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	<title>Cose da Maschi &#187; creatività</title>
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	<description>idee per costruire l’uomo di domani sulle rovine di quello moderno</description>
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		<title>La televisione lobotemporale</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 19:08:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giorno dopo giorno, ora dopo ora si ripete il ciclo delle trasmissioni; incessanti in ogni attimo del quotidiano.Ed è così che da qualche generazione, per motivi su cui non voglio assolutamente addentrarmi perché sarebbe troppo orrore sgusciare e farmi strada in quei recessi di squallore, che la gente ha deciso di eleggere come parametro del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/tvsvuotata.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-79" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; float: left;" title="tvsvuotata" src="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/tvsvuotata-300x201.jpg" alt="tvsvuotata" width="300" height="201" /></a>Giorno dopo giorno, ora dopo ora si ripete il ciclo delle trasmissioni;  incessanti in ogni attimo del quotidiano.Ed è così che da qualche generazione,  per motivi su cui non voglio assolutamente addentrarmi perché sarebbe troppo  orrore sgusciare e farmi strada in quei recessi di squallore, che la gente ha  deciso di eleggere come parametro del proprio senso comune la signora  televisione. Cosa è giusto, cosa è sbagliato.. quel che si può fare e quello che  non andrebbe fatto, i comportamenti morali e i comportamenti amorali, la bussola  è li, che proietta 24 ore su 24 le immagini di un mondo che non esiste ed in cui  tutti credono di fare parte. Un mondo astratto, di finzione, dove ogni cosa è  plasmata secondo meccaniche di gradimento e dove viene ricostruita virtualmente  l’italia che fa spettacolo. Si vede in tv, sarà vero. La gente che litiga per  finta, attori prezzolati che fingono di essere persone comuni, nel copione di un  mondo verosimile ma più accattivante ed emozionante. E così diventa normale  vestirsi in un certo modo, diventa moda conciarsi in un altro modo, diventa  giusto emulare atteggiamenti che sono appena antropomorfi. Maestra di ogni  giorno la televisione insegna il normale, un normale che non esiste ma a cui  tutti quanti si attengono, volenti o nolenti. Telegiornali che somigliano al  bancone di un macellaio che mentre squarta invita le signore all’acquisto,  dossier di parte in cui da un lato e dall’altro si tenta di indottrinare facendo  attenzione e cura ad evitare ogni forma di vera informazione. La colpa di tutto  questo però va divisa in parti uguali, perché chi fa la televisione ha dato alla  gente quello che alla gente faceva gola, come il signor mac donald ha dato  panini dal sapore gustoso, e il signor morris ha dato cilindretti di carta  velina dal magical flavour, e nessuno di questi si è preoccupato dei danni. I  telespettatori hanno la colpa di essere rimasti seduti a far zapping. Diciamolo nei programmi televisivi, rendiamo noto che la televisione danneggia  il cervello, perché se lo scrivono su ogni pacchetto di sigarette, per dare modo  alla persona di essere consapevole e non fumare o fumare sapendo a cosa va  incontro, scriviamolo su ogni televisore “guardare la televisione ti farà  diventare un ignorante” , “guardare la televisione ti può far diventare  cretino”, “donne incinte , attenzione, sentire i telegiornali può far cambiare  idea al vostro bambino”, “attenzione, guardare la tv durante i pasti può  danneggiare il dialogo in famiglia”. Etc… potrei andare avanti all’infinito. Non  dico di non guardare la televisione, ci mancherebbe altro, dico soltanto di  limitare l’uso al minimo e di rendersi conto che è uno show finto che niente ha  a che fare con la realtà. Il risultato di tutto questo è che la gente non sa più  parlare, non sa più scrivere, non sa cosa dire, non ha un argomento. La mente,  tenuta ferma ha smesso di produrre idee, fantasie, e si riesce soltanto a  parlare di se, del calcio, delle macchine, della moda e di tutti quegli  accessori che senza la colonna vertebrale dell’individualità di una persona,non  sono niente. La gente si sta spegnendo, tante piccole piante che dopo anni di  inquinamento mediatico non splendono, non danno frutti, non profumano, e non  riescono a scambiare niente di umano e innovativo con il prossimo. Solo frasi  fatte, pettegolezzi, invidie pietose, critiche e battibecchi sul niente,  attacchi vuoti senza argomentazioni, senza più grinta e voglia di fare, voglia  di dire e di dare. E i pochi che dicono qualcosa ripetono a pappagallo la  lezioncina imparata da mamma televisione, riportando un collage di idee altrui e  di posizioni abbracciate, che di realmente personale non hanno proprio nulla.  