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	<title>Cose da Maschi &#187; racconto zen</title>
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	<description>idee per costruire l’uomo di domani sulle rovine di quello moderno</description>
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		<title>Lo Zen e l&#8217;Arte della Sofferenza</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 22:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giovane Kyo, dopo aver a lungo camminato, arrivò al piccolo tempio del Maestro Shen. Lo vide da lontanto, immobile a guardare il piccolo stagno di carpe. Kyo si avvicinò prima lentamente e poi quasi correndo, buttandosi a terra a qualche metro, con la testa china al suolo, iniziò a presentarsi ma col fiatone non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2009/02/zen-sofferenza.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-343" style="float: left; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="lo zen e l\'arte della sofferenza" src="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2009/02/zen-sofferenza.jpg" alt="lo zen e l\'arte della sofferenza" width="200" height="200" /></a>Il giovane Kyo, dopo aver a lungo camminato, arrivò al piccolo tempio del Maestro Shen. Lo vide da lontanto, immobile a guardare il piccolo stagno di carpe. Kyo si avvicinò prima lentamente e poi quasi correndo, buttandosi a terra a qualche metro, con la testa china al suolo, iniziò a presentarsi ma col fiatone non riuscì a farsi capire dal vecchio Shen. Il Maestro senza girarsi disse &#8220;vieni qui accanto a guardare le carpe&#8221;. Kyo si alzò, ricomponendosi velocemente, e insieme guardarono lo stagno in silenzio.<br />
Il Maestro disse :&#8221;cosa sei venuto a cercare quassù?&#8221;. Kyo rispose:&#8221; ho una sofferenza che mi lacera il cuore, non riesco più a vivere e non so come potermene liberare&#8221;.<br />
Shen scosse la testa molto lentamente dicendo:&#8221; sei quindi salito fino a qui per poterla buttare giù a valle?&#8221; Kyo rispose:&#8221; non si prenda gioco di me Maestro, sono venuto qui perchè vorrei imparare da lei come potermi liberare dal mio tormento&#8221;.<br />
Shen disse:&#8221;per quale motivo vuoi soffrire?&#8221;. Kyo rispose &#8220;Ma io non voglio soffrire, sono venuto qui perchè non voglio più soffrire! La mia amata JinMei mi ha abbandonato un anno fa, dicendomi che anche se lei mi amava i suoi genitori non avrebbero acconsentito mai al nostro matrimonio, ma io so che non era vero, e questo mi distrugge&#8221;.<br />
Il Maestro distolse lo sguardo dallo stagno, fissando il giovane negli occhi disse &#8220;Kyo io ti amo però i miei genitori non acconsentirebbero mai al nostro matrimonio, dobbiamo quindi lasciarci&#8221;. Il giovane restò immobile a guardare i suoi piccoli occhi, senza dire una parola, mentre il vecchio Shen rimaneva serio, anche se qualcosa nei suoi occhi sembrava ridere rumorosamente.<br />
Kyo disse quindi &#8220;Maestro&#8230; non è la stessa cosa!&#8221;. Shen rispose:&#8221; ti assicuro che anche io stavo mentendo&#8221;. E mentre lo diceva si alzò lentamente in piedi, dirigendosi verso casa.<br />
Kyo restò incantato a fissare le carpe, sapendo che qualche particolare gli era sfuggito, dopo poco si affrettò a raggiungere il Maestro.<br />
Shen entrò nel piccolo portico della sua modesta abitazione, tolse i sandali e iniziò a cercare qualcosa in una cesta, ne tirò fuori una piccola biglia di vetro, al cui interno si poteva notare un piccolo puntino nero. Il giovane attendeva sul portico, senza osare chiedere di entrare.<br />
Shen tornò sul portico, consegnando la biglia al ragazzo. E disse: &#8220;La sofferenza è un semplice mistero, una parte la puoi vedere ma non la vuoi capire, una parte la vuoi capire ma non la puoi vedere&#8221; e aggiunse &#8220;Immagina che la tua sofferenza sia come questa biglia, anche se ora la guardi non riesci a vedere che il suo esterno, ma quel puntino nero che c&#8217;è al centro è troppo piccolo perchè possa essere compreso, eppure quel puntino è un ideogramma e ha un significato&#8221;.<br />
