Meteorologica Zen del XV Secolo

Jan 18th, 2009 | By | Category: varie

guerrierozenGiappone, anno 1422. Era Muromashi, sotto l’imperatore Shoko. In un piccolo villaggio di contadini il vecchio padre Yuuto attende l’arrivo del giovane figlio Daiko a casa, adagiato in modo composto davanti alla finestra. Il padre sentito l’avvicinarsi di qualcuno non si mosse e continuò a guardare fuori dalla finestra. “Sono di ritorno, padre” disse Daiko, “Sei in partenza” disse Yuuto. Il giovane figlio non comprese queste parole e non aggiunse parola, attendendo una qualche spiegazione o pensando ad una delle tante frasi che solitamente non comprendeva. “Domani mattina partirai per la montagna, è tempo che tu impari ad essere saggio”, disse il padre, Daiko che ancora non comprendeva la situazione rispose “Padre non capisco, come posso partire così su due piedi, e per dove e quando dovrò stare via, cosa dovrò cercare sulla montagna?” Yuuto senza ancora girarsi rispose “Andrai dal maestro Taisen e lui ti insegnerà”. Il mattino seguente Daiko si mise in viaggio, salendo la ripida montagna per arrivare all’altopiano dove abitava il vecchio Taisen di cui tanto in paese aveva sentito parlare ma che non aveva mai conosciuto prima. Dopo quasi un intera giornata arrivò alla capanna del vecchio maestro, si inginocchio a pochi metri dall’ingresso e disse “Sono Daiko, figlio di Yuuto, mi ha mandato mio padre perché io impari a diventare saggio”, passarono pochi istanti e dalla capanna si sentì una voce: “Le risposte iniziano dove le domande lasciano cadere le prime foglie secche” e Daiko disse “Maestro, come devo fare per diventare saggio?” e Taisen disse “Il ruscello deve diventare nuvola prima di diventare mare, e tornando nuvola diventerà fiume” e aggiunse: “Torna da tuo padre con questa saggezza e lui potrà indicarti il resto del cammino”. Daiko era sollevato da un così breve insegnamento e non attese il giorno successivo, si lasciò alle spalle le rupi più difficili prima del tramonto e proseguì per tutta la notte a passo rallentato dall’oscurità per tornare finalmente a casa. Al ritorno tutti dormivano già e Daiko si mise a dormire senza nemmeno spogliarsi, stanchissimo dal lungo viaggio ma felice per le parole del saggio. Il giorno seguente al suo risveglio il vecchio Yuuto era seduto immobile e Daiko si svegliò di soprassalto e con un grande spavento per lo sguardo fisso del genitore che lo osservava. “Figlio mio” disse Yuuto “come mai sei già di ritorno, hai forse preferito passare la notte a divertirti?” Daiko sistemandosi rispose “No padre, ho scalato la montagna e Taisen mi ha detto che il ruscello deve diventare nuvola prima di diventare mare e tornando nuvola diventerà fiume!”, “e tu cosa hai risposto ?” disse Yuuto. “niente padre, sono rimasto in silenzio e ha aggiunto che potevo tornare con questa saggezza da mio padre e che lui mi avrebbe indicato il resto del cammino”. Yuuto scosse il capo e disse “sei stato uno sciocco, non hai risposto niente e non hai capito niente e Taisen spazientito ti ha cacciato via, se avessi voluto che tu imparassi qualche frase zen io stesso te le avrei insegnate, torna subito da Taisen a chiedere perdono prima che ti prenda a bastonate” Il giovane si sentì sciocco per tutto quel cammino perso a sorridere da solo di una vittoria che era un fallimento e seppure stanchissimo si rimise subito in viaggio. Prima del tramonto giunse alla capanna del vecchio Taisen, si mise in ginocchio e pensò qualche istante. Poi disse. “Sono Daiko, figlio di Yuuto, sono venuto perché voglio diventare un uomo saggio. Passarono alcuni istanti e Taisen, curvo su un vecchio bastone nodoso, uscì dalla sua capanna. Non guardava il giovane ma guardava il tramonto, con sguardo assente e come se il giovane non fosse nel suo cortile. “Hai parlato con tuo padre?” disse il vecchio, “Si maestro” rispose Daiko. “Cosa hai imparato da me?”aggiunse Taisen, “Ancora non ho imparato niente maestro, non sono un uomo saggio”, “allora non sono tuo maestro se da me non hai imparato niente” e aggiunse”e cosa hai imparato da tuo padre?”, e Daiko “mi ha detto che sarei dovuto tornare a chiederle perdono per la mia superficialità e le chiedo perdono per come sono andato via ieri”. Taisen ruotò la mano sull’estremità del bastone ed emise un flebile e sordo rantolo per schiarirsi la voce, e disse “nemmeno da lui hai imparato niente, quello che dici è solo quanto ha detto, non quanto hai imparato”. Il giovane per paura di essere cacciato di nuovo iniziò a dire qualcosa pensando a parole che potessero fargli fare bella figura, ma Taisen, ignorando l’incespicante inizio di frase disse, “Prendi quella tavola di legno e appoggiala su quel ceppo alto”, Daiko eseguì velocemente. “ora accendi un fuoco prendendo la legna dal bosco e quando ci sarà