Perché ogni idea “vera” nasce da dentro l’uomo, ogni principio vero, nasce  dall’interno. Prendendo i pezzi di qua e di la renderemo l’individuo un collage  di concetti abbracciati e di bandierine di plastica, e vanno sventolate molto  forte quelle, perché non basta il vento a farle vibrare.</p>
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		<title>Precipitazioni mutevoli</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 19:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piove, su questo stanco mondo in cerca di trasformazione, un impero romano americano che parla senza curarsi della forma e dimenticando i congiuntivi. Piove sugli abitini succinti e sullo sventolare indomito delle giovani figlie di frankenstein. Piove su queste città sporche per loro natura, su questa terra che manca, e sulle basi di creta che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/pioggiadalampione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-80" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="pioggiadalampione" src="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/pioggiadalampione-300x224.jpg" alt="pioggiadalampione" width="212" height="172" /></a>Piove, su questo stanco mondo in cerca di trasformazione, un impero romano  americano che parla senza curarsi della forma e dimenticando i congiuntivi.  Piove sugli abitini succinti e sullo sventolare indomito delle giovani figlie di  frankenstein. Piove su queste città sporche per loro natura, su questa terra che  manca, e sulle basi di creta che l’uomo ha poggiato per sentirsi più stabile.  Piove sulla gente che passeggia per strada, sulle macchine lente e sulle strisce  d’asciutto che durano il tempo che serve per essere viste. Strisce che esistono  perché io in questo momento le sto guardando, e dentro di me ogni goccia che si  spegne sull’asfalto, esiste. Ed ogni striscia che spegne ogni goccia, esiste. E  ogni vita che corre su questo metallo e queste ceneri d’ingegno e si spegne  esiste, per ogni sguardo che la scorse, per ogni frammento che ha condiviso e  diviso. Ogni giovane vita che da quando esiste a quando crepa non lascia  traccia, perché nulla fa, nulla crea, nulla distrugge, e nulla trasforma. Ma  esiste. E guardo queste gocce che si schiantano al suolo, unite in un suicidio  di massa e mescolandosi, identiche seppur differenti, deflagrano sul freddo  pavimento dell’esistenza e colano via, in un rivolo inconsistente. E questa  generazione, che spende il suo tempo a guardarsi negli occhi e a guardare per  terra, e quando si unisce diventa solo più pesante e veloce la sua discesa. Ma  esiste, ed è pioggia in me, per la pioggia di ogni vita che viene giu da quel  tombino. Per ogni pioggia di noia, per ogni pioggia di droga, per ogni pioggia  della nuova malattia, per ogni pioggia del dolore e del lasciar piovere e che  pioggia sia. Resterà nell’aria, questo odore di vita passata, perché le nubi  possano ricordare ed imparare. Perché il nuovo cielo sia diverso e dipinga di  qualche arco, in qualche verso.</p>
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		<title>Note allo Specchio</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 19:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per se o per altro. Quando si parte da un buon presupposto e si arriva altrove. Il giovane chitarrista che prende in mano lo strumento e studia, lavora sodo, perché a volte si perde? Cosa lo porta a frullare le dita senza più azionare il cuore e il cervello, senza più godersi la musica, tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/chitarrista.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-83" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="chitarrista" src="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/chitarrista-300x292.jpg" alt="chitarrista" width="300" height="292" /></a>Per se o per altro. Quando si parte da un buon presupposto e si arriva altrove.  