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	<title>Cose da Maschi &#187; evoluzione</title>
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	<description>idee per costruire l’uomo di domani sulle rovine di quello moderno</description>
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		<title>Il compasso delle Prospettive</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 19:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/compasso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-81" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="compasso" src="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/compasso.jpg" alt="compasso" width="279" height="260" /></a>Ho preso coscienza reale di esistere come essere umano consapevole di quanto mi  girava intorno all&#8217;età di 10 anni. Arrivato a 30 talvolta mi guardo indietro e  come la mina di un compasso piantato alle radici della mia coscienza ripercorro  gli stadi della mia evoluzione, tutti gli errori che mi hanno portato a capire  quanto fin&#8217;ora ho potuto e tutte le piccole grandi vittorie, anche e soprattutto  nelle sconfitte. Vedo spesso questo compasso che si volge al passato e delinea  il semicerchio dei passati vent&#8217;anni, di quello che è stato, in linea diretta, e  delle infinite possibilità che non sono state, tra quelle per scelta, quelle per  impossibilità, e quelle per disattenzione. Voglio chiudere questo semicerchio in  una circonferenza ogni tanto, e disegnare a matita quella che potrebbe essere  l&#8217;altra parte della circonferenza, per arrivare ai miei primi cinquant&#8217;anni. Ci  penso ogni tanto, e mi accorgo di quanto nella mia esistenza sia stato fondamentale ogni utilizzo che mi sia stato proposto dell&#8217;arte e della mente, ma  sia nel presente che quindi proiettato nel futuro quanto vedo è completato  dall&#8217;unico obbiettivo trovo consono, l&#8217;immortalità. Ho sempre cercato nei primi  20 anni del mio piano inclinato di comprendere quale obbiettivo potesse valere il  lavoro di una vita, e ho capito ben presto che solo l&#8217;immortalità poteva dare un  senso ad ogni giorno di lavoro su se stessi. Purtroppo ho ben presto scoperto  che l&#8217;obbiettivo non era affatto semplice. Ho potuto comprendere la via per  arrivare a tale fine solo grazie al pezzo mancante di questo giocattolino senza  istruzioni che è il corpo umano, senza di lei starei ancora tentando di montare  una sorpresa kinder priva della metà dei suoi componenti, tentando in qualche  modo di farla somigliare a quella foto che ognuno ha riflessa nel proprio  spirito e nascosta profondamente nel proprio cuore. Nei miei prossimi 20 anni  quindi percorrerò le nobili strade dell&#8217;immortalità, quante volte sarà  possibile, e dividerò con la mia donna ogni frutto di questa commistione di  intenti. Ed il lavoro di ogni mio pensiero sarà forza buona per allevare questi  giovani guerrieri che a loro volta diventeranno un giorno immortali, nella  forgia dei valori umani sinceri e con il martello della perseveranza nell&#8217;essere  se stessi. A 50 anni quindi io vedo una vita semplice, una piccola cassaforte in cui  riporre i pochi valori veri che hanno resistito ad ogni intemperie. Vedo poche  parole, calme e che siano di spunto, parole che siano acqua per i semi e non  semi per un terreno brullo, spero di poter avere una compostezza di forma, modi  e intenzioni che sia d&#8217;esempio ai miei ragazzi, che non trovandola nella gente  di tutti i giorni la possano osservare e imparare da soli, mai come  indottrinamento ma come esempio di vita che loro volendo potranno conoscere e  conoscendolo potranno scegliere se adottare. Se già nel 2006 c&#8217;è così  tanta  gente sguaiata, priva di qualsiasi forma di eleganza, rude e grezza, sboccata e  disattenta ad ogni trasmissione di se verso l&#8217;esterno non oso pensare nel 2026  quanta proporzione avrà raggiunto. Evidentemente a loro va bene così, e buon pro  gli faccia, ma i pomodori che mio nonno aveva nel suo orto, con l&#8217;olio toscano  del frantoio vicino, ed i suoi cetrioli appena raccolti e lavati nella fontana  di pietra, con un po’ di sale ed una piccola forma di pane .. restano ancora il  mio piatto preferito, la cosa più incredibile che il mio corpo abbia digerito, e  voglio coltivare per i miei cuccioli la stessa pietanza, e permettere loro di  assaggiarla anche solo una volta, e dopo saranno veramente liberi di scegliere.  