Kyo fissava la biglia al sole, cercando di leggere l&#8217;ideogramma, e poi chiese &#8220;come potrà questa biglia aiutarmi?&#8221; il Maestro prese una palla di impasto che aveva a portata di mano, prese la biglia dalle mani di Kyo e la inserì al centro di questa palla di impasto. La diede nuovamente a Kyo e disse &#8220;vai alla fontana, prendi un sorso d&#8217;acqua e ingoiala, ti aiuterà a comprendere&#8221;. Kyo cercò di capire se il vecchio lo stesse nuovamente prendendo in giro, esitò qualche istante poi si diresse alla fontana per inghiottire la palla contenente la biglia.<br />
Shen intanto si era rimesso i sandali, al ritorno di Kyo disse &#8220;Quel medaglione che hai al collo ha delle iscrizioni adeguate a una donna&#8221; Kyo subito rispose &#8220;Questo medaglione non è mio è di JinMei, è l&#8217;unico ricordo che ho del nostro amore&#8221;. Shen sorrise, in modo molto lento, quasi stanco. &#8220;andiamo al lago, portiamo il tuo amore a fare una passeggiata&#8221;. E si incamminarono per i sentieri che conducevano a un lago non lontano.<br />
Arrivati sul posto il Maestro prese una piccola barca, traghettò quindi Kyo al centro del lago e disse: &#8220;secondo te questo è il centro del lago?&#8221; e il giovane &#8220;sicuramente si&#8221;. aggiunse il maestro:&#8221;Da cosa lo noti?&#8221; il giovane guardandosi intorno disse: &#8220;la distanza da quegli alberi su quella riva e da quei massi mi sembra proprio la stessa, è sicuramente il centro del lago&#8221;. Shen lentamente prese il medaglione dal collo di Kyo e lo gettò in acqua, mentre Kyo rimaneva immobile e sconcertato.<br />
&#8220;Maestro ma cosa avete fatto! Avete gettato via il mio medaglione!&#8221;, disse il giovane. Shen ridendo disse:&#8221;non era certo il tuo medaglione, come non era il mio medaglione, potrebbe lamentarsi JinMei semmai&#8221;. Kyo intanto cercava di guardare nell&#8217;acqua per vedere il medaglione, mentre Shen aggiunse &#8220;se ci tieni tanto puoi sempre tuffarti e riprenderlo&#8221; Kyo non se lo fece dire due volte, si tolse i vestiti e si gettò in acqua.<br />
Shen ammirava le cime in lontananza e la distesa di alberi e rami in ogni direzione, mentre la testa di Kyo sbucava ogni tanto dall&#8217;acqua per riprendere fiato e tornare a immergersi, e continuò per ore, fino a che il giovane stremato non tornò sulla barca. Tremante di freddo ed esausto disse &#8220;non ce la posso fare, è troppo profondo&#8221;. Shen disse:&#8221; è al centro del lago, da li non si sposta, domani potrai riprovare&#8221;. Tornarono al tempio in silenzio, e davanti al fuoco consumarono una cena leggera. Il giovane si addormentò senza nemmeno rendersene conto.<br />
La mattina seguente Kyo si svegliò e del Maestro non c&#8217;era traccia, si preparò del tè caldo e subito dopo si diresse nei boschi, per sbrigare le faccende che il corpo comanda. Ritrovò la biglia e, imbarazzato, la prese con alcune foglie, correndo alla fontana per ripulirla. Si diresse quindi nuovamente al tempio e vide che il Maestro era ancora seduto a contemplare lo stagno di carpe.<br />
Kyo imbarazzato si sedette di fianco e disse &#8220;ho trovato nuovamente la biglia, Maestro, non sapevo se potesse servirvi&#8221;. Shen disse &#8220;l&#8217;hai guardata?&#8221;. Kyo disse&#8221;si&#8221; Shen disse &#8220;ti è sembrata diversa?&#8221;, &#8220;No , era identica a prima, ma volevo sapere cosa farne&#8221; disse Kyo. Il maestro scosse la testa: &#8220;a me di certo non serve, se non serve nemmeno a te gettala pure via&#8221;. Kyo guardò la biglia per qualche altro istante e disse &#8220;Ma perchè me l&#8217;avete fatta mangiare se non mi serve?