La lingua delle donne
Jan 21st, 2010 | By Redazione | Category: pianeta donnaSe andiamo in cina, e sentiamo parlare un cinese, subito comprendiamo che si tratta di una lingua differente alla nostra. Anche leggere i loro quotidiani è per noi impossibile (a meno di tante ore di corso di cinese). Se andiamo in Francia qualche parola la comprendiamo, anche solo una decina. Questo ci permette di poter pensare di capirci qualcosa e di trovare buffe tutte quelle loro espressioni facciali. Tra uomini è donne la differenza è ancora peggiore. Questo perchè loro parlano cinese, noi pensiamo parlino francese, e sulla carta sembra italiano lineare. Questo ci da l’impressione limitante di poterci capire qualcosa, sapendo una decina di parole. Uno dei modi più veloci per poter inziare a comprendere il linguaggio delle donne è ammettere a noi stessi che si tratta di qualcosa completamente alieno, che non condivide alcuna base comune. Sarò l’ennesima persona che vi ripeterà che in una comunicazione tra due persone la componente verbale è minima, il restante è devoluto al linguaggio del corpo, alla comunicazione non verbale e alle espressioni facciali. Anche gli uomini utilizzano la comunicazione non verbale, non è un’esclusiva delle donne, però è esclusiva delle donne l’utilizzo delle parole come se fossero delle figure retoriche. La comunicazione quindi femminile non si basa sull’effettiva frase pronunciata, ma sulla frase inserita nel contesto di comunicazione non verbale e collegamento empatico. Questo significa precisamente che mentre per l’uomo una frase è un mezzo che trasporta dei concetti, delle nozioni, dei dati. La frase per la donna è un mezzo che trasporta emozioni, sentimenti, stati d’animo. Questo unito a dettagli delle sopracitate.
Troppo facile e squisitamente inutile criticare le donne per questo. La nostra conformazione è differente e pertanto in qualche modo bisogna porre rimedio. I rimedi possibili sono due.
1) Si prova ad imparare a memoria tutta una serie di cifrari e codici che utlizzano le donne, riuscendo quindi a decriptare le più normali emozioni trasmesse e tradurle in frasi che per noi abbiano un senso. Se per esempio ci rendiamo conto che di fronte a stati di rabbia vengono utilizzate esasperazioni dei concetti. Cose del tipo “Non parliamo mai, Vuoi sempre uscire con gli amici e non sei mai a casa” Possiamo facilmente dedurre che quelle sono parole con cui viene “dipinto” il sentimento, ed è inutle rispondere “ah no, due giorni fa ero a casa quindi non puoi dire che non sono “mai” a casa, ma solo “ogni tanto” non sono a casa!” SI può considerare anche il fatto che se loro parlano quel genere di linguaggio emozionale, hanno anche bisogno di sentire parlare la loro lingua, quindi probabilmente in molti casi esaspereranno le cose per poter creare dei varchi emozionali nell’uomo, di modo da porter comprendere qualcosa nella loro lingua. Se le frasi delle donne venissero interpretate come una forma d’arte e non come linguaggio logico sarebbero di certo più chiare. A questo proposito mi viene in mente una storia delirante che raccontai tempo fa. Oliviero Toscani è sposato, ha un pò di influenza e gli è andata via la voce. La moglie è fuori a lavorare e lui stanco e malandato non ha la forza di alzarsi dal letto. Alle 14.30 la moglie torna a casa e va a vedere come sta, lui è nel letto tranquillo, con viso impassibile, le sorride e le mostra una foto di un bambino africano (di quelli col pancino gonfio e le mosche in faccia). La moglie quindi gli va a prendere qualcosa da mangiare.
Questa storia era una delle mie metafore per esprimere la visione dell’artista e come i concetti vengano amplificati dall’arte che spesso li stravolge, e che quindi quando ci si appresta ad analizzare un’opera d’arte bisogna riuscire a trovare la giusta conversione dei valori, la giusta scala per poter comprendere il significato nonostante l’arte. La prossima volta che litigate tenete a mente Oliviero con un certo appetito che per comunicarlo utilizza un bambino del Biafra, potrà darvi una chiave per comprendere il senso che sta dietro le emozioni che vi stanno investendo.
2) Si cerca di imparare il loro sistema di comunicazione animale. In questo caso (stranamente) non è inteso come diminutivo o negativo in alcun senso. La parte animale dell’uomo è probabilmente la sua parte più nobile, imparare come fanno loro a connettersi emozionalmente è qualcosa che potrebbe portare l’intera razza umana ad una notevole evoluzione. L’uomo d’altro canto, non avrebbe così tanta necessità a un uso così preciso di termini ed espressioni se potesse stabilire un legame emozionale con la persona con cui vuole comunicare. Questo perchè molto spesso, soprattutto tra partner, si parla allo scopo di trasmettere gioia, o rabbia, o affetto all’altra persona. Se ci si connettesse al partner in modo perfetto non ci sarebbe affatto bisogno di parole per trasmettere emozioni e stati d’animo. Con connessioni imperfette sono invece necessarie sempre più parole, fino ad arrivare all’uso estremo della parola, come unico veicolo del nostro sentire, che non trapela da niente altro. Sicuramente non è qualcosa di facile, ma le cose facili vengono fatte in automatico, senza nemmeno pensarci, tutte le cose in cui ci si cimenta sono sempre cose difficili, fino a che non riescono. Allora questa diventa solo una cosa difficile come tutte le altre, ne più ne meno. D’altronde moltissimi uomini ogni tanto riescono ad entrare in profonda coesione empatica, questo significa che la razza “maschiale” non è limitata in quel senso, ma solamente meno incline a impiegare le proprie forze in tal senso. E’ un pò come stirare una camicia, qualsiasi imbecille ci può riuscire, magari ci si mette un ora, magari non è stirata perfettamente, ma è stirata. Non è necessaria una coesione al 100%, basta qualcosina e tutto gira più facilmente e poi la pratica renderà sempre più alta la percentuale di fusione.
A voi la scelta del rimedio da adottare, o la scelta di continuare a credere che stiano intendendo precisamente quello che stanno intendendo. Con le numerose testate che ne conseguono.




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[...] Lo stato dell’arte è riuscire a creare un piccolo mondo, in cui esistiate solo tu e lei, il dialogo e gli sguardi sono le due armi più grandi che hai, cerca di interpretare le emozioni che scorrono in quello che dice, decifra cosa prova partendo dalle sue parole (per approfondire puoi leggere qui : “la lingua delle donne”) [...]
wow sei un genio :)