Ogni scelta è da rispettare, qualsiasi essa sia, ma per i propri cari ritengo  sia un dovere illuminare le varie possibilità così che la scelta possa  rappresentare una cognizione di causa non limitata dall&#8217;ignoranza del poco che  si conosce &#8220;fino a quel momento&#8221;. La famiglia richiede lavoro costante, e  attenzioni che possono essere sufficienti ma non saranno mai abbastanza, e  fortunatamente potrò distribuire gli onori del dono di essere genitori con la  mia regina. Ed è proprio dall&#8217;amore di due persone che ogni miracolo quotidiano  si trasforma in famiglia, un piccolo nocciolo di sentimento che irradia le mura  di casa e che si argomenta nei momenti d&#8217;espressione e diventa sottotesto di  ogni gesto ed ogni istante. A 50 anni spero finalmente di poter essere trattato  come una persona anziana, se così non sarà aspetterò qualche altro anno.  Solitamente gli anziani hanno la fortuna incredibile di essere lasciati in pace  e di poter percorrere in indisturbata tranquillità il loro cammino..(beati loro)  e talvolta questo è concesso anche alle persone di mezza età, spero di poter  essere una di quelle fortunate invidiabili eccezioni. La quiete ed il privilegio di poter fare il proprio passo, in modo pacato, come  un leone di una certà età che consapevolmente lascia le corse affannate e gli  sforzi ai giovani guerrieri che devono farsi le ossa, mi piace pensare che potrò  forse essere già abbastanza maturo da riuscire a sintetizzare il senso di ogni  concetto in pochissime parole.. delle frasi liofilizzate che si gonfino  lentamente nella mente di chi ascolta a seconda di quanta acqua trova  all&#8217;interno, di modo da non annoiare chi non ha intenzione di perdere tempo a  parlare con me e di permettere a chi è più giovane di essere lui stesso  l&#8217;artigiano di un concetto che ho avuto modo di trasmettergli. Cosa è in fondo  la verità ed il giusto se non quello che ognuno riconosce tale? E dirà che è  giusto chi riconosce in quella frase quanto dentro di lui, profondamente, era  già giusto, come il vero non si scopre in una frase altrui ma si riscopre da una  frase altrui, una frase, una parola, non è molto più della spazzola che  l&#8217;archeologo usa per riportare alla luce un vecchio reperto, ma l&#8217;archeologo è  sempre chi ascolta. Tra 20 anni spero di continuare a percorrere una strada  retta, perché girando in tondo e accomodandosi sui propri risultati da fiume si  diventa lago, e la mente, come il cuore e come lo spirito, come ogni muscolo  inutilizzato inizia a diminuire fino ad intorpidirsi del tutto, probabilmente  dedicherò di nuovo le mie parole a qualche libro, perché mi piace l&#8217;idea di  poter imbottigliare il mio vino, farne infinite piccole damigiane e tenerle da  parte per chi assaggiato un sorso riesca ad abbinarci il giusto formaggio, il  pane più adeguato ed il salume più appropriato. Sarò riuscito a rifuggire ogni  forma di fama, perché già alla fine del primo semicerchio ho capito che niente  sarebbe più distruttivo per ogni cosa che ottenere una qualche seppur minima  fama. Che è buona solo per chi ha necessità di avere denaro con poca fatica, o  l&#8217;onere di chi per poter seguire il proprio sogno è disposto a dare in pasto al  mostro della fama quanto è necessario perché venga sfamato. Lavorerò quindi col  sorriso per i prossimi 20 anni, per fare in modo che ogni giorno sia il mattone  di quel risultato fatto di verità, di veri e sinceri affetti, e di serietà  d&#8217;intenti e di atti che trasforma una vita in un cammino, e trasforma il proprio  cammino nell&#8217;immortalità, che non è data dal ricordo ma dalla natura del proprio  diamante e che incide del suo nome l&#8217;unico vetro che conti, che nel mio caso, ha  un fondo verde come il mare.</p>