&#8221; Shen rispose:&#8221;Sei tu che dici che non ti serve, e sei tu che l&#8217;hai mangiata, io di certo non ti ho costretto&#8221;. Kyo, iniziando ad alterarsi disse &#8220;ma io l&#8217;ho mangiata perchè pensavo servisse a qualcosa, non l&#8217;avrei certo inghiottita di mia iniziativa&#8221;. Shen sospirò: &#8221; Forse il soffrire per quella ragazza ti è stato imposto? dici di volerti liberare di quel dolore ma sei tu stesso che hai deciso di mettere la sofferenza dentro di te, se vuoi buttarlo via non devi fare altro che permettere a quel dolore di abbandonare il tuo corpo, lo vedrai come quella biglia, identico a prima, ma non più dentro il tuo corpo ma fuori di esso&#8221;. Kyo disse &#8220;io non so come fare&#8221;. Il maestro shen disse &#8221; resterai qui con me, come mio allievo, ogni giorno se soffrirai ancora andrai al lago a recuperare il medaglione.<br />
Kyo annuì, confuso ma sollevato.<br />
Passarono i mesi, ogni giorno il giovane si alzava e andava al lago, i primi tempi tornava al tempio esausto dopo qualche ora, con il passare dei giorni faceva ritorno sempre più tardi, sempre più esausto. Una sera torno al tempio che era già notte, e il Maestro disse: &#8220;oggi hai recuperato il medaglione&#8221;. Kyo, sconvolto dalla stanchezza, si mise seduto accanto al fuoco e disse &#8220;No, maestro, ho tentato tutto il giorno, dall&#8217;alba fino alle ultime luci del tramonto, ma non sono riuscito a raggiungere il fondo&#8221;. Il Mastro disse:&#8221; potevi iniziare prima o finire dopo?&#8221; , &#8220;No, non potevo&#8221;, disse Kyo. Il Maestro accese una piccola pipa di bambù e disse &#8220;Si soffre fino a che non si è abbastanza stanchi di soffrire, per questo bisogna soffrire a fondo, completamente, in modo da esaurire la sofferenza e poterla buttare via.&#8221; aspirò lentamente dalla pipa e aggiunse &#8220;Una parte di sofferenza la puoi smaltire, la puoi assorbire, ma c&#8217;è una parte che resterà sempre dentro di te, a meno che tu non ti sia stancato di soffrire, è come quella palla di impasto con la biglia al centro, tu puoi digerire quello che il tuo organismo conosce e può assimilare, il resto se non lo butti fuori resterà a pesare dentro di te, senza poter mai fare parte del tuo organismo. Non sei stanco di rincorrere quel fondo del lago che nemmeno vedi per riprendere qualcosa che non è nemmeno tuo?&#8221; Kyo stava per rispondere, rimase con la bocca aperta, senza che le parole uscissero dalle sue labbra, e poi disse &#8220;si maestro, sono stanco&#8221;. Shen annuì e disse, &#8220;hai sofferto come dovevi, soffrendo hai imparato a soffrire sempre di più, ora che sai soffrire completamente, puoi essere davvero stanco&#8221;.<br />
Kyo disse &#8220;sono però sicuro che mi mancherà JinMei&#8221;, Shen disse &#8220;ti mancherà il miele che prendevi da quella mensola in alto, aiutato da lei che ti sollevava quel tanto da permetterti di raggiungerlo, con il tempo prenderai da solo quel miele e ne cercherai uno ancora più in alto&#8221; Kyo disse &#8220;nel senso che mi manca quello che io ero quando ero con lei?&#8221; Shen sorrise, e aggiunse &#8220;Domani mattina faremo colazione insieme, poi partirai per la città, i nodi che hai portato quassù sono sciolti e quelle corde in questo luogo non hanno la loro migliore applicazione&#8221;. Kyo inchinò il capo, e iniziarono a cenare in silenzio. Alla fine della cena Kyo chiese &#8220;Maestro, cosa c&#8217;era scritto dentro alla biglia di vetro?&#8221;. Il maestro rispose: &#8220;c&#8217;era scritto ‘forse&#8217;&#8221;. Kyo disse &#8220;ho capito, significa che sono i dubbi, le domande e le ipotesi che ci facciamo a rallentare l&#8217;abbandono del dolore?&#8221; Shen sorrise, e disse &#8220;forse&#8221;. Sorrisero e si misero a dormire.<br />
La mattina successiva, pronto per la partenza Kyo esitò un istante e poi si rivolse al vecchio Shen dicendo:&#8221;Non so come ringraziarla, vorrei poter restare qui ancora per aiutarla nelle molte faccende che deve sbrigare ogni giorno&#8221;. Shen sorrise e disse: &#8220;come ti ho detto i mei genitori non permetterebbero mai questa unione, dobbiamo quindi lasciarci&#8221;. Kyo sorrise e fece un inchino, si voltò e ritornò a vivere.</p>
