Il Non Amore
Feb 10th, 2010 | By Redazione | Category: filosofiaNon lo so quanti anni hai, e forse, non importa. L’amore non ha eta, e questo è vero, la mancanza d’amore però ne ha. Se cammini nel deserto da dieci minuti, o se stai morendo dietro una duna, solo come un unicorno: cambia. L’amore è molto buffo, a guardarlo da fuori. La mancanza d’amore, la disamorazione, lo è ancora di più. Non c’è una legge in materia, ma ci sono ottime percentuali e statistiche. Da quanto non ami? da quanto tempo non sei amato? Quando non vieni amato cosa fai? Sei di quelli che fanno la loro strada e chi se ne frega o inizi ad abbassare la mira, fino a puntare alla balena da fava, di cui parlava anche il noto capitano del romanzo? E quando la fortuna gira invece?
L’amore e la sua mancanza sono molto buffi, ma solo da fuori. E’ come vedere una rockstar, quando è in voga si getta dal palco, evita incazzato i fotografi e le folle, ma nello stesso tempo, frequenta le feste di grido e si veste in modo sempre più smesso. Questo nella buona sorte.. ma quando la luna gira inizia il fiatone, iniziano le canzoni accorate, le manifestazioni di beneficienza, le lunghe e accorate interviste, e tutto è permeato da una graziosa disponibilità e un sorriso buono per tutti.
Sono tutti bravi a fare i bravi ragazzi quando le cose vanno male, tutti sono capaci di un sorriso dimesso e quell’aria da “anche se meriterei molto di più, vivo quello che posso”. Quando la luna gira male iniziano le promesse a se stessi e al mondo.
“Quando mi capiterà la donna giusta io si che l’amerò profondamente”.
“Se io potessi avere – lei – la tratterei come l’unica donna del mondo”.
“Quando una donna mi amerà io la renderà la donna più felice tra tutte”.
“Quando amerò IO mi ricorderò sempre di quello che provo adesso”.
purtroppo sono cazzate.
Non è che non sono cose che succederanno, non è che tutto passa e non resta alcuna traccia, ma non succede mai proprio così, un pò si dimentica.
Passi un periodo da schifo, non hai soldi, mangi quello che trovi per strada, ti lavi quando ti piove addosso e dormi sotto i ponti. Un bel giorno diventi ricco sfondato, tutto cambia, vivi il sogno della tua vita, e in quel momento tu lo pensi. Sei sicuro, assolutamente, dici: “non dimenticherò mai quando mangiavo le mosche dalla faccia dei bambini neri e con la pancia gonfia”.
Ne sei sicuro, ma non sarà così.
Quella tristezza, quella morte dell’anima, sarà poi soltanto un ricordo.
Qualcosa che non potrai più toccare, la tua anima la ricorderà solo a tratti.
Questo è un bene, e questo è un male. Nelle stesse proporzioni.
Si dice che una donna, dopo il parto, dimentichi i dolori che ha dovuto sopportare, se così non fosse non partorirebbe mai un secondo figlio.
Non so se anche l’anima ha bisogno in parte di lasciarsi quel dolore alle spalle per poter riuscire a volare nell’amore. Ma quando ami non puoi portarti dietro il peso di quel dolore, con quel peso di morte, con quell’anti amore, nessuno potrebbe mai riuscire a volare nel vero amore. Ti puoi avvicinare, ma per entrare nell’amore bisogna essere molto più leggeri.
Così si dimentica un pezzo, non si dimenticano i fatti, solo quella puzza di sigarette spente male, quell’odore di stagno e rane. Si dimentica cosa significa l’essersi oramai convinti di dover restare “soli”, per sempre.
Io non sono “tutti gli uomini del mondo”, non lo so se tutti voi ci siete passati, in qualche momento della vostra vita, non so “quanto ci siete passati”.
Non posso parlare di questo, in modo generico, non esiste un “generico”.
Qui esisto solo io, con la mia storia, tu con la tua storia, noi con ognuno la nostra storia. Tutti abbiamo avuto il “non amore”.
Non è odio, non è solitudine, è la differenza tra respirare e qualcuno con la bocca sigillata alla tua, che respira i tuoi polomoni.
Non trattieni il fiato. Ogni secondo ti ruba la vita dalle ossa.
Non sto parlando di un momento in cui nessuno ti ama, un periodo in cui non sei attraente, in cui le ragazze ti ignorano. Parlo di quel momento in cui ti rendi conto di non essere in grado di poter essere amato.
Provo a spiegarlo in altre parole, anche se ora, chi è passato da questo ponte già ha capito.
Io, e altre persone con cui ho avuto modo di parlare personalmente, abbiamo sperimentato una fase nell’evoluzione in cui si è assolutamente convinti di:” non essere adatti all’amore / essere sicuramente esclusi dalla possibilità di essere amati in modo vero / essere condannati alla solitudine eterna”.
Ora che è tutto chiaro, e che il concetto è finalmente palesato arriviamo alle conclusioni e al motivo dello scritto, che è indirizzato solo a chi ha provato questo tipo di fase.
Hai provato questo sentimento e ancora l’amore non ti ha toccato: Non lo dimenticare, ripensaci, anche se ora non ami e nessuno ti ama, tieni questo ricordo vivo. Vivi più che puoi anche questo dolore, la vita lo smusserà, la distruzione è creativa, evita solo che l’inedia e la noia di spengano. Usa l’onda di energia della solitudine per lavorare su te stesso, migliorati secondo i tuoi canoni, diventare un “te stesso migliore” è il trampolino di lancio per cose che capiteranno per strada.
Hai provato in passato questo sentimento ma l’amore ti ha salvato. Non lo dimenticare, ritorna su quei momenti, ricorda le tue promesse, ricordati cosa significa la consapevolezza di essere condannato a non essere compreso, a non essere amato, a non poter condividere quello che urla nel tuo petto. Ricorda le faccie terrorizzate di quelle ragazze che leggevano le tue parole, che ascoltavano i racconti del tuo amore, ricordalo sempre, perchè ogni goccia della donna che ti ama non vada mai sprecata. Ricorda cosa significa veramente la rinuncia forzata all’amore, per non dare mai niente per scontato.
Non hai mai provato questa forma di dolore? immagina come sarebbe, vivere un periodo di questo tipo, potrebbe essere lungo un mese, un anno, dieci anni. Se riesci a vivere questa idea, potrai usare la forza che ne consegue.




Un mese, un anno, dieci anni o una vita intera. Sì, perché c’è anche il caso di coloro per i quali la fase del “non amore” inizia con la nascita e non finisce, mai. Per queste persone è ancora più importante rimanere costantemente in contatto con questa emozione, perché essa è il punto di partenza per avviarsi sull’unica strada da essi percorribile: l’amore di sé.
Complimenti per il tuo testo.
Certo hai ragione, bisogna sempre essere consapevoli, se no il tempo e i giorni trasformano ogni istante nel grigio dello “scontato” e in quello ogni cosa si perde e si confonde. Il dolore può aiutare a riflettere moltissimo, ma non è il dolore in se che insegna, come dice quel detto, l’unica verità che trovi in cima alla montagna è quella che tu stesso hai portato in vetta. Grazie per il commento.