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		<title>Risposte al Vento</title>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/direzioni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-84" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; float: left;" title="direzioni" src="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/direzioni-300x204.jpg" alt="direzioni" width="300" height="204" /></a>Ogni nave nel mare, che lo voglia o meno ha una direzione, anche se con le vele  rotte, immobile nel mezzo dell’oceano, la sua prua punta sempre verso qualche  continente. La direzione di ogni essere umano segue in qualche modo queste  logiche, che spesso si rivelano molto poco logiche. Quanti casi di giovani  “Colombo” puntano il loro muso in una direzione convinti di seguire la strada  per le Indie e si ritrovano in America, e anche giunti sul luogo realizzano solo  dopo tempo di non essere in india. La fortuna che a volte sbuffa nelle vele di  qualcuno altre volte non è generosa verso chi sapendo con precisione dove si  trovi l’america vi punta la polena e non le stacca gli occhi di dosso nemmeno  per un istante, ma il percorso si rivela differente e più lungo, e da questo si  divide chi desiste e chi persevera a rincorrere la destinazione del proprio  essere. Anche chi vaga da un isolotto all’altro, gingillandosi con le  popolazioni del luogo segue una direzione inconsapevole, perché crea con ogni  nuovo approdo un punto nella storia delle sue rotte, e un domani saranno il suo  percorso a cui seguirà una destinazione, seppure spesso in quei casi si finisca  per perdersi in qualche tempesta che allontani dalla costa. Come decidere la  destinazione del proprio tragitto è materia non generalizzabile, non si può  portare il titanic a fare da nave crociera sul nilo e non si può portare una  chiatta nella traversata dell’oceano, le caratteristiche infinitamente varie di  ognuno quindi pregiudicano una generalizzazione sulla risposta. La non risposta  a come decidere la direzione però fornisce la chiave per una soluzione di ogni  caso specifico, poiché se la caratterizzazione di ogni imbarcazione è chiave del  suo utilizzo è anche la chiave per la sua destinazione, se non precisa, di  sicuro indicativa. Il conoscere quindi se stessi, sempre meglio e più  approfonditamente porta a scoprire le proprie direzioni più nobili. Se un uomo  primitivo avesse trovato uno spadone a due mani probabilmente si sarebbe  guardato intorno e lo avrebbe utilizzato nelle sue incombenze quotidiane, prima  per spaccare legna, poi sfregando delle pietre contro la lama per accendere il  fuoco, poi per macellare qualche grosso animale e con il tempo, trovando modi  sempre migliori per maneggiarlo e per brandirlo sarebbe anche riuscito ad  utilizzarlo nella caccia di grossi animali. Come quindi può un uomo direzionare  la propria esistenza se ignora se stesso? Partendo dalla consapevolezza di  essere completamente ignorante di se stesso ogni essere umano può trovare  risposte sempre migliori, chi è troppo convinto di sapere si adagia su risposte  che gli suonano bene, si accontenta di presumere e purtroppo si ferma alle prime  ipotesi razionali, laddove nella conoscenza di se stessi la mente razionale è il  peggior nemico, e l’ascoltare il proprio essere non può nemmeno iniziare quando si iniziano a presumere delle risposte ipotetiche. Un augurio quindi ai  naviganti, che miglio dopo miglio rispondono al vento con le loro vele e non  cercano invece in quei soffi capricciosi una risposta per i giri del proprio  timone.</p>
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		<title>Culinaria dell&#8217;evoluzione</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 19:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/uomochemangia.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-64" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="uomochemangia" src="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/uomochemangia.jpg" alt="uomochemangia" width="285" height="220" /></a>Davanti ad un grasso panino di una nota catena di fast food mi sono fermato un  attimo. Ho osservato quella carne posticcia, quei pomodori flosci, quell&#8217;insalata  poco convincente e quella salsa chimica, l&#8217;ho guardato e mi ha fatto  schifo, quindi consapevole l&#8217;ho mangiato, il sapore era buono, e io sapevo che mi  stavo avvelenando. Quel panino è stato parte di me, e poi il mio corpo lo ha  abbandonato, trattenendo quanto peggio poteva. E se ogni giorno ne mangiassi  uno? la mia carne forse si trasformerebbe come sotto una campana di radiazioni. Ma  se questo danno lo fa un panino, l&#8217;invidia e l&#8217;odio non fanno forse lo stesso al  mio animo? quanto dolore può rilasciare il cuore e quanto ne digerisce? Quanto  orrore possono vedere gli occhi prima di perdere l&#8217;innocenza, e questo tot in  quanti tg si quantifica?</p>
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