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		<title>Lo Zen e l&#8217;arte di cercare monete</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 04:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Camminava sulla parte della strada che dava verso il mare, strisciando i piedi, con passo svogliato colpì qualcosa. Una moneta. La prese, girando lo sguardo di non molto, trovò un distributore di bevande, raccolse la moneta, raggiunse il distributore automatico. Prese la moneta impolverata, invece di ripulirla la buttò dentro: nell&#8217;attimo in cui il bordo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Camminava sulla parte della strada che dava verso il mare,<br />
strisciando i piedi, con passo svogliato colpì qualcosa. Una moneta.<br />
La prese, girando lo sguardo di non molto, trovò un distributore di bevande,<br />
raccolse la moneta, raggiunse il distributore automatico.<br />
Prese la moneta impolverata, invece di ripulirla la buttò dentro:<br />
nell&#8217;attimo in cui il bordo zigrinato della moneta girava sul pollice,<br />
rotolando nella fessura e scivolando via,<br />
lui vide quel primo luccichio d&#8217;oro. il distributore non comprese.<br />
Niente bevanda, niente resto. Forse un&#8217;allucinazione dovuta al caldo.<br />
Così perse il primo giorno.Il secondo giorno, tornò sui suoi passi, ma in quel punto non trovò nulla.<br />
Cercò sul marciapiede, scavalcò quindi il muretto di pietra che lo separava dalla spiaggia.<br />
Osservò la spiaggia, scavò piccole buche a caso, poi l&#8217;ispirazione.<br />
Prese un tubo, robusto e cavo. Studiò una sua teoria e appoggiando il tubo sulla sabbia iniziò a saltarellarci sopra.<br />
Così perse il secondo giorno.</p>
<p>Il terzo giorno era troppo stanco per essere disperato, posò il tubo a caso e affondò di qualche palmo. Non fù con sorpresa, ma con magia, che trovò tre monete. Le ripulì e le lucidò.<br />
Si mise subito a scavare li intorno, ma la sabbia circostante, scivolava da dove l&#8217;aveva appena tolta.<br />
Senza l&#8217;acqua, la sabbia non si poteva smuovere con le mani, si ritrovò presto esausto e riposò.<br />
Così perse il terzo giorno.</p>
<p>il quarto giorno si avvicinò al mare, seguendo la linea leggera che un minuscolo sasso lasciava mentre rotolava sulla sabbia. Aprì le braccia e si sraiò, iniziò a girare su se stesso, lentamente. Lasciò che quel movimento ipnotizzasse i suoi muscoli, come a tenerli buoni, in silenzio, per lasciare, alla mente, un palco quieto. Iniziò così a passeggiare con i suoi pensieri. Quando fù pronto, iniziò a girare non solo su se stesso, ma seguendo la sabbia. Seguendo il vento, l&#8217;odore del mare, ogni rumore, il sole e il silenzio stesso.<br />
Quando si sentì in armonia si fermò e scavò una gigantesca buca.<br />
Arrivato sul fondo mise il viso sulla sabbia, accarezzandola e respirandola.<br />
Con le narici così vicino che dovette fare piano per non inspirarla nei polmoni.<br />
In quella pace si sentì un essere umano e parte di qualcosa che era oltre lui e il conosciuto.<br />
Abbracciato a quella pace pianse, e accarezzando quelle lacrime, a pochi istanti di sabbia sotto, trovò 100 monete d&#8217;oro, distese una di fianco all&#8217;altra, come un tappeto dorato.<br />
Sorrise, le strinse al cuore e restò immobile in quell&#8217;istante di vetro.<br />
Così perse il quarto giorno.</p>
<p>Il quinto giorno il sole non batteva più dritto su di lui, i rumori più forti erano attenuati, viveva in quell&#8217;attimo di eco di pace. Sulla scia della vita socchiuse i suoi occhi e distese il sorriso.<br />
Così perse il quinto giorno.</p>
<p>Il sesto giorno contò le monete, le pulì e le distese sul suo corpo. Passando la mano sulla sua pelle era come se lui stesso fosse d&#8217;oro, ma non tra una moneta, e un altra.<br />
Mise il cuore sul fondo della grande fossa, passò le mani sulla sabbia fino ad appianare ogni distrazione, poi si ricordè di quel tubo, lo piantò nuovamente e iniziò a saltellarci sopra.<br />
