Quando si Viaggia

Jan 18th, 2010 | By | Category: costume

Quando si viaggia i passeggeri guardano il panorama o la strada che scorre via dal lunotto posteriore. Guardano avanti, altri controllano che chi guida sia attento, sveglio, che i suoi riflessi siano adeguati alle circostanze e che guidi nel modo giusto. L’uomo questo non dovrebbe farlo per il semplice motivo che dovrebbe essere al posto di guida e occuparsi di guidare. Ma non sempre è possibile, non sempre è giusto, non sempre è saggio, non sempre è la cosa migliore da fare. Ci sono casi in cui altri uomini, altre donne, casi in cui gruppi interi, popoli e nazioni sono al posto di guida e quello che si può fare è solo osservare. Almeno quello però, va fatto.

Guardiamo sulla cartina quindi, dove stiamo andando? Riusciamo a capire guardando la mappa in che punto siamo? Non sempre c’è una bella X con a fianco il “tu sei qui”. Fondamentale risulta essenziale il capire dove siamo, e osservando poi la direzione capiremo dove stiamo andando, valutando la velocità calcoleremo il tempo di percorrenza e l’orario di arrivo.

Il problema non è se si riesce, se si sbaglia, se le valutazioni non sono corrette. Il problema è che gli uomini non lo fanno. Provando a fare qualcosa si può sbagliare, quando nemmeno c’è il tentativo non si può riuscire. Guardiamo quindi alla vita di tutti i giorni, guardiamo all’idea di uomo che si sta delineando, guardiamo, con un sacchetto di carta della alitalia, all’idea di donna che si sta costituendo e alla devastazione quotidiana della sessualità, operata non solo dai media ma da ogni forma di commercio, sia questo fatto dai negozi, dalle prostitute per strada o dalle teenagers.

Si può camminare per strada e non vedere i negozi? si può non notare che i manichini femminili nelle vetrine dei negozi hanno i capezzoli turgidi? Se io fossi una donna mi riterrei oltraggiato, essendo un uomo la cosa mi crea disgusto. Agli uomini che crea altre sensazioni consiglio qualche riflessione profonda. Io adoro i tramezzini, ne ho assaggiati di tantissimi tipi. Non posso certo definirmi un professionista del tramezzino, sicuramente ne sono amante e cultore. Per quanto li apprezzo non sopporterei l’idea di vedere in vetrina un tramezzino al gusto ghiaia & vernice. Il corpo maschile ha un che di ridicolo, e anche i vari palestrorsi non riescono a mostrare niente che possa essere armonioso, colmo di grazia e bellezza, niente di musicalmente divino quanto può essere il corpo femminile. Non tutti i corpi femminili sono armoniosi, pochissimi forse, ma esistono delle forme femminili, degli scorci, che sono già essi pura arte. Vogliamo davvero che vengano sbranati e defraudati da ogni forma di poesia? Vogliamo davvero che il mercato continui a bombardare il mondo con ogni sorta di femminilità volgare e priva di grazia e bellezza tanto da farci passare ogni forma di poesia? I primi risultati sono da anni sotto gli occhi di tutti. E la gente continua a camminare guardandosi la punta dei piedi e non vuole vedere o capire. Non vuole vedere avanti. Stiamo andando in un brutto posto, tutti quanti. Vorrei che almeno la gente avesse il coraggio di avanzare con lo sguardo dritto, perché io quando ci arriveremo non voglio sentire nemmeno un “ops, non me lo aspettavo”. Nemmeno uno. Le ragazzine, dai 13 ai 23 e oltre, (oramai anche molto oltre), se ne vanno in giro con gonne e pantaloni a vita bassa che a ogni piè sospinto mostrano le ipsilon di tanga e perizomi, e anche chi fosse interessato a loro si trova rovinata la sorpresa, e tolgono ogni eventuale piacevole dubbio sul colore, sulla forma, sul “ce le avrà o no?”. Natale è bello perché arrivi sotto l’albero e dopo la mezzanotte apri il tuo regalo con la curiosità di Non sapere cosa c’è dentro. Più sai e più arrivi sotto l’albero demotivato e privo di tutti quei giochi che fanno parte dell’amore, anche nelle sue forme più basse. La passione ha i suoi componenti, l’alchimia ha le sue boccette e le sue misture. Toglierle è un grosso danno.

