Sexycles

Jan 2nd, 2010 | By | Category: accessori

Donne e motori è sempre stato troppo lontano dal mio punto di vista. Non lo discuto, non lo affronto. Motori per me è motocicletta. Le automobili con tutti quei confort sono state inglobate da un profilattico di tecnologia che non mi permette più da troppi anni di sentire il mezzo. Motori è motocicletta. Le moto sono tante, il mio rispetto va alle categorie precise. Rispetto chi giuda una moto da enduro, ruote chiodate ovviamente. Nessun rispetto per i mezzo sangue che prendono un husquarna 610 e gli montano le ruote da strada. Pollice verso quindi per ogni forma e modello di supermotard. Vuoi una moto da cross? Massimo rispetto, ma entro la sua natura. Il fuoristrada l’ho provato e l’ebbrezza di creare la propria strada nella pagina bianca di una campagna immacolata è senza dubbio inebriante. I maschi da cross, sporchi di fango, con ciocchi d’erba dappertutto, gente brutale che vive la moto in modo genuino.

Massima stima per i puristi del settore. Vengono poi le moto da strada. Mostri di cavalli e tenuta di strada, gente con le ginocchiere lise e il bordo gomma ben consumato da entrambe i lati. Massimo rispetto per chi ha una natura da corsa. Nessun rispetto per chi compra un cbr 900 solo per farsi vedere e poi tra la prima e la seconda come un matto per mettere in terza a 4000 giri. Buffoni su due ruote che hanno scelto questa strada solo per il plauso del prossimo. Ci sono anche i tranquilloni da turismo, che girano con le bmw o le paneuroean e simili. Gente che in passato aveva altre vocazioni più dure e con gli anni si è ammorbidita, limita un po’ il rischio continuando a masticare un po’ d’asfalto. Massimo rispetto anche per loro, perché nonostante il tempo e gli anni non abbandonano le due ruote e coltivano la passione mitigandola con il gusto e la saggezza degli anni. La strada non è per tutti uguale e non sempre è facile passare il vaglio della ragione e del quotidiano.

Arriviamo poi alla mia categoria, ducis in fundus. Custom. Gentaccia che vive la strada a modo suo. Ci sono mille scuole di pensiero anche sotto la stella del custom. In italia ci sono tanti guzzisti, tanti harleysti, tanti custonipponici. Io sono di bocca buona. Adoro talmente tanto la motocicletta che andrei in giro ipoteticamente tanto con una quanto con un’altra. Le guzzi sono state il mio pane per tanti anni, delle lavatrici su due ruote, una cassaforte a motore. Le harley un sogno forse mai realizzabile. Le varie shadow e simili a mio parere sono, a differenza delle guzzi, delle copie un po’ troppo spudorate delle americane. Massimo rispetto quindi per tutti i guzzisti, per tutti gli harleysti e comprensione, tanta, per chi non potendosi permettere una fatboy si compra una dragstar 1100. Personalmente preferisco chi apprezzando le vere harley (1340 e oltre) invece di accontentarsi di un 883 si accontenta della stessa “carne” ma di un’altra marca.

Perché alla fine, qui lo dico, e lo ripeterò sempre. La moto è una scelta sessuale. Non è questione di cavalli, o di tenuta di strada o di optional. Ma è qualcosa che brucia nelle budella. Ti siedi sopra, l’accendi, la senti che romba e quel rombo ti porta via con se, si trasmette in ogni osso e dentro ogni vena scorre e t’incendia. Dal mio punto di vista, sono per le moto di carattere, moto per la vita, con cui puoi fare 800 km al giorno. Moto con cui ti puoi piazzare a 130/135 in autostrada, con il motore a bassi giri, parabrezza impestato di moscerini, posizione comoda e li sei e li starai. Comodo tanto che potresti andare avanti all’infinito. Inchiodato alla sella tanto da dimenticare dove finisci tu e inizia la moto. Poi arriva il tempo e ci si deve fermare a fare benzina, e si scopre quindi che il culo è ormai quadrato, le gambe ingessate, ma tempo una sigaretta e tutto è pronto a rimettersi in moto. Potrei guidare qualsiasi moto, mi piacerebbe credo ogni tipo di moto di questo mondo.

Ma quando si tratta della mia moto, la scelta è sessuale. Quella giusta non dipende dal colore o dalla marca ma dall’emozione che in modo irrazionale scatena ogni più remota parte dell’anima. Perché chi non è alla sua prima moto sa che nella moto si ripone tutta la propria vita. In ogni curva, in ogni frenata. La tua piccola la butti giu, apri un po’, e sai che terrà, sai che ti riporterà a casa. C’è una vera relazione, un vero rapporto tra il motociclista e la sua motocicletta. Per questo io non mi fido mai di chi fa provare la propria moto a troppa gente, magnacciclisti. Non mi fido di chi ha più di una moto, islamotociclisti. La moto è una, una e sola. Su quelle ruote il motociclista investe più del suo denaro e della sua passione. Ci scommette la vita. La fiducia che un uomo ripone nella propria motocicletta trasforma quel veicolo in una grande amica, nella più grande amante. La fusione tra la donna perfetta ed il migliore amico.

Lei è quella che non chiede mai niente se non ne ha veramente bisogno, che terrà sempre duro, che non ti abbandonerà mai, che mai ti tradirà. Lei quella che ti accompagnerà in silenzio lungo le tue immense solitudini, che condividerà quei silenzi infiniti. Lei quella che ti starà a sentire mentre i tuoi pensieri parleranno tra loro, mentre i tuoi occhi affinati dal vento scopriranno la verità in un tramonto. Lei con un rombo ti potrà donare il sorriso, con la sua assenza rovinartelo in un istante. Le speranze di un motociclista, il suo amore, la sua passione si incarnano in qualcosa di squisitamente metallico. Questo va oltre il gusto, oltre ogni ragione. Una moto è il biglietto che ti fa sempre uscire di prigione, perché fino a che si avranno i soldi per un pieno si potrà sempre scappare via, anche solo per una giornata spesa a perdersi per le strade più sconosciute.

E lei sarà sempre li, silenziosamente attenderà il suo turno, coperta nel garage, senza chiedere mai niente più di quello di cui veramente ha bisogno, pronta sempre ad essere compagna di ogni delirio sostenendo in ogni curva giusta e soprattutto in quelle sbagliate. Ogni motociclista sceglie la sua strada, e ogni strada veramente sentita va sempre rispettata, ad ogni natura la sua moto. Bisogna quindi scegliere seguendo la voce dell’emozione, dell’empatia che si crea tra il cavaliere ed il suo cavallo, quella sarà il legame vero che rendere la macchina un po’ uomo, e l’uomo un po’ macchina. Allora ci potrà essere coesione e rapporto, fusione totale, e questo può avvenire solo trovando la moto giusta. E la moto giusta, se sbagli solo ogni tanto ti perdona e ti dona quel po’ di gas in più che ti serve per riportare la pelle a casa. Perché in quel momento di crisi capirai che siete fatti l’uno per l’altra, e che lei ti conosce quanto tu la conosci e saprai quel che bisognerà fare e lei saprà quel che dovrà fare.

In quel momento non ci sarà più moto e non ci sarà più uomo, solo un qualcosa di magico che si aggrappa all’asfalto per andare da qualche parte e tornare da qualche altra parte.

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