abbastanza brace chiamami”. Daiko nuovamente si mise all’opera facendo un grande fuoco con tanta legna e quando la brace gli sembrò adeguata avvertì Taisen. Taisen guardò il fuoco e annuì, rientrò dentro ed uscendo prese una ciotola di riso e una bottiglia di liquore alle erbe, le porse a Daiko e gli disse, “ora siedi a mangiare davanti al fuoco e medita su quanto ti ho detto la prima volta che sei venuto da me”. Mentre Daiko mangiava e beveva Taisen incideva con un punteruolo arroventato la lastra di legno. Il giovane stanco dalla giornata e reso ebbro dal liquore che davanti al fuoco gli diede subito alla testa si addormentò in poco tempo. Il mattino seguente svegliatosi infreddolito e con un gran mal di testa vide Taisen che sorrideva in modo composto e gli disse “maestro mi avete lasciato dormire fuori!” e Taisen disse “io ti ho lasciato a meditare, tu hai scelto di addormentarti, io ho semplicemente rispettato la tua scelta, se avessi seguito il mio consiglio avresti meditato fuori e dormito in casa”. Daiko era molto arrabbiato anche se cercava di non darlo a vedere e il maestro aggiunse “su quella tavola ho inciso una frase su cui potrai meditare per diventare saggio, mettila nella tua stanza e medita molto su quanto è scritto, in questo modo potrai diventare saggio”. E aggiunse, “ora torna da tuo padre, e raccontagli quanto è successo, lui potrà aiutarti per indicarti il resto del cammino”. Il giovane ringraziò felice anche se ancora stordito e presa la tavola si mise in cammino. Dopo pochi passi, con la sicurezza di non essere visto appoggiò la tavola e lesse la frase su cui meditare “La foglia sul fiume non passa due volte nella stessa ansa”. Pensando su questa frase tornò a casa e poggiata la tavoletta di legno raccontò tutto al padre. Il padre ascoltò il racconto in silenzio e lesse la tavoletta e poi disse. “Sciocco! Hai letto la tavoletta e sei tornato a casa?” e Daiko “Padre il maestro mi ha detto di tornare e mi avresti indicato il resto del cammino” e il padre prendendo il bastone disse “Non hai capito niente! Chiedi perdono a Taisen per la tua leggerezza e non ritornare se non sarai diventato un uomo saggio”. Daiko sbattuto fuori di casa in piena notte ripercorse un pezzo di strada per tornare dal saggio e si addormentò nel bosco. ed il giorno dopo arrivò a nel pomeriggio da Taisen. La stanchezza e le due notti all’aria aperta avevano fatto prendere al giovane una brutta febbre ma nonostante la temperatura giunse nel cortile del saggio e si mise in ginocchio. E disse. “Sono Daiko, figlio di Yuuto, e sono venuto qui perché sono uno sciocco”. Il vecchio Taisen vide dallo sguardo che il giovane non stava bene e indicando col bastone un giaciglio all’interno della casa disse “La giovane nuvola sballottata dalle pressioni dell’alto e del basso piove la sua fatica e gocciola lentamente il suo mare, ora riposa perché domani dovrai tornare nuvola e avvisare tuo padre che resterai con me a meditare per il tempo necessario a scavare il tuo alveo”. Daiko comprese e si mise a piangere, e appoggiandosi al bastone del vecchio riuscì a coricarsi, si addormentò piangendo pensando alle parole del saggio e delirando interpretazioni. ( tratto da “Quel sasso un po’ ti somiglia” di M. Haj’s hElf )

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