Bombardare la gente con tette e natiche su ogni rivista, ogni quotidiano, in televisione, per strada sui cartelloni. Le veline con le mutande a vista, le ballerine (ballerine? presupporrebbe una qualche predisposizione al ballo) che non lasciano più niente all’immaginazione. Vi svelo una cosa. Il corteggiamento, la passione maschile, E’ immaginazione. La poesia E’ immaginazione.Il desiderio E’ immaginazione. Stiamo crescendo una generazione di ragazzi deviati, isolati, privi di creatività e di ragazze che sentono nel loro intimo che devono darla via il prima possibile, come se avessero nelle mutande qualcosa che esploderà se non se ne liberano al più presto. Delle ragazze che si sentono in competizione con le zoccole che vedono in televisione, e che non hanno il minimo senso del pudore. Avete mai visto quella trasmissione in cui spiegano cosa sia il senso del pudore, in cui ci sono specialisti che espongono quanto sia importante la prima volta e quanti e quali siano i valori legati al valore della propria intimità e del fare l’amore con un’altra persona, potendo quindi ancorare la conoscenza già ottenuta e approfondendo la consapevolezza chimica e istintiva dei partner? Immagino di no, perché non fanno questa trasmissione. Le donne che ci sono in tv sono purtroppo relegate a ben altri ruoli. Ma non importa, quello che mi fa impazzire è che nessuno si rende conto che la televisione sta educando queste generazioni, le sta istruendo, indottrinando. I valori di questi ragazzi sono nella televisione. Non è sano. Nessuno si pone le domande, sembra che nessuno noti, nessuno si rende conto? Davvero? Chi controlla il contenuto della televisione? Il mercato. Fa ascolti, ok, Non fa ascolti, non va bene. Se io dovessi mangiare ad una mensa, e sapessi che il menu, gli ingredienti, la qualità del cibo viene decisa dal “gradimento della massa”, andrei piuttosto a mangiare i gatti malati con la pelliccia a chiazze.