Alla prima trovò 300 monete, ma non si fermò. Trovo quindi 1000 monete al secondo tentativo. Continuò. Nel silenzo di ogni parte di sè, nel coro di ogni parte di sè, trovò il forziere con 100.000 monete d&#8217;oro. L&#8217;unica cosa che riuscì ad urlare furono i suoi occhi, il resto era anche quello, oramai, tesoro. Si immerse, lasciandosi un solo modo per respirare.<br />
Così perse il sesto giorno.</p>
<p>Il settimo giorno sorrise. Si sollevò dal forziere, rimise ogni moneta al suo posto, rimise la sabbia al suo posto, e ricominciò avidamente a cercare.<br />
Così imparò ad amare le donne.</p>
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		<title>Funamboli</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 19:11:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ero piccolo, ancora forse troppo piccolo ma ancora lo ricordo. Ero la mascotte del circo e non avevo la fibra robusta per diventare un futuro maciste, troppo legato per potermi esibire in contorsioni e non abbastanza basso per fare il nano, e non abbastanza storpio per poter esibire l’orrore del mio corpo come attrazione. Mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/funambolo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-75" style="margin: 0px 10px; float: left;" title="funambolo" src="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/funambolo.jpg" alt="funambolo" width="190" height="291" /></a>Ero piccolo, ancora forse troppo piccolo ma ancora lo ricordo. Ero la mascotte  del circo e non avevo la fibra robusta per diventare un futuro maciste, troppo  legato per potermi esibire in contorsioni e non abbastanza basso per fare il  nano, e non abbastanza storpio per poter esibire l’orrore del mio corpo come  attrazione. Mi prese da parte un ragazzo, e mi spinse per terra, e nel fango io  non piansi. Mi tirai su e gli chiesi.. “tu chi sei, cosa vuoi da me?”. Lui mi  disse, “Bene, sei abbastanza coraggioso da rialzarti e abbastanza saggio da  chiedere prima di reagire, sono qui per insegnarti”. Era il più abile dei  funamboli, e mi insegnò tutte le basi per camminare sulla corda, e nel giorno  della prima prova pratica io salii su quell’alto trespolo, con in mano una  sbarra per tenere l’equilibrio. Ero terrorizzato, guardavo sotto di me, e nella  mia mente avevo solo paura, in tutte le forme che possano esistere. Lui salì di  fianco, mi diede una carezza, prese la sua sbarra e camminò sulla corda per me.  Vedevo le sue spalle dritte, il suo andamento sicuro e restai senza parole,  tanto stupito da perdere concentrazione su ogni paura. Arrivato al 51% della  strada si voltò, con un balzo leggero, mi sorrise e si lasciò cadere giu. Io  restai senza fiato, come avessi mangiato un mattone e mi fosse tornato su di  rimbalzo. Mi sentii chiamare, abbassai lo sguardo ed era giù, che rimbalzava  sulla rete e sorrideva. Io piansi, ed ebbe il tempo di tornare sul trespolo che  ancora non avevo finito di piangere le gocce del mio terrore. Si chinò allora in  ginocchio e mi guardò negli occhi, e mi disse “tu provaci, io sarò qui e ti  guarderò e poi ti dirò dove hai sbagliato, e se anche cadi non fa niente,  tornerai su e potrai riprovare”. Mi diede la sua sbarra.. erano uguali, ma  dentro di me sapevo che quella era sua, e sapevo che con lui aveva funzionato.  Prima di incamminarmi sulla corda mi voltai e gli chiesi. “ma tu chi sei?”, lui  mi disse “sono tuo fratello maggiore”, mi sorrise, mi strizzò l’occhio e  aggiunse “ed ora vediamo di cosa sei capace”.</p>
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		<title>Meteorologica Zen del XV Secolo</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 19:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[quel sasso un pò ti somiglia]]></category>
