Lo Zen e l’arte di cercare monete

Jul 5th, 2009 | By Redazione | Category: varie

Camminava sulla parte della strada che dava verso il mare,
strisciando i piedi, con passo svogliato colpì qualcosa. Una moneta.
La prese, girando lo sguardo di non molto, trovò un distributore di bevande,
raccolse la moneta, raggiunse il distributore automatico.
Prese la moneta impolverata, invece di ripulirla la buttò dentro:
nell’attimo in cui il bordo zigrinato della moneta girava sul pollice,
rotolando nella fessura e scivolando via,
lui vide quel primo luccichio d’oro. il distributore non comprese.
Niente bevanda, niente resto. Forse un’allucinazione dovuta al caldo.
Così perse il primo giorno.Il secondo giorno, tornò sui suoi passi, ma in quel punto non trovò nulla.
Cercò sul marciapiede, scavalcò quindi il muretto di pietra che lo separava dalla spiaggia.
Osservò la spiaggia, scavò piccole buche a caso, poi l’ispirazione.
Prese un tubo, robusto e cavo. Studiò una sua teoria e appoggiando il tubo sulla sabbia iniziò a saltarellarci sopra.
Così perse il secondo giorno.

Il terzo giorno era troppo stanco per essere disperato, posò il tubo a caso e affondò di qualche palmo. Non fù con sorpresa, ma con magia, che trovò tre monete. Le ripulì e le lucidò.
Si mise subito a scavare li intorno, ma la sabbia circostante, scivolava da dove l’aveva appena tolta.
Senza l’acqua, la sabbia non si poteva smuovere con le mani, si ritrovò presto esausto e riposò.
Così perse il terzo giorno.

il quarto giorno si avvicinò al mare, seguendo la linea leggera che un minuscolo sasso lasciava mentre rotolava sulla sabbia. Aprì le braccia e si sraiò, iniziò a girare su se stesso, lentamente. Lasciò che quel movimento ipnotizzasse i suoi muscoli, come a tenerli buoni, in silenzio, per lasciare, alla mente, un palco quieto. Iniziò così a passeggiare con i suoi pensieri. Quando fù pronto, iniziò a girare non solo su se stesso, ma seguendo la sabbia. Seguendo il vento, l’odore del mare, ogni rumore, il sole e il silenzio stesso.
Quando si sentì in armonia si fermò e scavò una gigantesca buca.
Arrivato sul fondo mise il viso sulla sabbia, accarezzandola e respirandola.
Con le narici così vicino che dovette fare piano per non inspirarla nei polmoni.
In quella pace si sentì un essere umano e parte di qualcosa che era oltre lui e il conosciuto.
Abbracciato a quella pace pianse, e accarezzando quelle lacrime, a pochi istanti di sabbia sotto, trovò 100 monete d’oro, distese una di fianco all’altra, come un tappeto dorato.
Sorrise, le strinse al cuore e restò immobile in quell’istante di vetro.
Così perse il quarto giorno.

Il quinto giorno il sole non batteva più dritto su di lui, i rumori più forti erano attenuati, viveva in quell’attimo di eco di pace. Sulla scia della vita socchiuse i suoi occhi e distese il sorriso.
Così perse il quinto giorno.

Il sesto giorno contò le monete, le pulì e le distese sul suo corpo. Passando la mano sulla sua pelle era come se lui stesso fosse d’oro, ma non tra una moneta, e un altra.
Mise il cuore sul fondo della grande fossa, passò le mani sulla sabbia fino ad appianare ogni distrazione, poi si ricordè di quel tubo, lo piantò nuovamente e iniziò a saltellarci sopra.
Alla prima trovò 300 monete, ma non si fermò. Trovo quindi 1000 monete al secondo tentativo. Continuò. Nel silenzo di ogni parte di sè, nel coro di ogni parte di sè, trovò il forziere con 100.000 monete d’oro. L’unica cosa che riuscì ad urlare furono i suoi occhi, il resto era anche quello, oramai, tesoro. Si immerse, lasciandosi un solo modo per respirare.
Così perse il sesto giorno.

Il settimo giorno sorrise. Si sollevò dal forziere, rimise ogni moneta al suo posto, rimise la sabbia al suo posto, e ricominciò avidamente a cercare.
Così imparò ad amare le donne.

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