Il giovane chitarrista che prende in mano lo strumento e studia, lavora sodo,  perché a volte si perde? Cosa lo porta a frullare le dita senza più azionare il  cuore e il cervello, senza più godersi la musica, tutto soltanto per andare più  veloce, per fare quelle scale un millesimo di secondo più veloce e dire, in uno  dei mille modi non detti :“guarda come sono bravo”. Perde anche il motivo per  cui anni prima faceva fumare i calli delle dita e digrignava le mascelle per il  primo Fa. Li vedi dappertutto i musicisti che hanno perso la musica, concentrati  nella tecnica perfetta e a caccia di ogni “che bravo” che incontrano. Li mettono  tutti li, nel pancino vuoto, dove dovrebbe stare la musica. Si vedono spesso  concentrati chini sul manico di una chitarra, che fingono passione, o calmi e  imperturbabili in assurdi virtuosismi mentre i loro sguardi si perdono  nell’ammirazione di un pubblico che non sa e non capisce. E poi ci sono gli  altri, quelli che fanno semplicemente musica e quando vogliono andare veloce ci  vanno da soli; si riconoscono sempre sul palco di ogni teatro come in una piazza  deserta. Perché quando suonano la chitarra non è un fine ma è un mezzo e il fine  diventa la musica. Tutto si spegne intorno a quelle note, non esistono più le  mani e le braccia e quella figura di uomo che suona diventa solo la cartolina di  un luogo in cui può andare soltanto lui in quel momento, mentre la musica  racconta il suo viaggio solitario. Dove vanno gli arcobaleni e perché? Ci vanno  e basta e l’unico motivo che li spinge è il desiderio di essere se stessi, in  quell’istante, tutto quello che sono. Non si colorano per il plauso della gente  o per far sorridere qualcuno, non aspirano ad una perfezione circolare ma sono  quello che sono, senza tutti i colori possibili, senza girandole nell’aria. Sono  quello che sono perché vogliono essere ed il loro piacere è nel vivere  quell’istante di armonia con se stessi e con il cosmo, il resto è conseguenza di  cui non si curano. Il musicista invece a volte riesce a trovare la sua musica  soltanto da solo, in qualche notte in cui è troppo stanco per accontentarsi di  un “che bravo” detto da se stesso, quella piccola iniezione di metadone che  riempie la pancia di un altro po’ d’aria non può bastare e per qualche istante  suona e basta, non per gli altri, non per anestetizzare il suo vuoto, non per  illudersi ancora che quei “che bravo” siano veri, suona e basta, e nessuno lo  potrà sentire. Dura pochissimo, qualche piccola nota vera, la corda che si tende  e si rilascia e non basta mai. Quando si lascia la strada del voglio per quella  del devo è difficile tornare indietro, ma sono convinto che qualche chitarrista  si sia ritrovato con l’arte, e li sentirò suonare magari alle 4 di notte, in una  spiaggia vuota appoggiati ad una roccia, un blues in cui ogni nota è un arco che  si sta per spezzare, con gli occhi chiusi, viaggiando in quel luogo che hanno  sognato da bambini e in cui non possono portare nessuno, possono solo  raccontarlo con le nuove note che vogliono. Per gli altri resterà soltanto un  mezzo per adornare se stessi e per cercare consensi e riempire la mancanza di  stima in se stessi. Come la ragazza che non si sente bella e cerca i complimenti  in ogni modo ed ostenta il poco per coprire il molto, come il ragazzo bruttino  che passa anni in palestra a caccia della bellezza e diventa la goffa caricatura  di un gorilla depilato e in spiaggia intosta il bicipite dicendo: ”senti qua!”,  beandosi dello sguardo di persone ancora più sole e tristi di lui. Ma nessun  complimento potrà sopperire a quelli che mancano nel suo specchio, quando al  mattino ancora troppo assonnato vede solo i suoi occhi, gli stessi di quando era  un ragazzo. E non sono mai cambiati. Quando un chitarrista perde la sua musica  gira in cerchio sul manico della chitarra e trova la musica di altri. Suona i  led zeppelin, jimy hendrix e imita i passi dei grandi della musica; inseguendo  un rock che è passato e non potrà mai più tornare. BB King un giorno si mise a  suonare e non smise più, con quelle poche note immense ha disegnato un po’ di  musica dove prima non c’era, asfaltando la sua strada nel blues senza mai  guardarsi indietro, lasciando terreno comodo per i chitarristi che si sono persi  e un grande insegnamento per chi vuole imparare ad imparare da se.</p>
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