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		<description><![CDATA[Giappone, anno 1422. Era Muromashi, sotto l’imperatore Shoko. In un piccolo villaggio di contadini il vecchio padre Yuuto attende l’arrivo del giovane figlio Daiko a casa, adagiato in modo composto davanti alla finestra. Il padre sentito l’avvicinarsi di qualcuno non si mosse e continuò a guardare fuori dalla finestra. “Sono di ritorno, padre” disse Daiko, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/guerrierozen.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-82" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="guerrierozen" src="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/guerrierozen-202x300.jpg" alt="guerrierozen" width="202" height="300" /></a>Giappone, anno 1422. Era Muromashi, sotto l’imperatore Shoko. In un piccolo  villaggio di contadini il vecchio padre Yuuto attende l’arrivo del giovane  figlio Daiko a casa, adagiato in modo composto davanti alla finestra. Il padre  sentito l’avvicinarsi di qualcuno non si mosse e continuò a guardare fuori dalla  finestra. “Sono di ritorno, padre” disse Daiko, “Sei in partenza” disse Yuuto.  Il giovane figlio non comprese queste parole e non aggiunse parola, attendendo  una qualche spiegazione o pensando ad una delle tante frasi che solitamente non  comprendeva. “Domani mattina partirai per la montagna, è tempo che tu impari ad  essere saggio”, disse il padre, Daiko che ancora non comprendeva la situazione  rispose “Padre non capisco, come posso partire così su due piedi, e per dove e  quando dovrò stare via, cosa dovrò cercare sulla montagna?” Yuuto senza ancora  girarsi rispose “Andrai dal maestro Taisen e lui ti insegnerà”. Il mattino  seguente Daiko si mise in viaggio, salendo la ripida montagna per arrivare  all’altopiano dove abitava il vecchio Taisen di cui tanto in paese aveva sentito  parlare ma che non aveva mai conosciuto prima. Dopo quasi un intera giornata  arrivò alla capanna del vecchio maestro, si inginocchio a pochi metri  dall’ingresso e disse “Sono Daiko, figlio di Yuuto, mi ha mandato mio padre  perché io impari a diventare saggio”, passarono pochi istanti e dalla capanna si  sentì una voce: “Le risposte iniziano dove le domande lasciano cadere le prime  foglie secche” e Daiko disse “Maestro, come devo fare per diventare saggio?” e  Taisen disse “Il ruscello deve diventare nuvola prima di diventare mare, e  tornando nuvola diventerà fiume” e aggiunse: “Torna da tuo padre con questa  saggezza e lui potrà indicarti il resto del cammino”. Daiko era sollevato da un  così breve insegnamento e non attese il giorno successivo, si lasciò alle spalle  le rupi più difficili prima del tramonto e proseguì per tutta la notte a passo  rallentato dall’oscurità per tornare finalmente a casa. Al ritorno tutti  dormivano già e Daiko si mise a dormire senza nemmeno spogliarsi, stanchissimo  dal lungo viaggio ma felice per le parole del saggio. Il giorno seguente al suo risveglio il vecchio Yuuto era seduto immobile e Daiko  si svegliò di soprassalto e con un grande spavento per lo sguardo fisso del  genitore che lo osservava. “Figlio mio” disse Yuuto “come mai sei già di  ritorno, hai forse preferito passare la notte a divertirti?” Daiko sistemandosi  rispose “No padre, ho scalato la montagna e Taisen mi ha detto che il ruscello  deve diventare nuvola prima di diventare mare e tornando nuvola diventerà  fiume!”, “e tu cosa hai risposto ?” disse Yuuto. “niente padre, sono rimasto in  silenzio e ha aggiunto che potevo tornare con questa saggezza da mio padre e che  lui mi avrebbe indicato il resto del cammino”. Yuuto scosse il capo e disse “sei  stato uno sciocco, non hai risposto niente e non hai capito niente e Taisen  spazientito ti ha cacciato via, se avessi voluto che tu imparassi qualche frase  zen io stesso te le avrei insegnate, torna subito da Taisen a chiedere perdono  prima che ti prenda a bastonate” Il giovane si sentì sciocco per tutto quel  cammino perso a sorridere da solo di una vittoria che era un fallimento e  seppure stanchissimo si rimise subito in viaggio. Prima del tramonto giunse alla  capanna del vecchio Taisen, si