se proprio una di queste cause d&#8217;eccezione è la motivazione del protrarre della relazione.</p>
<p><strong>le eccezioni sono 4:</strong> vergogna o paura delle conseguenze, attaccamento, vendetta circolare o essere convinti di non meritare la felicità.</p>
<p><a title="le eccezioni del tradimento di mantenimento" href="http://www.cosedamaschi.com/eccezioni-tradimento/" target="_blank"><strong>Le eccezioni al tradimento di mantenimento (clicca qui)</strong></a></p>
<p>La fase della rottura poi a volte è seguita da un ritorno di fiamma, non sempre infatti alla fine di una relazione segue direttamente la rinuncia a tutte quelle risorse che si potevano attingere fino a poco prima. Questo è anche dovuto al fatto che nella solitudine c&#8217;è una sorta di auto cablaggio, in cui ognuno attinge dalle proprie risorse, o da quelle sempre disponibili di familiari e amici, che però vengono considerate come all&#8217;interno della propria area. Questo porta, quando finisce un rapporto, a non riconoscere più se stessi, privati di quelle risorse che (come era nel rapporto famiglia/amici) si consideravano proprie in modo non corretto. La scissione quindi dall&#8217;altro lascia stupiti e confusi e non è raro che si cerchi di mantenere o restaurare una qualche connessione, laddove ci si senta privati di qualche connessione fondamentale.</p>
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