La gente non si chiede se è sano o non è sano, mangia e basta, si gusta il sapore. Viviamo in un mondo in cui la gente sta alimentando la propria cultura, il proprio animo, la propria mente con un mcdonald che non è nemmeno controllato da alcuna legislazione. Consideriamo come già è mcdonald, pensiamo se potesse fare quello che vuole, mettere quello che vuole nei suoi panini, se dovesse soltanto badare a “piace alla gente”, “non piace alla gente”. Questo succede a noi, ai nostri figli, ai figli dei nostri figli e spesso anche ai nostri genitori. Ma sembra che nessuno si renda conto di dove siamo, dove stiamo andando, cosa stiamo perdendo. Quando ero piccolo ho sentito il vero sapore di un pomodoro, semplice e puro pomodoro, sano, con un goccio di olio di frantoio e un pizzico di sale. Immenso, totale, un marchio nel mio dna. Oggi i pomodori non hanno quel sapore, non c’è nulla da fare, per avere quel sapore devi andare in campagna e trovare il contadino giusto, fidato. 20, 30, 40 anni fa che immenso piacere e meravigliosa conquista doveva essere uscire finalmente con la donna dei propri sogni, giocare con gli sguardi, gustare ogni particolare studiando le sue mosse, maestrando le proprie, ponderando e valutando, gestendo il corteggiamento con tutti quei piccoli particolari e infine arrivare a strapparle le mutande, morderla e stringersi, prendersi così, nella passione, dopo una rincorsa di chissà quanto tempo, nel sospiro di un attimo vincere tutto quello che con così tanto ardore si era costruito dei propri desideri, arrivare a stringere tra le mani quell’universo che alla fine di quella estenuante battaglia era finalmente il proprio dominio, arso dalle spade e dalle grida delle legioni devastate e degli incendi del desiderio. Oggi, è un pomodoro del pam. che non sa di niente. Vedi la cassetta, metti il guanto di plastica, prendi il pomodoro che sembra meno marcio, lo pesi, lo paghi, metti via e porti a casa. E non sa di niente. E pochi sono quelli che anche solo pensano che possano ancora esistere i contadini, quelli giusti, ma anche oggi ci sono. Io? ci ho messo 30 anni di vita in giro per le campagne per trovare un contadino che facesse un pomodoro che a guardarlo mi facesse impazzire dalla voglia di mangiarlo, e a mangiarlo mi facesse impazzire al pensiero di poter smettere di mangiarlo. Propongo una legge, votiamo gente, votiamo per smettere di chiamare donne questo branco di troie senza sapore. Diamo loro un altro nome, anche carino. E chiamiamo donne solo coloro che meritino questo appellativo. Avevo una moto 50cc. anni e anni fa, per sbaglio sono andato in autostrada, mi hanno fermato e mi volevano fare non la multa, ma una breve e sommaria esecuzione sul loco. Io non avevo nemmeno capito di essere in autostrada perché era ancora tangenziale (anche se sotto le stesse leggi dell’autostrada). Il poliziotto è stato gentile e compassionevole e mi ha infine detto che non potevo perché era un motorino. Io ero convinto di avere una moto 50, ma era un motorino. Potrei non specificare la cilindrata e dire. Ho una moto, qualcuno poi ipotizza per fatti suoi, piccola, grande, 50 , 125. Ma se io dico “ho un motorino”. Non c’è truffa, non c’è inganno. Diamo alle cose il loro nome. Una cosa sono le donne, un’altra cosa sono le Donne. Adoro i tramezzini, adoro le moto, diamo alle cose il loro valore. Distinguiamo. Non è razzismo, non è discriminazione. Ma diamo alle cose un nome, per capirci. Se io dico ad un mio amico “ti presento una donna” è giusto che lui pensi che io gli stia per presentare una donna. Se gli dico “ti offro un panino marcio e avariato e probabilmente mangiandolo starai molto, molto, molto male” lui può sapere cosa gli sto offrendo. Ma nessuno sembra vedere niente.

In un negozio ci sono dei manichini con l’intimo che inneggia ai segnali stradali. Un manichino con forme femminili indossa un paio di slip con dietro il simbolo di “doppio senso di circolazione”. Non è un doppio senso, Ne ha solo uno. Ora, qualcuno disse (odio dire “qualcuno disse” ma non ricordo davvero l’autore di questa citazione).. comunque, qualcuno disse che ci sono due verginità, una di queste è la più onorevole, perché può essere regalata con tutto il cuore ad ogni persona diversa. E’ un regalo, immenso, meraviglioso. E invece tolgono all’uomo ogni fantasia, ogni desiderio, tutto li sul bancone come dal pescivendolo. E lo vedo solo io. Le uniche oneste sono le donne tra donne, perché sono dei serpenti a sonagli talmente velenosi che tra di loro nessuna si lascerebbe mai trovare alla sprovvista. Ma senza tagli sulle mani un uomo può affondarle nella tinozza piena del peggior veleno (anche questa una citazione rivisitata/ps lo dirò sempre se non fosse farina del mio sacco). In conclusione, ho spaziato un po’, perché quando guido, in assenza di una destinazione paradisiaca mi piace fare dei piccoli tour, questa volta non per guardare e osservare da me, perché io guardo dove vado, e dove metto i piedi. Vorrei che qualcuno potesse pensarci su, vedere dove stiamo andando. La televisione non è un metro di giudizio o di paragone non è maestra di niente. E come disse qualcuno (hatemyself2) il fatto che milioni di mosche mangino merda non vuole dire che abbiano ragione.

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