mise in ginocchio e pensò qualche istante. Poi  disse. “Sono Daiko, figlio di Yuuto, sono venuto perché voglio diventare un uomo  saggio. Passarono alcuni istanti e Taisen, curvo su un vecchio bastone nodoso,  uscì dalla sua capanna. Non guardava il giovane ma guardava il tramonto, con  sguardo assente e come se il giovane non fosse nel suo cortile. “Hai parlato con  tuo padre?” disse il vecchio, “Si maestro” rispose Daiko. “Cosa hai imparato da  me?”aggiunse Taisen, “Ancora non ho imparato niente maestro, non sono un uomo  saggio”, “allora non sono tuo maestro se da me non hai imparato niente” e  aggiunse”e cosa hai imparato da tuo padre?”, e Daiko “mi ha detto che sarei  dovuto tornare a chiederle perdono per la mia superficialità e le chiedo perdono  per come sono andato via ieri”. Taisen ruotò la mano sull’estremità del bastone  ed emise un flebile e sordo rantolo per schiarirsi la voce, e disse “nemmeno da  lui hai imparato niente, quello che dici è solo quanto ha detto, non quanto hai  imparato”. Il giovane per paura di essere cacciato di nuovo iniziò a dire  qualcosa pensando a parole che potessero fargli fare bella figura, ma Taisen,  ignorando l’incespicante inizio di frase disse, “Prendi quella tavola di legno e  appoggiala su quel ceppo alto”, Daiko eseguì velocemente. “ora accendi un fuoco  prendendo la legna dal bosco e quando ci sarà<br />
abbastanza brace chiamami”. Daiko nuovamente si mise all’opera facendo un grande fuoco con tanta legna e  quando la brace gli sembrò adeguata avvertì Taisen. Taisen guardò il fuoco e  annuì, rientrò dentro ed uscendo prese una ciotola di riso e una bottiglia di  liquore alle erbe, le porse a Daiko e gli disse, “ora siedi a mangiare davanti  al fuoco e medita su quanto ti ho detto la prima volta che sei venuto da me”.  Mentre Daiko mangiava e beveva Taisen incideva con un punteruolo arroventato la  lastra di legno. Il giovane stanco dalla giornata e reso ebbro dal liquore che  davanti al fuoco gli diede subito alla testa si addormentò in poco tempo. Il  mattino seguente svegliatosi infreddolito e con un gran mal di testa vide Taisen  che sorrideva in modo composto e gli disse “maestro mi avete lasciato dormire  fuori!” e Taisen disse “io ti ho lasciato a meditare, tu hai scelto di  addormentarti, io ho semplicemente rispettato la tua scelta, se avessi seguito  il mio consiglio avresti meditato fuori e dormito in casa”. Daiko era molto  arrabbiato anche se cercava di non darlo a vedere e il maestro aggiunse “su  quella tavola ho inciso una frase su cui potrai meditare per diventare saggio,  mettila nella tua stanza e medita molto su quanto è scritto, in questo modo  potrai diventare saggio”. E aggiunse, “ora torna da tuo padre, e raccontagli  quanto è successo, lui potrà aiutarti per indicarti il resto del cammino”. Il  giovane ringraziò felice anche se ancora stordito e presa la tavola si mise in  cammino. Dopo pochi passi, con la sicurezza di non essere visto appoggiò la  tavola e lesse la frase su cui meditare “La foglia sul fiume non passa due volte  nella stessa ansa”. Pensando su questa frase tornò a casa e poggiata la  tavoletta di legno raccontò tutto al padre. Il padre ascoltò il racconto in  silenzio e lesse la tavoletta e poi disse. “Sciocco! Hai letto la tavoletta e  sei tornato a casa?” e Daiko “Padre il maestro mi ha detto di tornare e mi  avresti indicato il resto del cammino” e il padre prendendo il bastone disse  “Non hai capito niente! Chiedi perdono a Taisen per la tua leggerezza e non  ritornare se non sarai diventato un uomo saggio”. Daiko sbattuto fuori di casa  in piena notte ripercorse un pezzo di strada per tornare dal saggio e si  addormentò nel bosco. ed il giorno dopo arrivò a nel pomeriggio da Taisen. La stanchezza e le due notti all’aria aperta avevano fatto prendere al giovane  una brutta febbre ma nonostante la temperatura giunse nel cortile del saggio e  si mise in ginocchio. E disse. “Sono Daiko, figlio di Yuuto, e sono venuto qui  perché sono uno sciocco”. Il vecchio Taisen vide dallo sguardo che il giovane  non stava bene e indicando col bastone un giaciglio all’interno della casa disse  “La giovane nuvola sballottata dalle pressioni dell’alto e del basso piove la  sua fatica e gocciola lentamente il suo mare, ora riposa perché domani dovrai  tornare nuvola e avvisare tuo padre che resterai con me a meditare per il tempo  necessario a scavare il tuo alveo”. Daiko comprese e si mise a piangere, e  appoggiandosi al bastone del vecchio riuscì a coricarsi, si addormentò piangendo  pensando alle parole del saggio e delirando interpretazioni. ( tratto da “Quel  sasso un po’ ti somiglia” di M. Haj’s hElf )</p>
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		<title>Attenti al cane</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 19:15:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente ho messo da parte i soldi per comprarmi un piccolo villino fuori mano, e ho il mio bel muretto tutto intorno, le siepi ben curate e una vista sulle campagne. 40 anni che lavoro come una bestia giorno e notte, finalmente ho un villino tutto mio, dove dico io e come dico io. Compro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/cavecanem.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-70" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="cavecanem" src="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/cavecanem-293x300.jpg" alt="cavecanem" width="106" height="112" /></a>Finalmente ho messo da parte i soldi per comprarmi un piccolo villino fuori  mano, e ho il mio bel muretto tutto intorno, le siepi ben curate e una vista  sulle campagne. 40 anni che lavoro come una bestia giorno e notte, finalmente ho  un villino tutto mio, dove dico io e come dico io. Compro allora un bel cane da  guardia, di quelli grossi e addestrati per bene, almeno potrò evitare i ladri e  i malintenzionati. Guardando però le ville degli altri mi sono sempre trovato ad  osservare disgustato i vari &#8220;attenti al cane&#8221;, tutti uguali, come dei divieto di  sosta.. mai avrei potuto imbruttire in quel modo il mio villino. Sono andato un  pò in giro e ho trovato un mosaico del II secolo usato dai romani che recita  imperioso &#8220;Cave Canem&#8221;. Un tocco di classe e soprattutto qualcosa di meno  vistoso. Sono oramai 10 anni che vivo felice nel mio villino, e posso vantare i  ladri più eruditi di tutto il quartiere.</p>
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		<title>Le foglie sul Fiume</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 19:14:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/lavabofiume.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-72" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="lavabofiume" src="http://www.cosedamaschi.com/wp-content/uploads/2008/07/lavabofiume-238x300.jpg" alt="lavabofiume" width="238" height="300" /></a>Un vecchio mi ha detto che le nostre azioni sono foglie sul fiume, che non  lasciano segno davvero perchè la gente non ricorda, ha detto che la gente guarda  seguendo la foglia e sta un pò li, chiedendosi qualcosa e rispondendo ad altro.  La foglia scorre lentamente e mentre gli altri seguono per un pò noi spesso non  guardiamo più, intenti a dare il varo ad altre foglie sul fiume. E quelle foglie  si adagiano sul fondo e la luce che illumina l&#8217;acqua ne incontra il colore e  tinge il percorso infinito che ci porterà un giorno nel mare. Quel vecchio dalla  barba bianca mi disse, con faccette buffe, quasi fosse una rana, che le nostre  azioni sono come foglie e che più a valle ogni anno avrò il mio pezzo di terra,  ed ogni anno ne prenderò cibo e poi mi sposterò a valle fino ad arrivare al  mare. Pensavo a queste parole mentre la barba bianca era oramai solo un pizzo, e  poi baffi e poi una piccola striscia rossa sul viso. E pensai che sarebbepiù  saggi o se restassi concentrato su quello che faccio, almeno mentre mi rado.</p>
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